L’architetto di Dio

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Venendo dal mare, la prima cosa che, in lontananza, si scorge di Barcellona è la statua di Cristoforo Colombo.
Alta e imponente, la figura del navigatore genovese si innalza tra i tetti frastagliati della città spagnola e indica, con il braccio teso, il mare. Il mediterraneo, il mare nostrum dei latini, che divide ma allo stesso tempo identifica, caratterizza, rende unici i popoli che su questo mare e di questo mare vivono.
Barcellona, però, è una città molto diversa da quelle italiane: a differenza di quello che si potrebbe pensare, la capitale catalana è molto più europea che mediterranea.
La sua Plaça de Catalunya non sfigurerebbe accanto alla Trafalgar Square di Londra, così come il Barrio Gótico, il quartiere medievale della città, ricorda le atmosfere dell’Île de la Cité, l’antica roccaforte gotica di Parigi.
Ma, ancora, si può dire che Barcellona è una città diversa, per certi versi enigmatica, difficile da capire, da interpretare e, forse, da amare.

Non a caso, tra le sue strade ha camminato uno degli architetti più eccentrici dell’era moderna, i cui progetti sono esattamente come la città in cui sono stati realizzati: complessi e a tratti tortuosi, mai scontati, che mirano soprattutto a stupire, lasciando chi li osserva letteralmente a bocca aperta.
E nonostante i turisti, soprattutto italiani, ne preferiscano la sempre in fermento movida notturna, Barcellona va soprattuto visitata per quella che è sicuramente l’opera più imponente di Gaudì, la Sagrada Familìa.
Visitare la Sagrada Familìa, quest’enorme “basilica di sabbia”, tempio moderno della cristianità, non è semplicemente una visita ad una importante pietra miliare della storia dell’arte.
È più che altro un’esperienza, un viaggio nella mente di un architetto che ha voluto, con una costanza e una dedizione quasi febbrili, incastrare tra gli alti pilastri di una chiesa da lui concepita la sua salda fede in Dio.
Gaudì veniva chiamato l’architetto di Dio, l’alchimista delle forme, ed è sufficiente entrare dentro la Sagrada per capire davvero il significato di queste espressioni.
Lo sguardo dello spettatore non può far altro che rivolgersi verso il cielo, poiché tutti gli elementi architettonici, dalle colonne ai pilastri, dalle vetrate alle torri, sembrano quasi essere senza peso.
È come se Gaudì avesse messo in atto un vero e proprio processo alchemico di trasformazione delle forme, che appaiono leggiadre, indefinite, quasi che ogni elemento della basilica abbia un’anima, pronta a spiccare il volo verso quel Cielo cui Gaudì credeva che ogni essere umano è destinato.
Le vetrate colorate, poi, in omaggio ad un stile gotico mai dimenticato ma reinterpretato, creano un’atmosfera che è difficile descrivere. Luci diverse, dai colori dell’arcobaleno e dalle sfumature inusuali, si proiettano all’interno della Basilica, creando dei giochi cromatici che non fanno altro che accrescere la sensazione di essere in un luogo sacro, mistico, sospeso magicamente tra il cielo e la terra.

Vi sono luoghi, nel mondo, che sembrano attorniati da un’aura particolare, che potremmo senza sforzo definire spirituale. Perché guardando ogni singolo particolare, respirandone i profumi e ascoltandone i suoni, si ha come la sensazione, quasi la certezza, della tangibile presenza di Dio.
E la Sagrada Familìa è, senza ombra di dubbio, uno di questi luoghi.

Amo studiare le lingue straniere, ascoltare musica, viaggiare e, naturalmente, leggere. Amo in particolare i classici del passato, poiché sono convinta che solamente conoscendo il pensiero di chi ha vissuto prima di noi, possiamo capire e interpretare nel modo migliore il mondo in cui viviamo.