L’amore è fare l’amore?

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“Sono rimasta molto colpita dal video. Non avevo mai visto né sentito due ragazzi parlare in questo modo della castità. Devo dire che mi ha fatto molto riflettere su un valore così importante e che oggi viene troppo spesso svalutato”.
È appena terminato uno degli incontri del laboratorio di affettività che sto conducendo a Palermo e queste sono le parole che una ragazza ha scritto sulla scheda fatta compilare al termine dell’incontro. Un incontro nel quale ho fatto vedere il video di due fidanzati americani che, con lo stile tipico di chi vive negli States, vanno in giro per le scuole a tenere conferenze per parlare della loro scelta di arrivare al matrimonio senza avere rapporti sessuali. Una scelta controcorrente, sicuramente non frequente, ma che suscita sempre una grande curiosità. E che, per quanto sia difficile, sta tornando ad avere un certo fascino tra i ragazzi e le ragazze.

L’età giusta
Nell’incontrare i ragazzi, spesso mi sento fare da qualcuno di essi una domanda che è quasi un “classico” quando si affronta questo argomento: qual è l’età giusta per fare l’amore? Se chiedo loro di provare a dare una risposta, molti mi dicono che non è un problema di età.
Già, non è un problema di età. E allora? Dipende dal sentimento, dal fatto di sentire che è la persona giusta; così mi rispondono spesso. Ma è proprio vero? E che cosa significa che dipende da quello che si sente?
Qualche mese fa scrivevo su queste pagine che senza una conoscenza profonda ed una condivisione reciproca di valori e ideali, l’unione sessuale tra due persone che si amano può arrivare ad essere addirittura controproducente per la relazione stessa.
Pensiamo alle parole stesse della frase “fare l’amore”: che cosa significano se non realizzare, rendere concreto l’amore che c’è tra due persone attraverso l’unione di ciò che di più intimo e personale hanno, ossia i loro stessi corpi? Sì, perché il nostro corpo, che condividiamo pienamente nell’atto sessuale, non è qualcosa che abbiamo come un di più, non è qualcosa che possediamo così come possiamo avere un’auto o un vestito. Non è un prolungamento di noi stessi, una sorta di protesi. Il nostro corpo siamo noi stessi. Noi non abbiamo un corpo ma siamo il nostro corpo. Tant’è che lo vestiamo secondo i nostri gusti personali, stiamo male se anche solo una parte di esso soffre, i suoi cambiamenti ci condizionano nel modo di relazionarci con gli altri. Essere alti o bassi, avere la carnagione chiara o scura, stare bene o male in salute, avere “la pancia” oppure essere snelli, insomma tutto ciò che riguarda il nostro corpo ci segna in maniera molto profonda.
Ora, se noi siamo il nostro corpo, qual è il significato del fare l’amore? Che cosa si stanno dicendo due corpi che si uniscono in un rapporto sessuale?
Prima di rispondere a questa domanda, proviamo a chiederci quali sono gli ingredienti di una relazione felice, a cui ciascuno di noi aspira.

Una relazione felice
Proviamo a immaginare la nostra storia con la persona che amiamo. Che cosa desideriamo veramente perché questa relazione sia felice? Il sesso, potrebbe rispondere qualcuno. Forse, ma se scaviamo un po’ più a fondo scopriamo che probabilmente, prima ancora del sesso, ci interessa qualcos’altro: nessuno si mette con un’altra persona solo per fare sesso!
Semmai quello che ci interessa veramente è che ci sia innanzitutto la condivisione. Cio che ci rende realmente felici con un’altra persona è proprio il poter condividere con lei, e solo con lei, qualcosa di molto personale. Senza condivisione su che cosa si fonderebbe una relazione d’amore? “Qualcuno con cui andare a letto lo trovi facilmente, ma l’amore no”, diceva tempo fa una nota cantante italiana.
Continuiamo a riflettere: che cosa desideriamo perché una relazione sia felice? Personalmente sono convinto che oltre alla condivisione, sia necessaria la conoscenza reciproca: è impossibile infatti amare una persona che non conosciamo o che conosciamo poco. Ma questo ancora non basta. È necessario andare oltre e decidersi ad amare l’altro per quello che è, difetti compresi. Il non riuscire a fare questo passaggio ci farà rimanere costantemente alla ricerca del principe azzurro (o della bella addormentata), che nella realtà purtroppo non esiste, perché ognuno di noi ha pregi e difetti, luci ed ombre, lati positivi ma anche limiti con cui bisogna fare i conti. Ecco perché una storia felice passa necessariamente dall’accettare, o meglio, dall’amare anche i difetti dell’altro.
Ma non ci fermiamo e continuiamo a domandarci: che cosa desideriamo in una relazione perché essa sia felice? Abbiamo parlato di condivisione e di conoscenza reciproca; ma che cosa è questo se non la capacità di comunicare che sta alla base di ogni relazione con un’altra persona? Una delle cose che più ci fa paura – e che spesso conduce alla fine di una storia – è proprio l’incomunicabilità, il silenzio, l’incomprensione. Tutti desideriamo che con il nostro partner ci si capisca al volo, che ci sia intesa, trasparenza, chiarezza, autenticità. Anche dal punto di vista sessuale? Sì, anche dal punto di vista sessuale. Perché che cosa è se non comunicazione quella di due corpi che si uniscono in un rapporto sessuale? Anzi, probabilmente questa è la modalità di comunicazione più intensa e immediata tra due persone unite da una storia d’amore. Il punto è proprio questo: la forza di questo modo di comunicare è così grande che rischia di soffocare, senza che ce ne rendiamo conto, ogni altra forma di comunicazione. Più di una volta ho sentito di fidanzati che “ripiegano” su un rapporto sessuale per provare a recuperare l’intesa dopo aver avuto un litigio o un’incomprensione. E, il più delle volte, l’appagamento sessuale finisce per far dimenticare i motivi che li hanno portati a litigare. Motivi che spesso però finiscono per tornare a galla, e che diventano ancora più difficili da risolvere. Per questo, ad esempio, nel video di cui parlavo all’inizio, la ragazza americana dice: “togliete il sesso da una relazione, vedrete se è veramente amore”.
Qualcuno potrebbe pensare che la stessa cosa potrebbe succedere tra due persone sposate. Certo, ma in quel caso c’è una differenza che non è banale: i due hanno deciso di darsi l’uno all’altro in una relazione che è per sempre. Se hanno scelto di dirsi di sì per tutta la vita, si presuppone che lo abbiano fatto dopo aver avuto tutto il tempo di conoscersi, confrontarsi, arricchirsi, comprendersi, completarsi, venirsi incontro, accettarsi. A questo dovrebbe servire, infatti, il periodo che precede il matrimonio.

La persona giusta nel momento giusto
Forse starete pensando che due ragazzi che si amano e che stanno assieme da tempo, che si conoscono e che magari hanno deciso già di sposarsi, perché dovrebbero aspettare il matrimonio per fare l’amore?
È vero, se si amano ed è una cosa seria sembrerebbe che non ci sia proprio alcun motivo per non fare l’amore; che male c’è a mostrarsi l’amore anche fisicamente? Anzi, questo serve proprio a completare quella conoscenza necessaria per decidere di fare il grande passo dell’amore per sempre.
Detta così sembra un’affermazione che non fa una piega. Eppure il dubbio rimane. Durante uno degli incontri, una ragazza mi ha chiesto: “Perché dopo mesi passati insieme al mio ragazzo non sono riuscita a innamorarmi?”. Ma ancora più drammatica è la frase che ho letto tempo fa su un forum. Era di una donna che manifestava il suo momento di difficoltà nella relazione con suo marito: “non riconosco più la persona che mi dorme accanto. Mi chiedo se l’abbia mai conosciuta…”.
Pensiamoci un momento: che cosa si stanno dicendo due corpi – o meglio, due persone – che fanno l’amore? Se è vero che il sesso è un modo di comunicare tra due persone, che cosa si stanno comunicando queste quando fanno l’amore?
Nel peggiore dei casi si stanno dicendo l’un l’altro: io ti sto usando per il mio piacere. Detto in altri termini, ognuno si serve dell’altro per realizzare il proprio piacere. Ci troviamo al livello più basso dell’amore, quello destinato a fallire appena l’altro smette di essere utile a farci provare piacere, forse perché troviamo qualcun altro che ci fa godere di più.
Magari la situazione potrebbe essere migliore e allora i due potrebbero fare l’amore non solo per realizzare ciascuno il proprio piacere ma per provare anche la sessualità prima di sposarsi: non sia mai che dopo il fatidico sì poi scoprano che non c’è intesa sessuale…
Una sorta di prova, come si fa con un vestito prima di acquistarlo, per vedere se la misura è esatta, se veste bene, se la qualità è quella giusta. Solo che un vestito lo possiamo pure provare, ma è corretto trattare una persona alla stessa stregua di un capo di abbigliamento?
Supponiamo allora che i due facciano l’amore perché si amano veramente, perché davvero la relazione è così profonda da arrivare a condividere la propria intimità completamente, dandosi l’uno all’altra in modo totale, anche nel corpo. È quello che succede quando si capisce che ci si trova davanti alla persona giusta per farlo. Ma il problema è che mentre facendo l’amore i due si dicono “siamo uno”, con la vita si stanno dicendo ancora “siamo due”; stanno parlando il linguaggio del “per sempre” senza ancora essere “per sempre”.
Non è un dettaglio indifferente. Pensiamoci: una storia è una cosa seria. C’è un cantante che grida in una delle sue canzoni, probabilmente una tra le più famose: “Voglio sentirmi libero da una storia che è finita male, e da uomo libero ricominciare”.
Questo a parole; ma la vita, lo sappiamo, è un’altra cosa. E sappiamo quanto è difficile mettersi alle spalle una storia che è finita male, soprattutto se in questa storia abbiamo dato a qualcuno le chiavi per entrare completamente nella nostra intimità.
E allora siamo ancora convinti che l’amore sia sempre fare l’amore?

Articolo pubblicato sul numero di marzo di Dimensioni Nuove

Saverio Sgroi

Educatore con una grande passione per tutto quello che riguarda il mondo dei giovani, dai quali non finisco mai di imparare. Per loro e con loro mi sono imbarcato su questa nave di C&V, di cui sono stato il "capitano" fino alla fine del 2016. Poi ho lasciato la barca ai più giovani, con la convinzione che sapranno condurla verso porti sempre più prestigiosi.