Le meraviglie

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Un film di Alice Rohrwacher. Con Alba Rohrwacher, Sam Louwyck, Maria Alexandra Lungu, Sabine Timoteo, Monica Bellucci, Agnese Graziani. Sceneggiatura: Alice Rohrwacher. Fotografia: Hélène Louvart. Distribuzione: BIM. Paese: Italia/Svizzera/Germania. Anno: 2014. Durata: 110′. Genere: Drammatico. Target: +14.

Come un giocoliere di immagini evocative, Alice Rohrwacher ci presenta un film delicato nel quale si incontrano e scontrano gli sguardi di un padre severo e di una figlia alla ricerca di meraviglie.

Quanto può rivelarsi stimolante lavorare insieme alla propria sorella e per di più su un tema fin troppo familiare? Ma quanto può, allo stesso tempo, essere rischioso e quasi ai limiti dell’autobiografico? Certamente saranno state queste le domande e gli stimoli che hanno tanto sollecitato quanto tormentato Alice Rohrwacher nel momento in cui ha deciso di girare da regista – e non più di un semplice documentario – la sua seconda pellicola. Perché Le meraviglie non è solo fagocitato dai rimandi alla sua famiglia e alla sua vita da bambina, ma vede anche nel cast la presenza di sua sorella Alba, attrice di grande spessore, protagonista di molti film di successo e vincitrice all’ultima mostra del cinema di Venezia della Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile nel film Hungry Hearts. Viene da chiedersi, allora, visti gli ottimi risultati delle due giovani sorelle, cosa ci sarà stato di così speciale in quel pane e miele con cui sono cresciute nella campagna umbra. E viene anche da rispondersi che, da quello stesso miele che le ha allevate, le due donne hanno ricavato quel talento che, ancora giovanissime, ha donato loro un successo più che meritato.

Non a caso, infatti, Le meraviglie è il film della celebrazione di quella vita agreste – quasi bucolica se non fosse per quella campagna un po’ troppo fangosa – fatta di prodotti sani, di miele dolce, di insaccati e formaggi per tutti i gusti, degli ortaggi più svariati e consumati. Ma il film non si risolve solamente a consacrare i prodotti di una terra ancora feconda. Perché il vero motore che dà azione alla vicenda è quel gioco di sguardi e parole biascicate in lingue diverse tra un padre un po’ troppo padrone, e una figlia che a tutti i costi vuole scoprire cosa si cela dietro il mondo rurale in cui è nata e vive.

Le meraviglie è la storia di Gelsomina, tredicenne introversa che vive a contatto con la natura e con le api mellifere, assieme alle tre sorelline e ai genitori. La stagione è quella estiva, e così la solerte ragazzina dedica tutto il suo tempo ad aiutare il padre nell’impollinazione delle api e nella produzione di quel miele che è la maggiore fonte di sostentamento per la famiglia. Ma l’adolescenza, si sa, è l’età della scoperta e del passaggio. Scoperta di ciò che non ci appartiene ancora. Passaggio verso l’ignoto che presto verrà svelato. E anche a Gelsomina quest’età porta l’ansia di novità che contraddistingue tutti gli adolescenti, nonostante viva in un mondo distante anni luce dalla tecnologia e dal progresso. Ed ecco che la presenza di una troupe televisiva nella sua campagna e l’arrivo di Martin, un ragazzino con precedenti penali affidato alla sua famiglia per un programma di reinserimento sociale, irrompono nella sua vita placandole quella sete di novità e promettendole, in qualche modo, meraviglie.

Attraverso lo sguardo attento e vispo di Gelsomina avanza il film, lasciando nello spettatore l’ansia di accadimenti che non accadono, perché scopo della pellicola è presentare un gioco di immagini evocative più che un’indagine psicologica dei personaggi. Gelsomina, le sue sorelline, i suoi genitori, Martin, vengono presentati senza filtri, e non occorrono le lenti dell’introspezione per capire cosa c’è dietro i loro ruoli. Sono persone non catalogabili che vivono in un ambiente non catalogabile ai confini di un mondo che per noi è incatalogabile. E forse questo è il fine della regista che, per non condannare il film ad una sciatta autobiografia, è stata indotta alla presentazione di una pellicola fuori da un tempo e uno spazio predeterminati, con una cornice prettamente documentaristica.

È raro vedere dei film di spessore che oscillano tra realtà e finzione e che, nonostante tutto, stanno ancorati al vero. Ecco perché, Le meraviglie disorienta. Non è ben chiaro se si tratti di una biografia adolescenziale, del contrasto tra un mondo fatto di pietre e uno fatto di lustrini e celluloide – quale è quello portato da Monica Bellucci – o se sia piuttosto l’esaltazione dei meravigliosi prodotti della campagna toscana.

Nonostante ciò, la Rohrwacher dosa delicatezza e sensibilità in una pellicola che ha ricevuto applausi e riconoscimenti all’ultimo Festival di Cannes. E sarà per la dolcezza degli occhi delle bambine, per quel miele di cui il film gronda, per quella campagna da noi così lontana ma così desiderata, per quello strano incrocio tra personaggi ai limiti del reale, che Le meraviglie ha riscosso un così profondo successo.

Amo leggere, affidare i miei pensieri alla scrittura e viaggiare per scoprire la bellezza di tutto ciò che mi circonda. I classici latini e greci sono la mia più grande passione - e di questi ho fatto la mia ragione di vita -, insieme all'arte e alla pittura.