Le quattro false promesse di Internet

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È davvero la tecnologia a segnare il passo del progresso? Dipende se lo si misura dal punto di vista scientifico o da quello umano.

La parola progresso deriva dal latino pro (oltre, avanti) e gradior (camminare), «andare avanti». Se per centinaia di anni l’uomo è andato avanti in modo lento e costante, ultimamente sembra di essere saltati su un treno in corsa che non fa più fermate – e chissà dove ci porterà. Il ritmo del progresso è segnato dalle invenzioni tecnologiche, continue e incessanti, che ci incantano come fuochi d’artificio promettendo un futuro migliore. Così è successo con l’avvento di Internet, seducente messia portatore di democrazia, uguaglianza, conoscenza e comunicazione. Ma ha realizzato davvero tutte le promesse che ci ha fatto? Ormai la rete fa parte delle nostre vite da anni, quindi abbiamo diversi fattori per rispondere alla domanda.

Prima di tutto, il world wide web, questa rete universale capace di interconnettere ogni singolo essere umano, ha promesso una maggiore democrazia, non solo nella politica, ma anche nell’economia, nella società, nel panorama mediatico. Osservando attentamente le dinamiche della rete, più che in democrazia sembra di essere sotto un regime dittatoriale: i cosiddetti Over The Top (Google, Amazon, Facebook) monitorano e registrano ogni nostro movimento, i siti che visitiamo, cosa ci piace, chi siamo, dove andiamo, un po’ come il Grande Fratello di Orwell. Poi cosa fanno con tutti i nostri dati? Li usano per catalogarci e propinarci pubblicità e pagine web in linea coi nostri gusti e opinioni. Da un lato c’è chi dice che potrebbe essere un lavoro utile, perché ci fa risparmiare il tempo di decidere tra tante notizie o prodotti che non sono di nostro interesse, ma dall’altro ci impediscono di confrontarci con l’altro, il diverso da noi, il non conforme alle nostre preferenze. Uno scontro, quello tra posizioni opposte, fondamentale per la democrazia in primis e in secundis per lo sviluppo critico di ognuno di noi. Se altri cominciano a scegliere per noi, a noi resta solo che obbedire.

A braccetto con la democrazia, ci hanno promesso più uguaglianza, ovvero di dare a tutti la possibilità di essere visti, che si tratti di grandi marchi e grandi nomi così come dei più piccoli. È davvero così? I motori di ricerca, le nostre nuove enciclopedie globali, decidono chi sta in alto nei risultati e chi in basso sulla base di algoritmi e formule commerciali. Se la moneta di scambio del web sono le visualizzazioni e noi tendiamo a visitare solo i primi siti dell’elenco, come è possibile ottenere la completa parità quando c’è qualcuno che decide chi sta nelle prime pagine di ricerca e chi nelle ultime?

La rete, grande biblioteca universale, ci ha promesso anche un aumento della conoscenza, notizie sempre fresche, informazioni su ogni branca del sapere. Ma avere semplicemente a disposizione più informazioni non significa che tutti le assimilino espandendo il proprio sapere personale. Sapendo che siamo ossessionati dalla velocità e dal tutto-e-subito, il web confeziona sapientemente informazioni flash, senza cornice né approfondimenti, pronte per essere lette e subito dopo dimenticate. Siamo talmente bombardati di notizie, che nessuno si sofferma più a scavare a fondo, passando sempre alla prossima e più recente. Ne deriva un sapere superficiale, usa-e-getta, che non stimola né lo spirito critico né la memoria. Inoltre l’uomo conosce non solo con la mente, ma anche attraverso il corpo, i cinque sensi, le emozioni; un tipo di conoscenza più profonda, metafisica, spirituale, che ovviamente non è veicolabile dal web.

Infine, altra grande promessa di Internet è stata una comunicazione migliore, la possibilità di parlare sempre e dovunque con persone da ogni parte del mondo. Mantenuta solo in parte: è vero che possiamo comunicare con chiunque superando i limiti spazio-temporali, ma a che prezzo? Parlare con persone virtuali, eliminando i canali para-verbali quali le espressioni e i movimenti del corpo, comporta il sacrificio delle emozioni e dell’empatia. Basta un clic per “spegnere” o “disconnettere” i problemi altrui, focalizzandoci solo su chi ci piace. L’ossessione per la gratificazione immediata e l’istantaneità ci impedisce di costruire relazioni autentiche e durature, che richiedono tempo, sacrificio e pazienza. Nascondendoci dietro a uno schermo, ci presentiamo con un’identità incompleta, a volte addirittura falsa. Se la rete fosse solo un surrogato della comunicazione faccia-a-faccia non desterebbe preoccupazioni, tuttavia oggi ci sono sempre più persone che la usano come unico canale per interfacciarsi con gli altri.

Detto ciò, tengo a precisare che non bisogna affatto demonizzare la tecnologia, che sta portando anche vantaggi e miglioramenti alla società. Come diceva Orazio «est modus in rebus», bisogna tenersi lontani dagli estremi e il modo migliore per farlo è conoscerli entrambi. Essere consapevoli. La consapevolezza è l’arma migliore che possiamo usare per rimanere saldi nei nostri principi e immuni dalle influenze esterne. Conoscere gli inganni della rete e i suoi limiti è importante, ci ricorda che non è la tecnologia a segnare il progresso dell’essere umano, ma il modo in cui l’uomo la sfrutta senza dover sacrificare ciò che è veramente importante.

 

Articolo ispirato dal libro “Internet e l’Io diviso” di Ivo Quartiroli.

Susanna Ciucci

Nata a Milano, laureata in Lettere Moderne e in Media Management, frequento il Master in International Screenwriting and Production all’Università Cattolica. Credo fermamente nel potere delle parole. L'ottimismo e l’inestinguibile voglia di dire la mia mi hanno portato ad aprire un blog “Outside the box. Pensare oltre”. E, dulcis in fundo, ho appena tirato fuori dal cassetto il mio primo libro, DISEGNI TRA LE NUVOLE (L'Erudita, 2016), una raccolta di racconti che vuole tenervi "col naso all'insù".