Le adozioni, i gay e il solito ritornello

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Prendete una famiglia. Metteteci un po’ di problemi, shackerate e tirate fuori una separazione tra marito e moglie, con bimbo conteso da papà e mamma. Poi prendete lei e la fate innamorare di un’educatrice lesbica conosciuta in comunità (lei è ex tossicopendente) e adesso convivente. Aggiungete il papà che fa ricorso perchè secondo lui un bambino non può essere educato da due donne omosessuali; un papà che però ha il vizietto della violenza. Insomma, non solo omofobo ma pure inadatto a fare il padre: il peggio che oggi si possa immaginare.
La conclusione della storia rischia di diventare brutta e cattiva, ma fortunatamente in aiuto delle due donne arriva la Corte di Cassazione che decide che non si può negare alla madre del bambino di tenere con sè il figlioletto, anche se lei convive con un’altra donna omosessuale: sarebbe un pregiudizio ingiustificato!
Sì, perchè la suprema corte sostiene che il ricorso del padre non si basa su nessuna certezza scientifica nè su dati di esperienza, anzi si fonda sul “mero pregiudizio che sia dannoso per l’equilibrato sviluppo del bambino il fatto di vivere in una famiglia incentrata su una coppia omosessuale“. E i pregiudizi, si sa, fanno male e vanno combattuti senza ritegno.

Morte ai pregiudizi, quindi e lunga vita all’amore per i bambini. E chi se ne importa se questi crescono con due mamme, tanto quello che conta è l’amore.

Non è mia intenzione entrare nel merito della storia: non conosco bene la vicenda, nè l’evoluzione dell’iter processuale, e neanche ho letto la sentenza della Corte di Cassazione, a parte brevissimi stralci riportati dai giornali. Approfondimenti che sarebbero doverosi ma che i giornalisti si guardano bene dal fare, perchè per loro ciò che conta è che si parli della notizia; che poi se ne parli in maniera banale, superficiale e stereotipata, poco importa.

Se poi l’argomento tira in ballo i diritti dei gay, è ormai certo che il modo in cui la quasi totalità dei media italiani ne parlano è abbastanza scontato e poco originale, almeno nei titoli, che sono ciò su cui la maggioranza dei lettori si sofferma. Non ci credete? Ecco alcuni titoli dei principali quotidiani e ditemi se non leggete il solito ritornello:

CORRIERE DELLA SERA – La Cassazione e le famiglie omosex: «Un bambino può crescere bene». Confermato l’affido alla madre che convive con una donna. «Nel ricorso pregiudizio nei confronti delle coppie gay».

LA REPUBBLICA – Adozioni gay, Vaticano contro la Cassazione: “I bambini non sono una merce”. La Corte: “Unioni omosessuali non dannose per figli”.

LA STAMPA – La Cassazione apre ai figli per i gay. I giudici: «Non ci sono certezze scientifiche: è un pregiudizio che avere due madri sia dannoso per lo sviluppo del bambino».

IL MESSAGGERO – Cassazione apre ai figli per coppie gay: possono educarli bene, pensare il contrario è un pregiudizio.

Ora, a parte i grossolani errori dei titoli (non c’è alcuna apertura ai figli per i gay, la sentenza riguarda un caso concreto e non è legge che vale per tutti i casi, il Vaticano non si è espresso contro la Cassazione, semmai lo ha fatto qualche giornale cattolico italiano o qualche esponente della CEI), mi vorrei soffermare soprattutto sulle reazioni alla sentenza e sulla situazione che si è venuta a creare in questi giorni, che è quella di sempre quando escono storie del genere.
La solita, cioè una storia che è stata strumentalizzata e che si sta usando per portare avanti la propria battaglia ideologica.
Una battaglia ideologica che i media italiani dipingono sempre allo stesso modo, ormai da diversi anni: gay è bello, è normale, è addirittura meglio di molte famiglie etero “false e ipocrite”, i bambini hanno bisogno di amore e quindi meglio ai gay che in orfanotrofio e altra roba simile.

Da anni l’insistenza su questo argomento è oramai ossessiva e, aggiungo, ripetitiva. Come se alla gente non interessasse altro. Una specie di lavaggio del cervello mediatico che ha come obiettivo quello di cambiare la sensibilità della gente comune su un tema così delicato e importante.

Non è vero? Pensate a come viene oggi solitamente descritta la battaglia per alcuni “diritti civili” dei gay.
Da un lato ci sono i movimenti gay e gli illuminati, che spingono perchè venga legalizzato il matrimonio tra persone dello stesso sesso e si permetta loro di adottare bambini; già, perchè guarda caso due uomini o due donne che stanno assieme, i bambini non li possono “fare”, ma solo adottare. Gli illuminati vogliono una società più rispettosa dei diritti civili di tutti (anche dei gay), praticamente senza limiti.

Dall’altro lato ci sono gli oscurantisti e i retrogradi, quasi sempre individuati nei cattolici, che si oppongono strenuamente allo smantellamento della famiglia tradizionale, terrorizzati dalla possibilità che di famiglia si possa parlare anche in altri termini. E che vengono bollati come omofobi.

Questo è il quadro della battaglia sui “diritti civili”, come viene descritto dai media in Italia. Una sorta di tzunami pseudoculturale a causa del quale è praticamente impossibile uscire fuori dal coro senza essere insultati e aggrediti pesantemente, alla faccia della libertà di espressione. Grazie al Cielo in Italia possiamo ancora parlare, ma in altri Paesi più “civili” c’è chi è finito dietro le sbarre per aver detto che il matrimonio è solo per un uomo che sposa una donna: questa è la conseguenza delle assurde leggi contro l’omofobia…

Ma torniamo un momento alla sentenza, almeno su una parte di essa letta sui giornali. Dato che i giudici della Cassazione non sono nè ricercatori, nè educatori, nè psicanalisti, mi chiedo come facciano a scrivere che “non ci sono certezze scientifiche o dati di esperienza” che dimostrino che per un bimbo sia dannoso crescere con due omosessuali. Mi chiedo quale genere di certezza scientifica vorrebbero avere. Chi potrà mai dimostrare scientificamente che un bambino educato da due omosessuali non abbia nessun problema? Come si fa a dimostrarlo “scientificamente”? Forse pretendono che i bambini vengano usati come cavie di laboratorio? Oppure che venga dimostrato che tutti i bambini cresciuti da coppie gay poi impazziscono? Oppure che diventano tutti migliori di quelli educati da una coppia eterosessuale?

A dire il vero di studi ce ne sono, e dimostrano come i figli di famiglie omosessuali abbiano più problemi di quelli di famiglie etero. Nel giugno scorso la prestigiosa rivista scientifica statunitense “Social Science Research” ha pubblicato due studi molto interessanti sulle problematiche dei bambini cresciuti all’interno di una relazione omosessuale.
Fra i dati presentati da uno di essi, che risulta al momento l’unico studio al mondo che ha una riconosciuta validità metodologica, è emerso che il 12% di essi pensa al suicidio (contro il 5% dei figli di coppie etero), sono più propensi al tradimento (40% contro il 13%), sono più spesso disoccupati (28% contro l’8%), ricorrono più facilmente alla psicoterapia (19% contro l’8%), sono più spesso seguiti dall’assistenza sociale rispetto ai coetanei cresciuti da coppie etero­sessuali sposate. Nel 40% dei casi hanno contratto una patologia trasmissibile sessualmente (contro l’8%), sono genericamente meno sani, più poveri, più inclini al fumo e alla criminalità.
Lo hanno considerato questo i giudici della Cassazione?
Lo sanno questo tutti coloro che dicono che “tanto basta l’amore”?

Ma non è tutto. Nel settembre del 2012, il dott. Giuseppe Di Mauro, presidente della Società italiana di pediatria preventiva e sociale (Sipps), aveva dichiarato a tal proposito: «I bambini hanno una grande capacità di adattamento, tuttavia, sulla base della letteratura scientifica disponibile, vivono meglio quando trascorrono l’intera infanzia con i loro padri e madri biologici, sposati e specialmente quando l’unione dei genitori rimane stabile a lungo».
Lo hanno considerato questo i giudici della Cassazione?
Lo sanno questo tutti coloro che dicono che “tanto basta l’amore”?

Qualche mese prima, il dott. Francesco Paravati, presidente della Società Italiana di Pediatria Ospedaliera (SIPO), aveva dichiarato: «Quello che c’è di scientifico oggi dimostra che il bambino cresce confuso nell’identità perché perde i punti di riferimento, sia nelle “famiglie” monoparentali  che nelle unioni omosessuali. Il problema a carico del bambino è una difficoltà ad interloquire con punti di riferimento chiari»

I due esperti sono stati praticamente ignorati dalla stampa nazionale, tranne qualche quotidiano di estrazione cattolica, come se la difesa dei diritti dei bambini fosse un problema che riguarda solo i credenti! E ovviamente, i due medici sono stati tacciati di omofobia da diversi esponenti delle organizzazioni gay italiane, scandalizzati che a capo di associazioni così importanti ci siano persone retrograde, omofobe, e chi più ne ha più ne metta. Eh già, perchè agli illuminati, se qualcuno non la pensa come loro, la cosa dà molto fastidio ed hanno reazioni spesso scomposte. E a volte arrivano persino alle minacce di morte…
Alla faccia della libertà.

In ogni caso è singolare che se i presidenti di due delle più importanti Associazioni di pediatri italiani dicono qualcosa di non gradito all’ideologia corrente, essi vengano ignorati e, peggio, insultati. Se  invece uno psicologo qualunque ripete il solito ritornello, il posto che gli spetta è la prima pagina dei giornali, e anche per diversi giorni di fila.

Roba da pazzi.

Non saranno i risultati di una ricerca, comunque, che mi convinceranno che due omosessuali non possano crescere un bambino senza che questi non corra il rischio di subire un danno a volte irreparabile. A me basta il buon senso, anche se mi rendo conto che oggi non è più sufficiente, perchè ci troviamo nell’assurda condizione di dover dimostrare l’evidenza!
Qualche giorno fa ho letto le parole di una giornalista italiana, che sul suo blog ha scritto che esistono alcune verità naturali: l’acqua è bagnata; se tiri un sasso a un certo punto questo cade verso il basso; per fare un bambino servono un uomo e una donna.

E’ così difficile partire dall’evidenza?

Saverio Sgroi

Educatore con una grande passione per tutto quello che riguarda il mondo dei giovani, dai quali non finisco mai di imparare. Per loro e con loro mi sono imbarcato su questa nave di C&V, di cui sono stato il "capitano" fino alla fine del 2016. Poi ho lasciato la barca ai più giovani, con la convinzione che sapranno condurla verso porti sempre più prestigiosi.

  • Concordo. Una volta ho letto la storia di un ragazzo che era stato
    cresciuto da una coppia di uomini e raccontava che alla fine era
    diventato anche lui omosessuale perchè questo era stato l’unico modello
    di vita che avevo avuto e gli sembrava la cosa più “naturale”, poi si è
    reso conto che non era affatto così.
    Il punto che sfugge secondo me
    non è se una coppia omosessuale è in grado di dare amore o meno, ma è
    appunto, come dicono in molti il fatto che il bambino cresce confuso nell’identità e non ha più punti di riferimento, e come sempre le esigenze dei più piccoli vengono messe in secondo piano per far vincere le battaglie degli adulti.

    • Guest

      Ti appoggio in pieno. Un bambino ha bisogno di un riferimento maschile e del suo opposto per crescere, ma non perchè una coppia omosessuale non sia in grado di crescere figli. Il problema è che, come hai detto tu, le esigenze dei piccoli vengono messe in secondo piano per gli adulti. E’ una questione delicata, troppo!

  • Fonti? Se si cita uno studio, una ricerca, si deve avere l’accortezza di precisare:
    – titolo dello studio
    – autori (non solo ente di ricerca, ma ricercatori)
    – anno di pubblicazione
    – rivista scientifica che l’ha pubblicato
    – ente o organismo che lo ha commissionato, poichè basta un po’ di buonsenso per comprendere che uno studio di ricerca dà esiti diversi a seconda di chi lo commissiona.
    E gradirei sapere quale Stato e in quale occasione avrebbe incarcerato qualcuno per aver detto che il matrimonio è solo tra un uomo e una donna.