L’Angelo di Sarajevo

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Un film di Enzo Monteleone. Con Beppe Fiorello, Luca Angeletti, Thekla Reuten, Emanuela Grimalda.Produzione: Rai Fiction. Genere: Drammatico. Durata: 120′. Uscita: Rai Uno, 21 e 22 Gennaio 2015.

“Dall’alto la guerra non si vede”

La guerra è terribile. Non si può neanche immaginare cosa possa significare “Guerra” se non la si è vissuta.
Faccio parte della generazione nipote di quella che ha combattuto durante la Seconda Guerra Mondiale, e nata addirittura dopo la fine di conflitti ben più vicini nel tempo. Noi giovani non conosciamo veramente cosa sia la sofferenza, cosa significhi non potere camminare a piedi per paura di essere centrati dai cecchini, non potere uscire la sera per via del coprifuoco, dover andare al mercato nero per comprare beni di prima necessità. Come noi, anche molti adulti non possono affermare di aver conosciuto la guerra, la fame, la paura. Molti si lamentano della mediocrità del nostro Paese eppure c’è di peggio.
Come faccio ad essere sicuro di ciò che dico? Mi ha aiutato a riflettere il film L’Angelo di Sarajevo andato in onda in due puntate il 20 e il 21 gennaio su Rai 1. Il film, tratto dal libro autobiografico Non chiedere perchè di Franco Di Mare, giornalista Rai, non ha solo colpito me, ma ha commosso milioni di telespettatori. Magistrale l’interpretazione di Beppe Fiorello, nel ruolo di Marco Del Luca (alias Franco Di Mare).

Straziante ma dolcissimo. L’alternanza tra scene macabre e toccanti ha reso emozionante ogni attimo della storia. Come si fa a passare con naturalezza da una scena di paura ed orrore, ad una di tenerezza e commozione? La sceneggiatura evidentemente è stata pensata in modo accurato. Ogni scena poteva essere anche l’ultima dato il carico emotivo che era in grado di sostenere. Se non avessi saputo che il protagonista è tuttora vivo, lo avrei costantemente immaginato ammazzato. Un ordigno, un proiettile, un nemico… I rischi corsi sono stati parecchi e continui.
Tutto in questo film ha contribuito a sottolineare l’importanza dell’informazione. Non mi sorprendo di ciò. Chi vive una situazione del genere sente il dovere di mostrare al mondo ciò che vede: la morte, l’odio, la corruzione…

C’è proprio la percezione viva che da lontano situazioni terribili come la guerra vengano sottovalutate, ecco anche il perché del film stesso. Immagini forti quelle che spesso presentavano una nuova scena. La città che prende fuoco all’improvviso. Paesaggi a noi conosciuti ma con una macabra impronta post apocalittica. Colonna sonora da videogame -neanche a dirlo- di guerra. L’impatto audiovisivo ha avuto una parte importante nella complessiva inquietudine suscitata.

Ma è stata la storia di Malina (alias Stella) ad aver positivamente emozionato la critica. Sarà che la vista di una bambina così intenerisce chiunque, ma contestualizzata in un teatro di battaglie ha un effetto amplificato. Piccola, indifesa, sola al mondo. Il ritratto di Malina è lo stesso di molti altri bambini. Da qui si capisce perché il protagonista abbia voluto aiutare l’amorevole creatura,  decidendo di adottarla.
Ma non è  il solo personaggio degno di nota. La responsabile dell’orfanotrofio è risultato essere un personaggio forte e debole allo stesso tempo, generosa nell’animo ma spenta dalla realtà. Karen, responsabile dell’Eurovisione è una donna dura ma vissuta. Il cameraman Romano si è dimostrato un fedele compagno, uno tipo del genere vorrei averlo al mio fianco se mai dovessi andare in mezzo ad un conflitto. L’autista e maestro Kamal, ostinato uomo di sani principi, trasmette quel senso di fratellanza che deve accomunare le genti, non differenziarle. Maria Teresa Giovannelli, esponente di rilievo di un’associazione umanitaria, mostra la luce che riesce a splendere nelle ombre della guerra. E poi c’è ovviamente il coraggioso De Luca che, nonostante le mille difficoltà, è riuscito a dare la giusta priorità alle cose. Prima la vera informazione e la vita di una povera bambina, poi la carriera e i problemi personali.

L’Angelo di Sarajevo è un film da rivedere e da non dimenticare perché ha la capacità di aprire la coscienza di ognuno di noi. Sembra dirci, tra le tante cose, che dobbiamo dare un giusto valore a tutto. Anche perché “Dall’alto la guerra non si vede”.

Francesco Pirrotta

Sono uno studente di ingegneria. Amo la matematica, la lettura, la scrittura, l'attualità, lo sport e la politica. Sono un sognatore: sto coi piedi per terra, ma con gli occhi all'insù. La penna, per me, è solo uno dei modi che ho per migliorare il mondo.