Le mani della speranza

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Ha fatto il giro del mondo la foto pubblicata su facebook da Alicia, la mamma della piccola Nevaeh Atkins nata il 9 ottobre a Glendale in Arizona.

Nevaeh, quando crescerà, potrà veramente dire che in quell’album di fotografie – quello che abbiamo tutti con le foto più belle dai primi giorni in braccio alla mamma fino ai primi passi – ci sono tutti gli scatti dei momenti più significativi dei suoi primi anni di vita: il papà Randy è infatti riuscito a scattare addirittura una spettacolare foto della piccola poco prima che nascesse, nel momento in cui, ancora dentro il pancione della mamma, stringeva il dito del medico che la stava aiutando a nascere con un parto cesareo.

Non c’è nulla di “straordinario” secondo i criteri della scienza (si tratta del “riflesso di prensione palmare”, che porta i neonati a stringere il pugno istintivamente quando qualcosa sfiora il palmo della loro manina), eppure, a giudicare dai circa 15.000 “mi piace” su facebook e dai commenti di commozione, lo spettacolo della vita stupisce sempre, e un gesto come quello di un neonato che stringe il dito – a maggior ragione se ancora “non giuridicamente nato” – mette tanta tenerezza nel cuore di chi assiste a questo semplice ma pur sempre straordinario momento.

Ancora più straordinario se si pensa ad uno scatto simile, risalente a circa dieci anni fa, che il New York Times aveva intitolato “The hand of hope”, “La mano della speranza”, la piccolissima mano di Samuel Alexander Arms e del dottor Bruner.
Samuel era un bimbo di sole 21 settimane di gestazione quando dovette subire un intervento all’interno dell’utero materno per correggere una malformazione – la spina bifida – che altrimenti non gli avrebbe lasciato alcuna speranza di vita; ad operazione quasi completata, sotto gli occhi stupiti del chirurgo e dell’equipe medica del Centro Medico Universitario di Vanderbilt, a Nashville, nel Tennessee, il piccolo Samuel sporse la manina e strinse il dito del dottor Bruner.

La spettacolare foto di quell’istante inaspettato – scattata dal fotografo Paul Harris che doveva documentare lo straordinario intervento – commosse il mondo: era un grido di speranza, di un bimbo non ancora nato giuridicamente, ma già persona, la cui vita era appesa ad un filo e lottava per vivere.

Samuel era dentro il pancione della mamma da sole 21 settimane, ma era già un bambino a tutti gli effetti, come la piccola Nevaeh o tutti i neonati del mondo; aveva bisogno di cure ed è stato curato, e pensare che le leggi di tanti Paesi del mondo negano che fosse un bambino e l’avrebbero “curato” con una ben altra “terapia”: “aborto terapeutico” lo chiamano, ed è consentito “quando siano accertati processi patologici, tra cui quelli relativi a rilevanti anomalie o malformazioni del nascituro” (art. 6 legge 194/78).

Rossella Rumore

Apparentemente distratta ma attenta e curiosa, con picchi di pignoleria - da far rimpiangere la Rossella assai disordinata e sbadata - soprattutto quando si tratta di chiamare le cose con il loro nome, senza se e senza ma... Amo scoprire le sorprese della vita e il mondo a poco a poco… Il mio motto preferito è quello dei ragazzi de La Rosa Bianca: "uno spirito forte, un cuore tenero"