L’eccezione che conferma la regola. Oppure no?

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«E non mi risponda con la tipica frase: è l’eccezione che conferma la regola. Le eccezioni non esistono!». Così ha solennemente sentenziato il mio professore di Linguistica italiana qualche settimana fa. Le eccezioni non esistono? È la domanda che mi sono posta io, semplicemente per il fatto che spesso, parlando, mi è capitato di usare questa espressione, sia con un significato negativo che con uno positivo. Ma è proprio vero che ogni regola ha la sua eccezione? Oppure come dice il mio professore le eccezioni non esistono?

Chiedo a Google un chiarimento e digito: eccezione. Circa 15.000.000 risultati in 0,13 secondi. Un dato che fa riflettere. Sembrerebbe quasi di essere circondati da un mondo fatto di eccezioni. Allora tutto si capovolge l’eccezione diventa la regola e viceversa. Un mondo al contrario. Guardandomi intorno non mi sembra una considerazione così assurda: bambini che tengono in pugno con i capricci i genitori assenti, coppie che si tradiscono e si rimettono insieme perché il tradimento ha rafforzato il loro rapporto dando una “scossa”, ragazzi e ragazze isolati con la musica alta dei loro I-pod nelle orecchie che si sentono soli ma che su facebook hanno più di 2000 amici…e  la lista potrebbe continuare ancora (purtroppo!).
Le eccezioni non esistono, è vero, ma è perché sono diventate la regola. Ci siamo abituati alle eccezioni, siamo diventati degli “eccezionedipendenti”. Per questo se ci raccontano di una coppia di giovani che si è sposata a 26 anni e oggi dopo 5 anni di matrimonio ha tre figli, tutti spalancano bocca e occhi quasi come fosse un racconto di fantascienza di Isaac Asimov; oppure se una ragazza di 16 anni ci racconta che la domenica mattina si sveglia per andare a fare volontariato alla mensa Caritas, sembra che le sia spuntata improvvisamente una aureola sopra la testa.

Un secolo fa, nemmeno il più visionario tra i visionari dei nostri bisnonni avrebbe potuto immaginare un mondo talmente capovolto.

Torno di nuovo da Google – avevo lasciato la pagina aperta – perché voglio cercare una definizione della parola “eccezione”. Tralascio il link di Wikipedia e cerco qualcosa che mi dia un senso di maggiore attendibilità (con tutto il rispetto per Wikipedia); trovo un link del dizionario di italiano online del Corriere della Sera (http://dizionari.corriere.it/) e clicco:

“eccezione [ec-ce-zió-ne] s.f. 1. Mancata applicazione di una regola; deroga a una consuetudine; cosa, evento che esula dalla normalità. SIN anomalia: la pioggia a luglio è un’e.”.

Rifletto: mancata applicazione di una regola. Forse ai tempi dei nostri famosi bisnonni sopracitati. Oggi le regole non “vanno più di moda”,  lo dice la pubblicità. Deroga di una consuetudine, evento che esula dalla normalità: si aprono troppe finestre virtuali nel mio cervello davanti a quest’ultima parola: “normalità”, dovrei fabbricarmi un clone per metterlo a lavorare tutta la vita sul significato di questa parola. Meglio ritornare alla definizione nell’insieme, perché voglio guardarla in maniera distaccata. La osservo. Ho un’altra conferma: le eccezioni non esistono, le eccezioni sono la regola, anzi la normalità – come a tutti piace dire. Che confusione! Non se ne esce fuori così. Più ci penso e più tutto si complica. Eccezioni che diventano regole, ma non si può dire “regola” oggi perché vieni marchiato a vita come sfigato che ancora segue le regole; per sentirsi liberi non c’è bisogno di regole, anzi non devono esistere. E allora… sono come Dorothy nell’occhio del ciclone: aiuto fatemi scendere!

Ridatemi una speranza, un pensiero felice: qui le eccezioni-regole sembrano essere molte di più di quelle “circa 15.000.000” di Google.

Lasciatemi parlare con quella coppia sposata dei racconti di Asimov, e facciamoli incontrare con quell’altra coppia che ha gradito la scossa-tradimento; facciamo anche  incontrare i ragazzi con l’I-pod con la ragazza con l’aureola così possono andare insieme da qualche parte, magari a fare volontariato la domenica mattina. Perché queste situazioni sono reali e anche se il mondo è veramente capovolto c’è chi tenacemente, anzi eccezionalmente ha detto no alla “eccezionedipendenza”. Allora ben vengano queste realtà: ventate d’aria fresca che ci fanno risvegliare dal nostro essere assopiti, anzi assuefatti dal vivere capovolti.
Non siamo stati creati per avere il sangue alla testa e i piedi per aria. Siamo stati creati per camminare con i piedi sulla terra e con la testa in alto vicina al cielo, perché è così che i passi si fanno più sicuri e le idee sono più libere di circolare.

Articolo di Ilaria Torcia

Cogitoetvolo