Le staminali adulte possono curare una malattia alla radice

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«Non prometto nulla, ma se c’è una via è questa». Così Angelo Vescovi, fra i più noti ricercatori italiani, spiega a Tempi.it la sperimentazione, di cui è responsabile e coordinatore, che porterà al trapianto di cellule staminali neuronali adulte su soggetti affetti da Sclerosi laterale amiotrofica (Sla). La sperimentazione del progetto, partito tre anni fa, è iniziata settimana scorsa con il reclutamento dei pazienti. «In primavera faremo il primo trapianto, a cui seguiranno anni di cicli».

 

Perché avete scelto di usare le staminali adulte, che prospettive avete?

«Abbiamo intrapreso questa strada solo perché è la più ragionevole, la più sicura e la più giusta. Noi siamo partiti tre anni fa insieme a un team di scienziati americani. In realtà, la loro sperimentazione è iniziata prima, perché avevano circa 13 milioni di dollari di fondi. Noi invece abbiamo passato anni a racimolare i due milioni di euro che servono almeno per partire. Sulle prospettive non posso fare profezie: la sperimentazione in America è nella fase uno e ci vorranno anni per dire che questa è una terapia sicura che non presenta effetti collaterali tardivi».

 

Voi utilizzate cellule staminali adulte, mentre sui giornali si legge sempre dell’importanza delle cellule staminali embrionali. Per usarle bisogna distruggere un embrione, però servono a salvare la vita a un uomo.

«Quando sento questa affermazione mi scappa da ridere. Perché non è solo ingiusta e discriminatoria ma è pure ridicola dal punto di vista scientifico. Cosa si deve usare per curare il cervello? Le cellule staminali cerebrali, mi sembra ovvio. Dire il contrario è negare l’evidenza. Sarebbe come se uno scienziato dicesse: proviamo a guarire un leucemico non più con le cellule del sangue ma con quelle embrionali. Solo un pazzo potrebbe finanziarlo. Ugualmente non vedo come si possa sovvenzionare chi distrugge gli embrioni. Tanto meno ora che abbiamo cellule adulte riproducibili per i diversi tessuti».

 

Tanti scienziati, però, sostengono il contrario.

«Le staminali adulte sono difficili da replicare, ci sono voluti anni per farlo. Si sapeva fin da subito che era la via più ragionevole, ma è stata anche la più faticosa. Chi per decenni ha tentato la via più facile, ma piena di illusioni, delle staminali embrionali, oggi resiste, non accetta di mandare in fumo l’illusione su cui ha costruito la sua vita. È come chiedere a un cinquantenne di imparare un altro lavoro».

 

Una ricerca che implica la distruzione degli embrioni pone anche problemi etici.

«Il punto è sottile: la ricerca sulle staminali embrionali è iniziata negli anni Settanta, sugli animali, quando da una parte la febbre delle scoperte era alta, e dall’altra, non essendoci in ballo l’uomo, non sembrava importante parlare dei confini della ricerca. Su questo si sono costruiti capitali, carriere, protocolli e corporazioni. Ora i risultati sperati non sono arrivati. Davanti a ciò ci si dovrebbe arrendere a discapito di carriere e corporazioni ma non è facile. E ovviamente il progressivo venir meno dell’etica ha contribuito ad accrescere le resistenze. Ma se comprendo la difficoltà di lasciare quanto si è cercato di costruire per anni, non posso invece giustificare la menzogna di chi sa di mentire denigrando i risultati positivi di altri studi. Penso anche a nomi influenti come quello di Oliver Brüstle, il ricercatore recentemente fermato dalla Corte di giustizia europea, la quale ha condannato la ricerca sugli embrioni. Vuole difendere i suoi brevetti? Lo faccia, ma almeno non attacchi altre ricerche senza prove».

 

Lei è agnostico ma molti colleghi le danno dell’oscurantista. Com’è possibile?

«La mia, infatti, è la posizione di un ricercatore agnostico: solo rimanendo coerente con il principio della scienza, cioè ricercare per difendere il progresso e la vita umana, riesco a essere coerente con quello che la legge naturale dice. Scienza e etica sono un tutt’uno. Solo se vengono rispettate riescono a mantenere la loro originale unità. Al contrario, come si fa a ritenere logica e ragionevole una posizione che vorrebbe creare embrioni apposta per distruggerli a fini terapeutici? Uccidere una vita pensando di salvarne un’altra è contraddittorio in sé. E infatti non è scientificamente verificabile. Anzi. La scienza nasce con lo scopo di proteggere la vita, sostenendo il contrario non si fa altro che frenare la scienza. È conto l’intelligenza chiamare “scienziato” chi decide deliberatamente di fare male a un essere umano teorizzando che sia giusto. Mi rifiuto».

 

Curare un essere umano distruggendone un altro frena la scienza. Questa sua affermazione è scientifica o una credenza personale?

«Che la vita inizi con il concepimento è dimostrato, tanto che per minacciarla si deve dire che vale meno di quella di un adulto. La riproduzione di staminali cerebrali è quanto di meglio esista per fare ricerca. Anche gli Stati Uniti si sono dovuti piegare a questa realtà. Dopo anni spesi per riuscire in questa tecnica si sono aperte davanti a noi tantissime vie. Oggi siamo in grado di prendere una cellula adulta e di riprodurre qualsiasi tessuto nella sua forma giovanile. Queste cellule oggi sono utilizzate in diverse terapie e sono in grado di curare la radice della malattia, non solo i sintomi. Nonostante questo, molti mi danno ancora del retrogrado».

 

Lei è il primo scienziato in Europa che è arrivato a sperimentare il trapianto per curare la Sla e le danno del retrogrado?

«Sì. Nel nostro paese siamo in tanti a combattere, remando controcorrente. Molti in Europa ci prendono in giro. Tedeschi e francesi cercano spesso di minare la nostra credibilità. Ricordo Nicolas Sarkozy quando sorrise ad Angela Merkel in seguito a una domanda circa l’affidabilità dell’Italia. Lui rideva, intanto noi continuavamo a darci da fare per la ricerca. E anche oggi la lunga via delle staminali adulte resta l’unica attendibile».

 

Articolo tratto da Tempi.it

 

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