Lancette VS display: 1-0

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Credevo di amarle, le tecnologie. Pensavo che fossero il fiore all’occhiello della nostra epoca, ciò che, dopo le prime incomprensioni, ha facilitato un po’ a tutti la vita, quelle senza le quali diremmo di non poter vivere senza. Senza il computer, utilissimo per perdere tempo ma anche per calcolare algoritmi complessi in un nanosecondo, senza la televisione, con tutta la sua vasta offerta ricreativa e formativa, senza i cellulari, che con il passare degli anni sono diventati indispensabili strumenti di comunicazione. Ero convinta che non ne potessimo fare a meno.

Fino a domenica mattina. Quando mi sono svegliata di soprassalto chiedendomi: “che ore sono?”. Già la sera precedente fantasticavo con le mie amiche sulla mattina seguente immaginando il caso in cui, sola a casa con mio fratello, data l’assenza dei genitori, fossi rimasta a letto e non avessi preso servizio in Croce Blu dove il resto dell’equipaggio mi aspettava poco prima delle otto. Certo è che le circostanze erano sfavorevoli: mamma e papà fuori casa, rientro tardi il sabato sera e, cosa peggiore di tutte, cambio d’ora. Per farla breve, queste congiunture astrali, unite all’aver congetturato tutta sera sull’eventualità di un piccolo dramma, hanno fatto sì che mi sia rizzata in piedi in un batter d’occhi, ponendomi quella domanda di cui sopra. Che ore sono?

La radiosveglia mi attesta un 5.55, molto rassicurante perché significa un’altra ora di sonno, ma subito guardo il cellulare, come sempre alla mia destra, sul comodino, che mi segnala le 6.54. Molto confusa mi precipito in camera dei miei dove si era accampato mio fratello in assenza di mamma e papà; sta guardando la televisione e gli chiedo freneticamente di dirmi l’orario, allora schiaccia due tasti ed ecco che sullo schermo, grazie alla nuova manna del digitale terrestre, appare un inquietante 7.52. Di lì inizia la corsa folle alla ricerca dell’orario “vero”. Scendendo le scale, e rischiando per la fretta una frattura (Eleonora, non puoi farti male, devi andare a soccorrere della gente stamattina… se stai male tu…!), vedo fuori dalla finestra un cielo che, malgrado non assomigliasse a quello che di solito vedo prima di andare a scuola, è pienamente in regola con il cambiamento dell’ora: il sole è un po’ indietro rispetto a ieri a quest’ora.

Ergo, possono essere tranquillamente le otto. Allora pensa e ripensa quale può essere l’orologio più affidabile? Quello di Canale5, neanche a chiederlo; dovrebbe esserci il tiggì. E il tiggì c’era, peccato che non mi ricordassi che durante il meteo non appare l’ora. Anche Canale5 bocciato. Mi fiondo allora in bagno alla ricerca di qualche orologio smarrito: niente di niente, solo un rolex finto nel cassetto che segnava le 9,27. Pile andate. Cosa rimane se non il computer? Lo accendo e intanto mi infilo i primi vestiti che trovo (vi risparmio gli abbinamenti). Mi dice che sono le 7,00 ma chissà se si è aggiornato per conto suo o se è rimasto indietro come gli altri analogici esistenti… Un’ultima risorsa mi è rimasta da consultare: digito su google “ora esatta” e clicco sulla prima voce proposta. Clicco, clicco, clicco ma la pagina non si apre e la schermata “errore di caricamento” mette fine alle mie speranze. Allora sento – intanto mi ero già messa giubbotto e occhiali da sole – mia zia arrivare e chiedere: “Cosa ci fai già sveglia e vestita?”. “Zia, lasciami stare che sono in ritardo”. Allora con la sua calma solleva il braccio sinistro, si scopre il polso e legge dal suo vecchio, caro, amato orologio “Sono le sette e due minuti. Non sei in ritardo”. Allora l’ho sommersa di domande: sei sicura? L’hai messo in punto ieri? E come mai la televisione mi dà orari diversi? Zia, sei sicura? “Si, sono sicura, l’ho sistemato appena sveglia, un’ora fa. Ora datti pace”.

E mi sono data pace, svestita e sdraiata sul divano, i capelli ritti in testa e lo sguardo sconvolto. Tutto per sapere l’ora. E sarebbe stato così semplice avere l’orologio al polso (quello con le lancette però), che avrei messo in punto la sera prima e che sarebbe stato lui, fedele, a rassicurarmi della mia puntualità. Sì, tutto per le tecnologie, perché sono talmente tante e ne siamo talmente assuefatti che crediamo di poter contare solo su di loro. In questo momento mi sento vecchia, retrograda, conservatrice. E allora sì, datemi pure della vecchia, retrograda e conservatrice se questo mi eviterà attacchi di panico per un ritardo che non c’è mai stato.

 

Mi piace scrivere e leggere tutto ciò che stuzzica la mia curiosità, motivo per cui ho deciso di studiare Fisica. Amo la musica, in particolare quella classica: suono il pianoforte e canto come soprano in un coro da camera.