Le crociate

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Guerra santa per la conquista del medio oriente. Saccheggio e persecuzione delle popolazioni musulmane, con la copertura ipocrita di “motivazioni religiose”. Perfidi soldati che, sotto la protezione del Papa e del Vaticano, partivano per arricchirsi con le conquiste in Terra Santa… Sono solo alcuni dei luoghi comuni che girano attorno al tema delle crociate. Cogitoetvolo si occupa anche di questo e cerca, con l’aiuto di un interessante articolo tratto da Dimensioni Nuove, di far luce su una vicenda sulla quale spesso si tace la verità storica dei fatti. Eccovi l’articolo.   Capita sovente di imbattersi in una parola alla quale si attribuisce un significato negativo per indicare un atteggiamento di intollerante rifiuto del progresso. La famigerata parola è “crociata”. I più colti, tra quelli che l’adoperano con questa accezione, fanno riferimento ad un evento storico, almeno vagamente noto: le spedizioni militari con cui gli eserciti provenienti dall’Europa hanno tentato, in pieno Medio Evo, di occupare le regioni del Medio Oriente e sottrarle al controllo dei musulmani. Insomma, una guerra di conquista, condotta con protervia aggressiva da un Occidente che, affamato di terre e beni, non avrebbe esitato a lanciare un’espansione militare verso i paesi del vicino Oriente. La copertura ideologica all’azione militare sarebbe stata scandalosamente religiosa: una guerra santa dei cristiani contro i musulmani. I crociati altro non erano che soldati e mercanti che partivano gridando “Dio lo vuole” ma il cui reale scopo era ingrossare il portafoglio ed imporsi con la violenza delle armi. Questa, almeno, è la vulgata storiografica, formatasi a partire dall’Illuminismo, accettata per buona, ancora oggi, anche dagli innocui manuali di storia dei bravi studenti liceali. Ecco perché la parola “crociata” la si pronunzia con un certo sussiegoso biasimo. Insomma, gli europei dovrebbero vergognarsi di quanto compiuto dai loro antenati nei secoli passati e, al massimo, chiedere scusa, se non proprio rimuovere del tutto dalla memoria questa pagina della loro storia oscurata dal loro odio ingiustificato verso i musulmani. La questione è tornata di attualità. Infatti, dopo i tragici avvenimenti dell’11 Settembre del 2001, qualcuno ha paventato lo scontro tra i paesi islamici e quelli dell’Occidente, soprattutto l’Europa, come lo studioso americano Huntington, il cui libro Clash of civilizations ha venduto milioni di copie. Dalle nostre parti, una brillante giornalista e scrittrice, Oriana Fallaci, ha stupito tutti asserendo che la penetrazione dell’Islam nei paesi europei è un gravissimo pericolo al quale occorre reagire con determinazione. A questo punto lo spettro della “crociata” è tornato ad allungarsi non come uno spiacevole ricordo dei secoli passati ma come una drammatica possibilità del futuro, non troppo lontano. Sarà utile perciò cercare capire che cosa siano state le crociate e chi fossero i suoi protagonisti, i crociati, così chiamati perché, all’atto di partire per le lontane terre dell’Oriente, indossavano un abito sul quale era cucita una croce di colore rosso. Recentemente gli storici di professione, generalmente affrancati dai pregiudizi di matrice illuministica e, dunque, anticristiana, se ne sono occupati abbastanza. Naturalmente, tra essi ci sono diverse opinioni. Comune è però la convinzione che i crociati siano stati dei pellegrini, della gente animata da motivazioni principalmente religiose. Interpretavano il loro viaggio come un pellegrinaggio per liberare Gerusalemme e gli altri Luoghi santi, come Betlemme, dalle profanazioni a cui i musulmani li sottoponevano. Un cristiano medioevale non rimaneva indifferente alle notizie che giungevano dall’Oriente: chiese dissacrate, immagini sacre distrutte, minoranze cristiane vessate, cronaca, tra l’altro, che, non infrequentemente, si ripete ai nostri giorni, dove l’Islam è maggioritario. La maggior parte dei crociati erano benestanti. Infiammati dalla parola dei predicatori, facevano un voto, lasciavano molte sicurezze economiche, sapevano di andare incontro ad una non improbabile morte e partivano. Tra quelli che rimanevano in vita, molti ritornavano, altri, pochi, si fermarono in Palestina, in Libano, in Siria per iniziare una nuova vita, almeno fino a quando il movimento crociato ebbe successo. Giorgio Fedalto, nel cercare di capire il “perché” delle crociate, da storico serio qual è, conclude dicendo che si trattò di “un’impresa che va collocata tra le massime espressioni con motivazioni religiose che l’intera storia ricordi”. Sgombrato il campo dal pregiudizio economicista per cui ogni azione umana, e quindi anche le spedizioni dei crociati sarebbero state compiute per volgari interessi economici, occorre ricordare che, per quanto ispirate da nobili ideali religiosi, le crociate furono delle guerre. Le guerre, si sa, sono quasi tutte uguali perché comportano tristemente violenza e morte. Non tutte le guerre, però, sono uguali per il motivo per cui si combattono: alcune volte si attacca, altre volte si difende. Bene, le crociate furono delle guerre difensive. Quando esse ebbero inizio – tradizionalmente la prima crociata si colloca nel 1096 – l’Islam era forte e rigoglioso e minacciava i paesi cristiani. Nato quattrocento anni prima in Arabia, la storia dell’Islam è una storia di conquiste militari. Territori un tempo appartenenti all’Impero cristiano di Bisanzio erano stati rapidamente espugnati dagli Arabi seguaci di Maometto: tutto il Nord Africa, dal Marocco all’Egitto, la Palestina, la Siria, la Mesopotamia. Due terzi del vecchio mondo cristiano erano stati soggiogati dalle scimitarre. Non si trattava di un solo fatto politico-militare, ma esso era di natura squisitamente religioso. L’Islam si proponeva di diffondersi in tutto il mondo allora conosciuto e, dopo aver preso possesso dell’Oriente, mirava alla conquista dell’Occidente. Già la Sicilia, la Sardegna, la Spagna erano state assoggettate, anche se poi, progressivamente, perse. Più volte, Roma, chiamata significativamente “la mela rossa”, era stata sul punto di cadere in mano ai guerrieri di Allah. Le Crociate furono un tentativo di frenare questo espansionismo, allorché l’Europa ebbe la forza militare ed ideale per farlo, e di recuperare il terreno perduto in Oriente. Esse fallirono nel senso che le battaglia_di_lepanto.jpgspedizioni condotte in Oriente, prima o poi, si conclusero nell’insuccesso e i musulmani rimasero padroni di quelle regioni, aggiungendovi dopo poco anche quello che rimaneva dell’Impero d’Oriente, ridotto ad una striscia di terra oggi turca. Furono però un grande successo perché consolidarono la convinzione dell’Europa che occorreva respingere con tutte le proprie forze i successivi attacchi che l’Islam avrebbe lanciato. Ed essi arrivarono puntualmente. I Turchi ottomani, la potenza che raccolse l’eredità religioso-politica degli Arabi, sferrarono molti assalti e, spesso, furono sul punto di prevalere. Invasero i Balcani e ci rimasero per molti secoli. Pensarono di sbaragliare la flotta cristiana nel Mediterraneo per poi sbarcare sulla terraferma e fare strage di cristiani, come ad Otranto nel 1480, ma furono bloccati a Lepanto dalla Lega navale cristiana, organizzata da un santo, Pio V, nel 1571, che volle far rivivere l’ideale crociato. Si piazzarono alle porte di Vienna, la capitale dell’Impero cristiano d’Occidente, e se, nel 1683, fossero riusciti nel loro intento, sarebbero poi dilagati nel resto dell’Europa occidentale. Ci pensò ancora una volta un Papa, Innocenzo XI, ed un principe polacco devoto della Madonna, Giovanni Sobieski, a salvare la civiltà occidentale, conducendo l’ “ultima crociata”. Che cosa sarebbe accaduto se anche in quella circostanza non ci fossero stati i “crociati”? Arrigo Petacco, un brillante storico con il talento del giornalista, lo spiega con solo sei parole che la dicono lunga sul merito dei crociati: “Le nostre donne porterebbero il velo”. L’Europa unita del XXI secolo, fiera della sua laicità, orgogliosa della sua democrazia, giustamente compiaciuta del ruolo storico esercitato, paladina, anche se contraddittoria, dei diritti umani, non esisterebbe. L’Islam avrebbe imposto, con minore o maggiore tolleranza, la sharia, la sua legge religiosa e civile e, alle minoranze cristiane, avrebbe tutt’al più concesso la condizione di dhimmi, parola araba che, eloquentemente, significa “sottomesso”. Thomas Madden è un professore americano, protestante, senza grandi simpatie per il Papato, che fu il grande animatore delle crociate. Eppure non esita ad ammonire e a suggerire, in fondo, che i crociati meritano gratitudine da parte della storia: “Che noi ammiriamo i crociati o no, è un fatto che il mondo così come lo conosciamo oggi non esisterebbe, senza i loro sforzi. La fede antica del Cristianesimo,col suo rispetto per le donne e il suo rifiuto della schiavitù, non solo sopravvisse, ma fiorì. Senza le Crociate, avrebbe ben potuto seguire lo zoroastrismo, un altro rivale dell’Islam, nell’estinzione”. Articolo tratto dal numero di agosto-settembre 2008 di Dimensioni Nuove, a cura di Roberto Spataro.  

Saverio Sgroi

Educatore con una grande passione per tutto quello che riguarda il mondo dei giovani, dai quali non finisco mai di imparare. Per loro e con loro mi sono imbarcato su questa nave di C&V, di cui sono stato il "capitano" fino alla fine del 2016. Poi ho lasciato la barca ai più giovani, con la convinzione che sapranno condurla verso porti sempre più prestigiosi.