Le Avventure di Tintin – Il segreto dell’Unicorno

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Un film di Steven Spielberg. Sceneggiatura: Edgar Wright, Steven Moffat,Joe Cornish. Con Jamie Bell, Andy serkis, Daniel Craig, Simon Pegg. Prod: USA, Nuova Zelanda, Belgio 2011 – Warner Bros. Uscita: 28 Ottobre 2011. Durata: 107 Min.

Tintin deve risolvere un enigma legato a un antico tesoro appartenuto a Sir Francis Haddock, antenato di Captain Haddock. I due si mettono alla ricerca del tesoro facendosi aiutare da un carcerato in fuga che ha tentato di localizzare il tesoro già in precendenza, dai due pasticcioni Detective Thompson e Thomson e dal supporto scientifico del Professor Calculus.

“Ma perché tutte queste domande?
“È il mio mestiere”.

Sarebbe troppo limitativo darvi un parere sul film senza spendere due parole sull’origine di Tintin. Questo fumetto amatissimo dai bambini di tutt’ Europa e, negli ultimi decenni, molto apprezzato anche oltreoceano, è il frutto della fantasia del disegnatore belga Georges Remi (il cui nome de plume è Hergé), che pubblicò il primo numero il 10 gennaio 1929 in allegato al settimanale cattolico Petit Vingtième. Le 24 striscie (l’ultima incompleta), di cui disponiamo oggi, cominciarono a essere pubblicate in un momento in cui l’Europa cercava di rialzarsi dalla Prima Guerra Mondiale e dalla pesante depressione economica, e continuarono a essere pubblicate anche durante gli orribili anni della Seconda Guerra Mondiale, quando forse più di ogni altro momento, i bambini avevano bisogno di evadere dalla realtà per respirare.

Ciuffetto rossastro, viso pulito da bambino, un debole per i viaggi e le avventure, di mestiere giornalista, questo è Tintin. Setaccia il mondo alla ricerca della verità e nei suoi viaggi avventurosi non lo abbandonano mai il piccolo fox terrier Milù, i maldestri Dupond & Dupont e dalla seconda metà della serie il burbero capitano Haddock e il professore Trifone Girasole. Nonostante non abbia nessun superpotere e nonostante Bruxelles, dove abita, non abbia niente a che fare con Gotham, è stato proprio un Americano a trasportare sul grande schermo le vicende a fumetti del giovane investigatore. Steven Spielberg scoprì questo fumetto nel 1981 grazie a un suo collaboratore, e la vorace curiosità del personaggio unita alla sua passione per i viaggi non ci misero molto a farne innamorare il padre di Indiana Jones, un altro tipo tranquillo.

Il marchio di uno dei più grandi cantastorie di Hollywood si nota subito nella sequenza introduttiva che è tutta un omaggio animato al film “Prova a prendermi”, e in seguito nelle diverse auto citazioni disseminate per tutto il fim, come lo straordinario inseguimento per le strade Dagghar in stile “Predatori dell’Arca Perduta”. Oltre questi richiami interni, che rischiano di sconfinare nell’autoreferenzialità, tuttavia, emerge soprattutto la maestrìa di Spielberg nel dirigere, dal modo in cui introduce Tintin (lo vediamo per la prima volta proprio in un ritratto di Hergé) fino alle inquadrature mai scontate.

Per dare vita ai disegni in ligne claire di Hergé (http://it.wikipedia.org/wiki/Linea_chiara), Spielberg si fa affiancare da Peter Jackson e dalla sua Weta Digital House. Le storie dal gusto stevensiano, che da bambini ci tenevano svegli sotto le coperte a immaginare pirati, isole del tesore e regge esotiche, vengono materializzate sullo schermo grazie alle stesse tecnologie di Avatar, una su tutti la motion capture, che regala umanità e realismo ai personaggi.

Ciò che tuttavia ha reso unico il regista di Lo squalo, Indiana Jones, E.T., Schlinder’s list, Jurassic Park, A.I. intelligenza artificiale, solo per citarne alcuni, è stata la sua incredibile capacità di raccontare storie, che stimolino la fantasia e risveglino il bambino che è in ciascuno di noi facendoci riscoprire il gusto della meraviglia. Purtroppo però, come era avvenuto anche per Avatar, altro capolavoro di animazione, la spettacolarizzazione delle immagini va a scapito di una storia che difficilmente riesce a coinvolgere tutti: la narrazione scorre in modo troppo prevedibile e stenta a coinvolgere. Verrebbe da dire che un pacco traslucido non basta a convincere il cuore di un bambino del valore di un regalo; forse però un film tecnicamente così ben fatto potrebbe invogliare ad andare oltre i grandi effetti speciali, per avventurarsi nella scoperta della semplicità e della fantasia delle 24 strisce originali di Hergé.

Non si può dire che Spielgerg abbia fallito il film, perché alzandosi si lascia comunque la sala con una sensazione di meraviglia, proprio quella che voleva suscitare Hergé e, si spera, un pizzico di quella curiosità e quel desiderio di verità che contraddistinguono Tintin e lo rendono, oggi come mai, così vicino a quegli studenti che credono ancora nella cultura e nella ricerca.
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Studio Lettere Classiche a Milano, ma non spaventatevi perchè scrivo in Italiano. Anzi penso che proprio nei grandi classici che ci hanno tramandato i Greci e i Romani si possano trovare delle chiavi per vivere più a fondo il nostro presente. Quando non non sto con le persone a cui voglio bene e non sto traducendo, mi piace guardare film. Se sbirciate nel sito, potete trovare qualche mia recensione. PS Il mio film preferito, anche se è stato doloroso sceglierlo, è ‘Into the wild’.