L’amore al tempo degli SMS

0

Ormai quella degli SMS è una realtà assodata tra noi giovani. Numerose sono le offerte delle compagnie telefoniche, che “regalano” messaggi al prezzo di pochi euro. E ancora di più sono i neologismi creati dai giovani, che, per messaggi, sembrano parlare una lingua diversa.

I messaggi, nati come modalità di comunicazione veloce, nel corso di meno di un decennio, si sono trasformati in una ragione di vita: non servono più solo per comunicare cose di poca importanza, ma hanno surclassato la più classica, ma meno moderna, telefonata e la più umana conversazione vis-à-vis.

Il testo del messaggio non è più solo:”Ci vediamo a casa mia alle 19:00“, ma è qualcosa di più simile a: “Ciao… Senti t vlv dire k t amo da 1 vita e spero sl k nn te la prenda a male (=Ciao… Senti, ti volevo dire che ti amo da una vita e spero solo che non te la prenda a male)“.

Se da un lato, il messaggio rappresenta quindi un vantaggio, in quanto si è meno goffi o impacciati, dall’altro si perde quel sano e tanto umano rossore che rendeva più veritiero il “ti amo“, sostituito dall’atono riflesso sul viso della luce del cellulare. Il rossore rendeva le parole più coraggiose e rendeva veramente temerario chi riusciva a pronunciarle.

Le statistiche dicono che, in Italia, il 25% dei ragazzi fa dichiarazioni importanti via messaggio; in Inghilterra, dove il tempo sembra scarseggiare sempre di più, uno dei messaggi più comuni è proprio “I love you”, ovviamente corredato delle obbligatorie abbreviazioni.
Molti linguisti danno la colpa dell’impoverimento del linguaggio proprio agli SMS: dicono che, per amore della velocità di scrittura, si perdano termini e sfumature di significato che sarebbero evidentissime parlando o scrivendo una lettera.

Ma, a questo punto, è cambiato l’amore o il modo di esprimerlo?
Entrambe le cose, probabilmente. Dietro il cellulare si nasconde una persona diversa dalla persona con la quale si parlerebbe, perché le parole di chi scrive per messaggio (o, meglio, di chi “messaggia”) sono sempre più calcolate e soppesate rispetto a come sarebbero in realtà.
Si è persa quella genuinità che rendeva più sentito l’amore, le parole più sofferte e consentiva di inserire un tocco di romanticismo e dolcezza.

Forse è il naturale risultato del progresso dei tempi e della tecnologia, ma, ammettiamolo, non è forse incredibilmente triste vedere due giovani che, con gli occhi stregati dalla luce del cellulare invece che dal viso dell’altro, si dichiarano il proprio amore per via telematica?

 

Cogitoetvolo