Lèggere: da un destino a una destinazione

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La lettura è lo strumento che trasforma una vita fatta di limiti da un destino a una destinazione.

Un furgoncino azzurro viaggia per le stradine accidentate della Basilicata. Ogni giorno arriva a percorrere anche 500 chilometri per raggiungere le località lucane più periferiche. Ma non si tratta di una vettura qualsiasi: è un “bibliomotocarro”, un’Ape di seconda mano adibita a libreria itinerante, con ai lati due vetrine arredate come gli scaffali di una biblioteca. Al suo interno sono contenuti più di 700 libri. Quando arriva nelle piazze o nei campi da gioco, annunciato dal suono di un piccolo organo, i bambini smettono di giocare e corrono entusiasti a scegliere un libro. Alla guida del veicolo c’è Antonio La Cava, un maestro di scuola elementare che, dopo essere andato in pensione, amareggiato all’idea che i ragazzi potessero perdere il piacere della lettura, ha allestito una biblioteca mobile in grado di servire i centotrenta comuni della provincia di Matera. Da allora presta in media 450 libri a settimana, distribuendoli gratuitamente in quei paesi dove non ci sono biblioteche pubbliche.

“I libri hanno messo le ruote”: questo è il suo motto. Si tratta di un’idea che ha avuto grande successo e che ha fatto riscoprire ai più piccoli la magia delle storie, il fascino e la suggestione della lettura. “Per anni sono andato avanti nell’indifferenza dei grandi”, racconta La Cava in un’intervista, “ma per fortuna c’era sempre l’entusiasmo dei ragazzi ad accogliermi. E questo rappresentava per me la benzina per fare tutti i chilometri necessari.” Nei suoi occhi brilla la passione di chi non ha mai smesso di insegnare, l’entusiasmo di chi crede nella forza delle storie e vuole condividerla con tutti. La stessa gioia si legge negli sguardi dei bambini. “Nel più piccolo paese della provincia di Matera, Oliveto Lucano, che conta 450 abitanti, ci vado per raggiungere un solo bambino che, una volta, quando passai da Oliveto, affascinato mi pregò di tornare. Come si fa a non andare anche lì?” A La Cava non sembrano pesare i chilometri che deve percorrere, le ore di viaggio, la distanza: il sorriso dei bambini a cui presta i suoi libri è la ricompensa più grande.

La lettura, dunque, non solo istruisce, ma arricchisce e alimenta le passioni: il medesimo messaggio ci arriva da un “insegnante” sicuramente più noto, Alessandro D’Avenia, quest’anno ospite al Salone del Libro di Torino. In quell’occasione, durante la sua conferenza, ha letto alcuni versi dell’Inferno, dedicati all’incontro tra Dante e il suo maestro di studi Brunetto Latini. E’ voluto partire proprio da lì, da quella che considera la definizione perfetta di un docente, “la cara e buona imagine paterna” che insegna ai suoi studenti “come l’uom s’etterna”. Il sapere consente infatti all’uomo di abitare la propria finitezza e di trascenderla. Lo aiuta a colmare il senso d’imperfezione. Supera le barriere del tempo e dello spazio. Vince l’incompiutezza. E acquista il suo valore più alto solo quando diventa un mezzo per eternarsi. In tempo di crisi, in cui i giovani sembrano perdere la speranza, le certezze vacillano e subentrano paura e scoramento, è importante andare oltre la contingenza storica. La parola crisi, ha precisato D’Avenia, è di origine greca e designa l’atto compiuto dai contadini di separare il grano dalla pula. E’ la stessa funzione che esercita la letteratura: insegna a discernere, a giudicare ciò che ha salde radici da ciò che invece è effimero. Nella crisi, la cultura diventa l’àncora che vince la resistenza delle onde e si fissa al fondale, trasformandosi in un approdo sicuro. Non si sottrae alla realtà sfavorevole e piena di insidie, ma la affronta, rendendo abitabile la sua limitatezza. Perché i limiti non sono una debolezza, ma costituiscono un punto di forza, un dono per gli altri. La lettura non è un modo per rifugiarsi in una dimensione costruita a propria misura, per sfuggire da responsabilità e frustrazioni. È lo strumento che trasforma una vita fatta di limiti da un destino a una destinazione.

Frequento il liceo classico in una cittadina vicino a Torino. Amo scrivere perché confido nel potere liberatorio della scrittura e sono convinta che essa sia, al tempo stesso, il più efficace mezzo di introspezione e il più diretto strumento di apertura verso il mondo. La mia speranza è di riuscire a raccontare e a raccontarmi.