Le intermittenze della morte

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In uno Stato non identificato, nella notte in cui un anno ormai agli sgoccioli tende il testimone al successivo, accade un evento tanto inspiegabile quanto prodigioso. La morte decide di concedere una tregua al genere umano e cessa di mietere vittime, entrando ufficialmente in sciopero. Coloro che si trovavano sul punto di esalare l’ultimo respiro rimangono sospesi in un limbo fragile come una bolla di sapone ma all’apparenza eterno. Le loro anime vengono trattenute ai rami dell’albero della vita da quei fili invisibili che la Parca si rifiuta di recidere. L’avvenimento, come si potrà immaginare, suscita nella popolazione un eccesso di gioiosa euforia per l’inaspettato dono dell’immortalità, seguito immediatamente da una confusione che travolge ogni strato sociale. I primi a insorgere sono gli impresari delle pompe funebri, che si trovano disoccupati, seguiti a ruota dalle case di riposo e dagli ospedali. Perchè se è vero che la morte ha smesso di uccidere, è anche vero che gli uomini non smettono di invecchiare, di fare incidenti o di ammazzarsi. Così le strutture sanitarie diventano i surrogati dei cimiteri, accogliendo individui che dovrebbero essere morti ma che di fatto non lo sono. Una crisi che il governo non sa come affrontare e che scatena dibattiti in ogni area del sapere: i filosofi si interrogano sulla genesi e sulla natura della morte, mentre la Chiesa si trova a dover conciliare questo fenomeno con la sua dottrina. La partita a scacchi con la morte sembra essere giunta ad una situazione di stallo che dura per ben sette mesi, finchè la Parca annuncia con una missiva di colore violetto che riprenderà a lavorare. Stavolta però non colpirà più a tradimento, ma darà alle sue vittime un preavviso di una settimana, confezionato in una meravigliosa bustina violetta. Tutto sembra funzionare alla perfezione, fino a quando la morte non vede tornare indietro per ben tre volte una delle sua lettere e, incuriosita, decide di andare a fare visita a quel violoncellista che sembra essere l’eccezione a una regola universalmente infallibile.

Brillante, ironico e assurdo: se un libro si potesse descrivere con tre soli aggettivi, sarebbero questi. Josè Saramago non crea un mondo, ma una situazione. Il romanzo non ha una collocazione temporale, né tantomeno dei protagonisti attorno a cui ruoti la storia. Le figure che compaiono nella narrazione non sono altro che questo, figure, burattini che l’autore muove sapientemente allo scopo di intrattenere e divertire lo spettatore. La sua abilità di drammaturgo emerge dallo stile che caratterizza i suoi romanzi: l’uso della punteggiatura è ridotto all’osso e, se dapprima risulta spiazzante, si rivela poi essere incredibilmente diretto e teatrale, dramatic come direbbero gli inglesi. Il tono è giocoso e sembra farsi beffe di tutto, a partire proprio da lei, dalla morte, su cui c’è sempre poco da scherzare. Ma dietro la spessa cortina della comicità fanno capolino tematiche tutt’altro che banali e argomentazioni che potrebbero benissimo essere uscite da una raccolta di dissertazioni ontologiche.

La situazione assurda è l’espediente che l’autore utilizza per ritrarre la società e, in particolar modo, le relazioni tra i vari gruppi che la compongono. Non stupisce perciò che a mettere le mani sulla morte -in senso figurato, ovviamente- sia la maphia, un’associazione criminale nata appositamente per trattare questioni di emergenza nazionale, come l’aumento esponenziale di quasi-morti. La soluzione al problema è più semplice di quanto si pensi: se non riescono a morire da soli, basta dare loro una mano! Un’eutanasia che non consiste nello staccare una spina, quanto nel trasportare i corpi inermi oltre alla frontiera, in un altro Paese dove la morte continua a fare il suo dovere. Questa pratica, che in un primo momento per la popolazione sembra essere l’unica via di fuga, non tarda a suscitare rimorsi e prese di coscienza dei familiari delle vittime, i quali si sentono degli assassini. Ma la questione è presto risolta dalla maphia: basta attestare che la loro dipartita è stata volontaria, che si tratta di un suicidio.

Questa è solo una delle tante istantanee che l’autore ci propone senza avere la pretesa di analizzarle, fino a far entrare in scena proprio la morte. Una figura decisamente umana e poco paurosa, che suscita subito simpatia. È lei ad accompagnare il lettore verso il finale della storia, che mette da parte l’ironia per lasciare spazio ad un’inaspettata sinfonia di dolcezza.

SCHEDA DEL LIBRO
Titolo: Le intermittenze della morte
Autore: Josè Saramago
Genere: Romanzo
Editore: Feltrinelli
Età minima consigliata: 18 anni
Pagine: 224
Federica La Terza

Ogni riccio è un capriccio, un'idea e una curiosità. Il bisogno di andare oltre la superficie, oltre ciò che appare, mi ha spinto a coltivare a livello accademico il mio interesse per la scienza. Di fronte a tutto ciò che passa sotto la lente di ingrandimento della mia curiosità, cerco sempre di ricordarmi che per trovare risposte bisogna fare le giuste domande.