L’armata perduta

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«Se l’impresa dei Diecimila fu straordinaria, quella delle donne che li seguirono fu incredibile» (W.W. Tarn).

Chi di voi ricorda Senofonte? A scuola lo studiamo, ma in qualche passaggio appare un po’ noioso eppure è uno storico che la storia l’ha vissuta sui suoi piedi: le vie di cui parla, le ha percorse veramente e i personaggi li ha conosciuti dal vivo! Ed è proprio con l’intento di trasmetterci questa sensazione che il noto scrittore e archeologo Valerio Massimo Manfredi scrive il suo romanzo “L’armata perduta”, che propone una rivisitazione originale e interessante dell’Anabasi di Senofonte.

La voce narrante della grande impresa dei “Diecimila” greci appartiene ad Abira, un’affascinante donna nativa di Beth Qadà, un villaggio al nord della Siria, che coraggiosamente abbandona per amore tutto ciò in cui crede per mettersi in cammino con un giovane guerriero di nome Xeno, arruolatosi nell’esercito di Ciro come scrittore.
Attraverso i suoi occhi sia la rabbia sia l’irruenza degli uomini appaiono mitigate dalla dolcezza e dall’immenso spirito di sacrificio delle donne, partecipanti attive di una battaglia, dove non sembrano esserci limiti.

Contro ogni pregiudizio, la forza e la temerarietà non appartengono solo ai guerrieri più forti, tutti lottano con determinazione per sopravvivere a una trappola mortale: un’apparente spedizione per sopprimere un popolo montano ribelle nasconde la crudele verità, un conflitto tra consanguinei pronto a esplodere e a rivelarsi in tutta la sua potenza.
Né le terribili temperature né i nemici sempre in agguato sembrano fermare i 10.000 guerrieri nati per vincere e destinati a morire in caso contrario. La sconfitta non prevede perdono, la sopravvivenza prova una verità scomoda: il tradimento di Sparta.

Nelle difficoltà, l’intuito geniale di Abira e la sua grandiosa sensibilità mostrano quanto di umano ci possa essere in un guerriero stremato dalla fame e provato dalle intemperie, e il conflitto tra i due fratelli, Ciro e Artaserse, padroni dei due imperi che segneranno la storia di tutti i tempi, domina le vite di uomini che lottano contro un destino già segnato  dai diversi colpi di scena che arricchiscono una trama fitta e avvincente.
Un alone di mistero avvolge la trama e un cavaliere misterioso, che appare emotivamente distaccato dalla geniale trappola mortale, cambia il destino della giovane permettendo un’alternativa alla morte che rende certa ai posteri la diffusione di questa meravigliosa avventura.

L’amore e la violenza s’intrecciano tra di loro mostrando i limiti invalicabili delle vite umane costrette a vivere delle vicende straordinarie, assolutamente inconsapevoli di quanto le loro esistenze saranno esempio di fierezza, di determinazione, di coraggio e soprattutto d’amore per gli uomini di tutti i tempi.
Per chi è stanco di conoscere la storia solo perché costretto dalla scuola e per chi ha voglia di evadere dalla monotonia di tutti i giorni e vorrebbe sentirsi un guerriero pronto a vivere esperienze adrenaliniche, questo è il romanzo ideale!

Da leggere d’un fiato per chi ha voglia di vivere un’esperienza dove l’astuzia e il genio umano al femminile si fondono con vicende crudelmente reali, e per chi, come me, almeno per un momento, vuole allontanarsi dalle nozioni generiche e poco emozionanti per una storia troppo avvincente per essere sintetizzata in pochi paragrafi.

Articolo scritto da Ottavia Ferrara

SCHEDA DEL LIBRO
Titolo: L’armata perduta
Autore: Valerio Massimo Manfredi
Genere: Avventura
Editore: Mondadori
Età minima consigliata: 13 anni
Pagine: 431
Cogitoetvolo
  • sarina

    Libro adatto ai giovani e a chi è appassionato di storia , ho letto questo libro molto tempo fa e l’ho trovato piacevole e interessante.

  • Marco Spagnolo

    Questo romanzo è ricco di aspetti e vicende davvero affascinanti agli occhi di ogni lettore, senza dubbio l’autrice di questo fantastico articolo è riuscita a cogliere e sottolineare gli aspetti che lo caratterizzano maggiormente e che lo rendono avvincente, appassionante, affascinante agli occhi di chi si era ritrovato a scuola a studiare le stesse vicende in una chiave interpretativa totalmente differente, e anche di chi non ha avuto la fortuna di farlo.
    Notare le figure femminili acquisire una dimensione sempre maggiore in vicende legate ad un periodo storico in cui, per le donne, gli spazi nella società erano ridottissimi, se non addirittura assenti, ha suscitato in me un forte interesse.
    Lo consiglierei a molti tra i giovani che oggi hanno perso speranza e voglia di battersi per ciò in cui si crede, in quanto sono proprio questi valori che, come scriveva Ottavia, dovremmo emulare da un mondo che ormai possiamo rivivere solo attraverso la lettura e che sicuramente oggi potrebbero costituire un punto di ripartenza per la nostra società.