Lampedusa cross: fra dolore fede e speranza

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La Lampedusa Cross, la croce fatta coi resti di una nave carica di migranti africani affondata nel 2013 nelle acque del Mediterraneo.

Busti di filosofi, cariatidi direttamente dall’Eretteo, frontoni del Partenone, la Stele di Rosetta, tutte opere affascinanti e di enorme valore, ma ciò che ha catturato di più la mia attenzione nell’ultima visita al British Museum, non è stato nessuno di questi capolavori. L’opera che mi ha colpito maggiormente non risale infatti a secoli fa, bensì al 2013. Non ha dimensioni monumentali: misura solo 35 cm. Non è stata nemmeno costruita con un materiale prezioso, semplicemente in legno. Tuttavia questo è un legno particolare, di un valore implicito e immenso: esso infatti proviene dai resti di una nave carica di migranti africani affondata nel 2013 nelle acque del Mediterraneo, rappresenta il ricordo delle 348 persone morte ed è simbolo di speranza per le 151 che, invece, ce l’hanno fatta . Sto parlando della cosiddetta “The Lampedusa Cross”, l’ultima opera acquisita dal celeberrimo museo inglese.

L’idea e la realizzazione sono di un artigiano di Lampedusa, Francesco Tuccio, il quale ha deciso di donare la sua opera al Museo, ringraziandone il direttore per “avere richiamato l’attenzione sul grande fardello che questo pezzo di legno rappresenta” e per aver dato la possibilità ai visitatori futuri provenienti da tutto il mondo di riflettere su un momento molto triste per l’intera umanità.

L’opera è un simbolo con un significato davvero profondo, che ha lasciato piacevolmente stupita me e allo stesso modo anche molti altri visitatori, che, incuriositi e allo stesso tempo coinvolti, si fermavano ad ammirarla. Essa ha un compito assai importante: far conoscere le drammatiche vicende che colpiscono alcuni paesi anche a coloro che magari si sentono più distanti o non direttamente toccati, col fine di sensibilizzare e unire le persone in una “battaglia” che ponga fine a questo strazio. In questi ultimi anni infatti sono moltissimi gli uomini, le donne e addirittura i bambini che, pieni di speranze di salvezza, libertà e pace, continuano a rischiare la propria vita in viaggi su barconi sfasciati per arrivare in nazioni piene di promesse. Solo nel 2014 sono morte più di 3000 persone, 21500 negli ultimi venticinque anni, secondo i dati di Fortress Europe. Sono numeri che fanno rabbrividire, non si può continuare così. È giunta l’ora di agire e risolvere questo problema attraverso la collaborazione e l’aiuto reciproco fra stati e cittadini, senza partire dal presupposto che ciò sia solo un’irrealizzabile utopia, perché con la speranza e la determinazione tutto è possibile.

Come Francesco Tuccio, anche noi, seppur nel nostro piccolo, possiamo e dobbiamo trovare un modo per essere d’aiuto, per dipingere questa grigia tragedia di giallo, di verde e di azzurro, come i colori della croce di Lampedusa. I colori della speranza e del coraggio presenti nei cuori dei migranti, ma anche i colori di quel mare, talvolta funesto e talvolta salvifico, e soprattutto delle lacrime che tratteniamo a stento al ricordo delle vittime. Così una piccola croce di legno racchiusa in una teca di vetro in una delle grandi sale del British Museum, vista velocemente, quando ormai stavano annunciando la chiusura del museo, mi ha fatto riflettere profondamente e superare ogni tipo di pregiudizio e visione pessimistica che talvolta giornali e media ci presentano. In casi come questi le riflessioni sono fondamentali a capire cosa non funziona, a mettersi nei panni dell’altro e dovrebbero portare ad una soluzione. Solo attraverso la fede e la solidarietà, valori racchiusi in una scultura simbolica quale la “Lampedusa Cross”, si potrà porre fine a questa tremenda strage che non può continuare, non deve continuare!

Articolo scritto da Francesca Amadio

Cogitoetvolo