Le mie porte erano aperte al viandante

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Intanto accogli, al resto penserai. Intanto consola, poi verrà il momento di riflettere. Intanto corri, poi verrà il momento di saltare.

Cosa avete da applaudire? Si applaude ai matrimoni, alla prima della Scala, allo stadio quando tira Pogba, ai concerti di De Gregori o durante i comizi elettorali, con le loro promesse e i loro proclami. Ma voi, cosa avete da applaudire, davanti a quella marea di gente senza nome, che fugge dal proprio passato e dal proprio presente? Non c’è Bono Vox a pontificare sulla pace nel mondo (a proposito, quando la smetterà?), non c’è Johnny Depp sul red carpet (il tormentone del momento, visto che c’è chi lo vorrebbe in versione dimagrita, stile Edward mani di forbice), e non c’è nemmeno Ulisse che ritorna a Itaca per riprendersi i propri affetti e sconfiggere i Proci. E allora, cosa avete da applaudire, per lunghi e interminabili minuti, di fronte a un treno che si svuota di persone dagli occhi stanchi e dai visi sconosciuti?

L’Europa non si interessa, l’Europa se ne frega, ci sono più nigeriani a Lampedusa che portoricani a Brooklyn e –a proposito di Nigeria- cosa ci vengono a fare qui i nigeriani, se hanno un Paese stupendo, ricco e felice? Capita di sentire cose così, nel nostro Paese. Spesso non sono solo chiacchere da bar. Se in Germania, infatti, a prendersela con i migranti sono per lo più i nostalgici dei tempi che furono, disagiati estranei a qualsiasi dibattito civile, in Italia l’idiozia non è solo extraparlamentare. Vaglielo a spiegare, a questi soggetti, che in Nigeria persino andare in chiesa la domenica è diventato impossibile. Il consiglio è quello –primordiale- di documentarsi prima di parlare, per non confondere Boko Haram con un lussurioso harem o la Repubblica Araba di Siria con Cecilia Cipressi (ve la ricordate?).

Ora che anche l’Europa più ricca si interessa dei profughi, ed è già partita una gara di solidarietà senza precedenti, quali scuse inventeremo? Che non siamo ricchi come la Germania, che fino a venticinque anni fa era divisa da un muro? Che non abbiamo neanche pane e formaggio per sfamare i nostri figli? Oppure la finiremo, finalmente, di piangerci addosso per aprire il cuore (e i confini) ai problemi altrui? È vero, ci sono tante varianti da considerare, strutture da realizzare, analisi economiche da non ignorare, problemi di ordine pubblico e di terrorismo internazionale e blah, blah, blah. Siamo bravissimi ad analizzare gli ostacoli, ma non riflettiamo mai su come saltare più in alto.

Gli ostacoli di oggi, in fondo, sono gli stessi di ieri: povertà, guerra, violenza, miseria e paura (di chi bussa alla porta e di chi la apre). Forse non abbiamo ancora scoperto come superarli, ma da millenni sappiamo come correre, come prendere slancio prima di saltare. Non maltratterai lo straniero e non l’opprimerai, perché anche voi foste stranieri nel paese d’Egitto (Esodo, 22:21). Lo straniero non passava la notte fuori; le mie porte erano aperte al viandante (Giobbe, 31:32). Intanto accogli, al resto penserai. Intanto applaudi, poi tirerai su le maniche. Intanto consola, poi verrà il momento di riflettere. Intanto corri, poi verrà il momento di saltare, di superare l’ostacolo. Fidati, sarà più facile.

https://www.youtube.com/watch?v=SvfQ6rgagIU

Fabrizio Margiotta

Chitarra, armonica e poesia mi basterebbero per vivere. Nel mio bagaglio, tuttavia, anche studi in Legge e una passione smisurata per il giornalismo e la scrittura creativa. Fàbregas, Faber, Fafo o Fafà, Jeff Beck, Animae Partus... chiamatemi come volete, ma questa è l'ultima volta che provo a descrivermi.