Le ali della libertà

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Un film di Frank Darabont. Con Tim Robbins, Morgan Freeman, Bob Gunton, William Sadler, Clancy Brown. Titolo originale The Shawshank Redemption. Drammatico, durata 140 min. – USA 1994.

“Due ergastoli: uno per ciascuna delle sue vittime” è la condanna inflitta ad Andy Dufresne, bancario ingiustamente accusato di aver assassinato sua moglie con l’amante in un atto d’intimità. Giustamente o no, Andy si ritrova a dover affrontare le avversioni di un carcere, la spietatezza degli aguzzini e le violenze e le angherie degli altri carcerati. Dopo i primi due anni le cose cominciano a mettersi meglio per lui: si fa degli amici e va ad occupare un posto di rilievo, essendo incaricato di fare la dichiarazione dei redditi ai secondini di Shawshank. Scoperte le sue conoscenze nel campo dell’economia, il direttore del carcere decide di “assumerlo” e sfruttarlo per dei loschi affari che gli avrebbero permesso di accumulare una gran somma di denaro. Con insistenti lettere al senato riesce addirittura ad ottenere un assegno per l’ampliamento della biblioteca.
Il suo obiettivo però è sempre lo stesso: riuscire a dimostrare la sua innocenza e uscire da quella prigione. Ma quando sembra che le cose stiano per tornare al loro posto…

“Aveva l’aria di uno che sarebbe caduto al primo soffio di vento”, racconta Red, un carcerato da vent’anni nella prigione di Shawshank, con cui Andy avrebbe stretto una forte amicizia. E invece Andy lo smentisce, riuscendo a farsi un nome e a non demordere, a sopportare tutto con l’instancabile forza della speranza. Non la libertà, ma è la speranza ad essere il punto focale del film. La speranza di poter farcela, la speranza che andando avanti le cose migliorino, la speranza che manca al suo migliore amico Red e che Andy riesce a restituirgli, dandogli infine una ragione di vita.
Non vuole appiattirsi, scordarsi di essere un uomo e lasciarsi privare di ciò che rende uomini. Così non esita a proporre un compromesso all’aguzzino più spietato della prigione di Shawshank: avrebbe messo in salvo dalle tasse i trentacinquemila dollari che il secondino aveva ricevuto in eredità in cambio di tre birre a testa: “credo che un uomo che lavora all’aperto si senta più uomo se può bere una birra ogni tanto”.
Allo stesso modo non esita a far suonare un LP de “Le nozze di figaro” per tutto il carcere rinchiudendosi in una delle stanze della direzione. “E per un brevissimo istante tutti gli uomini di Shawshank si sentirono liberi” commenta, anche se far sentire gli uomini liberi gli costa ben due settimane nel “buco”.
E appena uscito di lì ha un bellissimo dialogo con il suo amico Red che non posso far a meno di riportare così com’è:

– Questo è il bello della musica: nessuno può portartela via. A voi non fa lo stesso effetto?
– Beh, quando ero giovane mi divertivo con l’armonica, ma ho perso interesse. Qui dentro poi che senso ha?
– È proprio qui dentro che la musica ha senso. Serve per non dimenticare.
– Dimenticare?
– Sì, per non dimenticare che ci sono posti a questo mondo che non sono fatti di pietra e che c’è qualcosa dentro di te che nessuno ti può toccare né togliere se tu non lo vuoi.
– Ma di che parli?
– Di speranza.
– Di speranza? Mettitelo bene in testa: la speranza è una cosa pericolosa, la speranza può fare impazzire un uomo. Non c’è speranza qui dentro. Sarà meglio che ti ci abitui a questa idea

Ma Andy la pensa decisamente in un altro modo: “Alla fine la scelta è molto semplice: o fai di tutto per vivere, o fai di tutto per morire”.

Meritano un plauso le interpretazioni di Tim Robbins e Morgan Freeman

 

Un universitario alla scoperta di sè e del mondo. Ama stare in mezzo alla gente. Il suo sogno? Diventare uno scrittore.