Le infinite possibilità della Vita – e non è un “Caso”

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La vita non è soltanto un piacere, ma una specie di eccentrico privilegio…
Sentivo parlare quando ero ragazzo, di uomini di genio rientrati o mancati;
sentivo spesso ripetere che più d’uno era un grande, “avrebbe potuto essere”.
Per me un fatto più solido e sensazionale è che il primo che passa è un grande:
“avrebbe potuto non essere”.
GILBERT K. CHESTERTON

 

Se Egisto, dal castello di Lamole, culla di giocatori accaniti (in una notte passavano di mano case e poderi), quella sera di maggio del 1890, non fosse sceso a Firenze per dilapidare tutto il suo patrimonio – constringendo i nipoti a finire in miniera -, io non sarei mai nato. Mai esistito.

Doveva trovarsi in quel fumoso salone sull’Arno proprio a quell’ora per un appuntamento con la dissennatezza (la sua) e col destino (il mio) di cui avrebbe fatto volentieri a meno. E’ anche da quelle circostanze casuali e sciagurate che io discendo. Eppure bastava un temporale per blocare il mio avo a casa.
A ben pensare sono state migliaia le circostanze della sua vita quotidiana che – se fossero andare in modo diverso – avrebbero scritto un’altra storia. Bastava uscir di casa un’ora diversa di un mattino, nella vita di uno solo dei miei progenitori, perché io non esistessi. Mai.

E anche quando tutta questa serie di innumerevoli circostanze si erano distese attraverso i millenni proprio per far esistere e incontrare mio padre e mia madre, la probabilità che potessi nascere io era remotissima.
Perfino nel momento esatto in cui venni concepito erano migliaia gli esseri umani che potevano <<uscire alla lotteria>> al posto mio, considerata l’immensa possibilità di combinazione genetica. Io ero, fra infinite altre, un’infima e trascurabilissima ipotesi statisticamente vicina allo zero. Eppure, vertiginosamente, fui concepito propri io. E’ strabiliante che esista questo <<quasi-zero>> fragilissimo, sospeso in ogni attimo sul crinale del non essere. Sospeso in questo esatto momento a un cuore che batte senza alcuno sforzo o volontà dell’interessato.

L’universo ha quindici miliardi di anni. E per tutto questo lunghissimo tempo miliardi di miliardi di cicostanze dovevano andare tutte esattamente come sono andate perchè fossi concepito e nascessi proprio io, quarantaquattro anni fa. Per l’effimera storia di questa fragilissima creatura. Per la mia piccola esistenza, piena di fesserie, chiacchiere insensate, futilità, cattiverie.

Ma allora chi ha più il coraggio di pensare che c’è qualcosa di banale, in una esistenza? Nulla è insignificante. Né una parola, né un sorriso, né uno sguardo. Com’è grande la vita di un uomo. Il suo semplice portarsi alla bocca un pezzo di pane, la carezza a un figlio, la sua fatica quotidiana. Come sono grandi e solenni anche la sua fragilità, la sua nudità, la sua vecchiaia, il suo povero corpo sofferente, grande anche il suo peccato. Per anni non me ne sono reso conto. Distratto dal frullare di bischerate insulse. Come tutti. Ma c’è qualcosa che rende ancora più grande un essere umano, che lo rende incommensurabilmente più prezioso dell’intero universo. Io l’ho incontrato.

(Tratto dal libro di A. Socci ‘Uno strano cristiano’)

 

Cogitoetvolo