Il giovane favoloso

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Un film di Mario Martone. Con Elio Germano, Michele Riondino, Anna Mouglalis, Isabella Ragonese, Massimo Popolizio, Valerio Binasco. Sceneggiatura: Mario Martone. Fotografia: Renato Berta. Distribuzione: 01 Distribution. Nazione: Italia. Durata: 137′. Genere: biografico. Anno: 2014. Uscita: 16 ottobre 2014. Target: 14+.

In una pellicola lucida e attenta Martone mette a confronto l’uomo Giacomo e il poeta Leopardi regalandoci momenti di grande erudizione letteraria.

Quando ci si accosta ad una personalità letteraria così turbolenta e caratterizzata da quella calma che è solo apparente, inevitabilmente si rischia grosso. E di questo Martone doveva essere ben consapevole. Perché portare sul grande schermo uno dei più grandi vati nazionali, che ancora oggi incanta impetuosamente alcuni e tedia terribilmente altri, non deve essere stato affatto una passeggiata. Anche e soprattutto per il fatto che al regista partenopeo non interessa solamente fotografare, in una sequenza di immagini vane, i versi più belli del poeta di Recanati – Martone non è e non mira a essere un maestrino appassionato di Leopardi – ma vuole mostrare nel modo più fedele possibile, a chi sta seduto davanti allo schermo, quel ragazzo che allunga lo sguardo oltre la siepe ma che inevitabilmente resta confinato in quella prigione dorata nella quale è nato.

Attraverso una delle pellicole più applaudite all’ultima mostra del cinema di Venezia, conosciamo Giacomo, dunque, prima ancora che Leopardi. Ascoltiamo i suoi versi che ci infondono un’aura di magia. Apprendiamo l’essenza del poeta che è prima di tutto un infelice tra gli infelici, un rivoluzionario tra i rivoluzionari, un sognatore tra i sognatori, un uomo tra gli uomini.

Il giovane favoloso esordisce con la descrizione recanatese del poeta fanciullo che, in compagnia degli amati fratelli, Carlo e Paolina, gioca all’ombra di una siepe nel giardino di quella casa austera che rappresenterà negli anni a seguire il luogo della clausura affettiva ed esperienziale da cui Giacomo scapperà a gambe levate. Luogo ameno, si direbbe, è Recanati. Ma il natio borgo selvaggio è segnato dall’anaffettività bigotta della madre Adelaide, dipinta con poche pennellate che sono sufficienti per capire quanto l’assenza d’amore abbia influito sul giovane Giacomo, e dall’odio-amore nei confronti di quel padre severo e innamorato dei suoi figli a tal punto da non lasciare loro la libertà di scelta tra il piacere e il dovere, condannandoli a lunghe giornate fatte di studio matto e disperatissimo.

Unica visione consolatoria che soccorre il poeta è quella della figlia del cocchiere di casa Leopardi – la Teresa di A Silvia – che col suo sguardo dolce gli fa sperare che possa esserci affetto aldilà degli algidi sentimenti familiari. Ma la lingua mortal non dice quel ch’io sentiva in seno, e così Silvia viene in breve tempo portata via dalla natura arcigna, e il poeta sente sempre più forte l’esigenza di fuggire lontano da quella prigione.

Attraverso un gap temporale ci ritroviamo a Firenze, dove il poeta può frequentare salotti mondani in compagnia del caro amico Ranieri e dell’amata Fanny. Ma ben presto, anche questo luogo, nel quale Giacomo aveva riposto le sue speranze di libertà intellettuale, si rivela gretto e abitato dalle false convinzioni dettate da quel finto progresso che l’epoca moderna lasciava intravedere.

L’ultimo atto della pellicola, dopo la breve parentesi romana, si svolge a Napoli, dove i toni e le immagini si fanno pregne di vivacità. E qui il poeta, affascinato e atterrito dall’eruzione del Vesuvio, compone alcuni tra i suoi versi più belli, quelli de La ginestra, che rappresentano non un’invettiva verace contro la natura maligna – perché nulla può contro questa – ma un’esortazione nei confronti dell’umana specie affinché si unisca tutta in una social catena forte e tenace come il fiore della ginestra che resiste alla violenza.

Il Giacomo Leopardi illustrato da Martone e interpretato egregiamente da un Elio Germano sempre più sicuro delle sue capacità attoriali, è attendibile e quasi vero. Quasi, se non fosse per quella distanza intellettuale che ci separa da lui e che non ci consente di capire a fondo una personalità così complessa. Eppure accade raramente di vedere rappresentato un personaggio della letteratura in modo così fedele alle nostre aspettative. Ma, con alcuni punti di distacco da quei luoghi comuni che da sempre hanno condannato il poeta a esser ritenuto uno sfortunato.

Che sia nato e vissuto in una casa austera e frigida è innegabile. Altrettanto innegabile è il fatto che non abbia mai ricevuto quell’amore che ci fa sentire vivi, e che le lunghe ore di studio lo abbiano condannato a una malattia delle ossa non ben specificata. Ma attribuire a tutto ciò la sua anima pessimista significa cadere nel più banale errore che solo le menti più banali commettono. Il giovane favoloso, infatti, rivendica la libertà del pensiero del poeta, contro coloro che, fermandosi alla superficie, attribuiscono le sue convinzioni alle sue disgrazie.

Al contrario, Leopardi fu cinico, ironico e appassionato della vita più di chiunque altro. Tanto appassionato da credere ciecamente nelle buone azioni dei suoi simili e da sperare che un’infelicità comune potesse volgersi nella più comune felicità. Al contrario di chi pensa che Leopardi sia un arrendevole, il film grida a gran voce che il recanatese fu sì pessimista, ma perché estremamente fiducioso dell’intelletto umano. Affermiamo ciò anche se molti critici non hanno apprezzato il ritorno al trionfo del dolore e al pessimismo cosmico per decifrare il poeta.

Il film inoltre ben si presta ad un uso scolastico. Peccato però per la sequenza inutile e non necessaria dei due rapidi nudi integrali di cui avvertiamo i nostri lettori. Non necessaria nemmeno la visita del poeta in un bordello napoletano.

Nonostante questi limiti attraverso una verosimile geografia emotiva e una grammatica filmica fatta di buona fotografia, citazioni erudite e versi immortali, Martone rende giustizia al poeta più amato e avversato di tutti i tempi, regalandoci la voglia di riaprire i libri di scuola per divorare i versi di Leopardi che fanno di lui prima ancora che un grande poeta un grande uomo, e non solo del tempo moderno ma anche di quello postmoderno.

Leggete la nostra intervista “speciale” a Giacomo Leopardi…

Amo leggere, affidare i miei pensieri alla scrittura e viaggiare per scoprire la bellezza di tutto ciò che mi circonda. I classici latini e greci sono la mia più grande passione - e di questi ho fatto la mia ragione di vita -, insieme all'arte e alla pittura.