L’arte della menzogna

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Ismaele La Vardera è riuscito nell’impresa di unire l’Italia: tutti contro di lui

Ci vuole del talento per inimicarsi l’opinione pubblica.
Devi averla proprio combinata grossa.

Siamo a Palermo. È il 16 gennaio 2017. Ismaele La Vardera annuncia la propria candidatura come sindaco di Palermo.
Ma chi è esattamente questo giovanotto dai capelli rossi?

Ismaele La Vardera nasce a Palermo nel 1993, e fin dai tempi della scuola ha due passioni: giornalismo e politica. Infatti al liceo, oltre a scrivere per il giornalino scolastico, viene eletto rappresentante presso la Consulta Provinciale degli Studenti, diventando Presidente della Commissione giornalistica.
Terminato il suo percorso scolastico, inizia a scrivere per diverse testate giornalistiche del territorio, finché non arriva la collaborazione con Telejato.

Ai più attenti questo nome non suonerà nuovo.
Telejato è un’emittente televisiva siciliana passata agli onori della cronaca per il caso Maniaci.
Pino Maniaci, responsabile dell’emittente, prima dello scandalo che lo ha coinvolto, era stato inserito da Reporter Senza Frontiere tra i 100 eroi dell’informazione mondiale. Deve questo riconoscimento alle numerose inchieste anti-mafia portate avanti.
Adesso sia Maniaci che la sua credibilità sono stati condannati dall’opinione pubblica alla damnatio memoriae.

Ma torniamo al periodo in cui Ismaele è ancora un aspirante cronista. Come riesce il giovane La Vardera a fare il salto di qualità? Qual è l’anello di congiunzione tra Telejato e Le Iene?
La risposta sta nell’inchiesta che ha coinvolto la Commissione elettorale del Comune di Villabate (PA) per la scelta degli scrutinatori in vista delle elezioni europee del 2014.
Cos’era accaduto? La commissione elettorale aveva deliberatamente falsato la scelta degli scrutinatori causando uno scandalo mediatico.
Il giovane Ismaele, allora, approfitta della situazione e la porta a suo vantaggio.
Incontra il consigliere comunale Licciardi, il quale gli confessa in maniera confidenziale tutto l’iter irregolare per la scelta degli scrutinatori.
Ismaele, però, utilizza uno smartphone per registrare di nascosto la conversazione col consigliere e la rende pubblica grazie a Telejato.

Le sue parole (sopra il video del servizio completo) si soffermano anche sulla legittimità del suo gesto.
“Il fine giustifica i mezzi” dice, sbagliando la citazione. “La posta in gioco è la legalità, è la trasparenza di un’amministrazione pubblica”. Cita persino due sentenze della Corte di Cassazione secondo le quali si possono registrare conversazioni, anche all’insaputa degli altri interlocutori. “È un errore palesare qualcosa che altrimenti non sarebbe venuto fuori? Giudicatelo voi!”

Questo servizio attira l’attenzione delle Iene. Gli autori del programma Mediaset captano le potenzialità dell’accaduto e realizzano, a loro volta, un servizio che parla della questione. Per Ismaele è l’inizio dell’ascesa finché nell’ottobre del 2015 diventa anch’egli una Iena.
Fin qui potrebbe sembrare una storia a lieto fine. Un giornalista in erba che trova uno scoop e diventa famoso. Eppure c’è qualcosa in Ismaele che lo rende speciale, unico e -perché no?- anticonformista.
Le furbizia, la prontezza e la conoscenza dell’ambito politico (si era candidato proprio come Consigliere Comunale di Villabate) sono caratteristiche fondamentali per la sua scalata giornalistica.

Poi il genio.

“Sarò un piccolo Davide rosso contro i Golia della politica”. Ismaele La Vardera si candida come sindaco di Palermo. Ergendosi ad eroe biblico, coerentemente con la sua storia, apre ad alleanze con chiunque abbia a cuore il bene della città e sia scevro da condizionamenti mafiosi.
Il giovane prepara gli avversari avvisandoli che sarà uno sconzajuocu (in siciliano rovina-gioco). Con lui nulla sarà scontato. Ed in effetti aveva ragione. Nessuno aveva capito le sue intenzioni.

Il giovane candidato sindaco, allora, stringe un’alleanza con la Lega di Matteo Salvini e FdI-AN di Giorgia Meloni, due esponenti di rilievo nel panorama politico nazionale. Inoltre inserisce nella sua lista Francesco Benigno, attore palermitano inizialmente candidato in una lista di un altro aspirante sindaco, Fabrizio Ferrandelli. Queste mosse gli consentono effettivamente di entrare in contatto con diversi gruppi e personalità della politica.

Se è vero il detto “Il lupo perde il pelo ma non il vizio”, allora è scontato che uno spericolato giornalista antimafia possa approfittarne nuovamente.
“Il fine giustifica i mezzi”. Lo aveva già detto. Lo ha fatto di nuovo. Ismaele ha registrato tutta la sua campagna elettorale tra la gente, ha avuto modo di conoscere i veri programmi di chi occupa o ha occupato una poltrona da qualche parte.
Ha realizzato un documentario sulla politica siciliana. Lo aveva anche preannunciato in un manifesto apparentemente elettorale in giro per Palermo.
Qualcuno lo aveva anche capito e definito come un esperimento sociale geniale.

Ma finché si tratta di una domanda ironica siamo tutti felici e contenti. Nessuno però ride più al termine delle elezioni, quando una lite con l’attore Francesco Benigno porta alla luce tutta la fiction in cui Ismaele ha catapultato collaboratori, politici, giornalisti ed elettori. La storia non è più così divertente.

Diciamolo. Ismaele La Vardera non era il favorito per queste amministrative. Sarà stata la giovane età, l’inesperienza politica, la sua campagna elettorale, l’alleanza con Salvini, troppo poco amato in Sicilia… Questi aspetti avevano provocato l’ilarità di tanti commentatori che hanno riso di gusto alla lettura dei risultati finali: Leoluca Orlando confermato sindaco di Palermo, Ismaele La Vardera arriva quarto con il 2,6% dei consensi.
Ma ride bene chi ride per ultimo. Adesso, gli stessi che lo attaccavano sono amareggiati per il cattivo utilizzo fatto del mezzo democratico per eccellenza, le elezioni. Tutti a difendere la posizione dei circa 7000 palermitani che, votandolo, avevano riposto in Ismaele La Vardera tutta la loro fiducia.

Quanto c’è di sbagliato nel gesto di La Vardera? “Giudicatelo voi” direbbe quel ciuffo rosso che qualche anno prima era stato lodato per un gesto simile.
La differenza sta nel fatto che nel 2014, Ismaele aveva fatto arrabbiare una cittadina come Villabate, oggi ha alzato un polverone a Palermo, capoluogo di regione e quinta città d’Italia. In effetti, ha fatto arrabbiare anche personaggi della politica nazionale come Matteo Salvini, che da questa storia ne potrà soltanto uscire danneggiato. Un leader politico preso in giro da un ragazzino?

Eppure non è detta l’ultima parola.
Che tipo di materiale ha raccolto il giornalista Ismaele? Si tratta davvero di materiale così compromettente? Chi tirerà in ballo? E soprattutto, che conseguenze ci saranno? Riuscirà a far dimettere qualcuno così come era successo per il Comune di Villabate?
Ricordiamo che, per la Sicilia, il 2017 non è soltanto l’anno delle amministrative, ma anche delle elezioni regionali. Che Ismaele, grazie a questa trovata, sia in possesso metaforicamente di un’agenda rossa, come quella andata perduta dal magistrato Paolo Borsellino?

Una domanda sembra essere quindi ovvia a questo punto della riflessione.
Quanto può essere giustificato il comportamento di Ismaele La Vardera? Ha sbagliato come politico? O come giornalista? L’estremo politically correct dei commentatori è davvero utile alla democrazia? Fare la morale ad un ragazzo fuori dal comune è davvero così giusto?
In fin dei conti, Ismaele è il presidente nazionale dell’Associazione nazionale per le verità scomode. Avrà qualcosa da dire. Ascoltiamolo.

Francesco Pirrotta

Sono uno studente di ingegneria. Amo la matematica, la lettura, la scrittura, l'attualità, lo sport e la politica. Sono un sognatore: sto coi piedi per terra, ma con gli occhi all'insù. La penna, per me, è solo uno dei modi che ho per migliorare il mondo.