L’eroe di Timbuctù

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La straordinaria storia di Abdel Kader Haidara, che ha riacceso l’attenzione del mondo sul patrimonio culturale del Mali, difendendo dagli estremisti islamici 350.000 manoscritti di valore

Quando si intravede un esempio coraggioso emergere dalle polveri desolanti della “pulizia” fondamentalista, al di sopra di uno spasmodico tentativo di distruggere la memoria storica e culturale di un popolo (le statue del museo di Mosul o il tempio di Palmira, ad esempio), è proprio allora che quella storia, quella persona, quella bellezza deve essere raccontata.

Tutto ebbe inizio nel 2012, quando Abdel, tornato da un viaggio di lavoro in Burkina Faso, trovò la sua città, Timbuctù, invasa dai miliziani di una delle affiliate africane ad Al Qaeda. Saccheggi, spari, bandiere nere che sventolavano sui palazzi governativi e sui pickup che sollevavano nuvole di terra per le strade. Le incursioni – sia militari che culturali – degli estremisti ebbero, dunque, un risvolto drammatico.
Abdel, che di mestiere fa il bibliotecario e il conservatore di manoscritti antichi, ha un’unica ragione, come studioso e come leader di una comunità: documentare l’importanza che il Mali aveva acquisito anticamente nel pensiero progressista, soprattutto grazie ad alcuni insegnamenti islamici che gettavano un anatema sul fanatismo. E fu grazie alla sua passione che Abdel mise in atto un’operazione clandestina: un team di persone guidato da lui, fondatore della biblioteca, impacchettava minuziosamente antiche opere di astronomia, poesia, storia e giurisprudenza in forzieri metallici e li portava via su carretti tirati da muli e fuoristrada, al sicuro verso case disseminate per la città.

Nel corso di otto mesi, quando neanche le case della città sembrano più sicure, le operazioni finiscono per coinvolgere centinaia di imballatori e corrieri. Contrabbandano i manoscritti fuori da Timbuctù, lungo le strade e i fiumi, oltre i checkpoint dei jihadisti e le sospettose truppe del Mali. Haidara e il suo team mettono in salvo così 350.000 manoscritti da 45 biblioteche a Timbuctù e dintorni nascondendoli a Bamako, a oltre 400 chilometri di distanza dal nord del paese.

E’ risaputo che una civiltà per dirsi degna di questo nome deve possedere una indiscussa memoria culturale; ecco perché risulta fondamentale la custodia di manoscritti del genere che raccontano la storia dell’Africa in modo molto approfondito. Hegel, Kant e altri filosofi dell’Illuminismo sostenevano, al contrario, che l’Africa non avesse una tradizione di scrittura, e di conseguenza non avesse una storia né una memoria. “Era questo l’argomento pernicioso che consentiva di giustificare la tratta degli schiavi” – afferma lo studioso di Harvard Henry Louis Gates Jr. che aggiunge: “l’assenza di scritture, di libri, era vista come un riflesso della posizione di sub-umanità degli africani”. La scoperta di questi libri e la loro coraggiosa ed eroica conservazione avrebbe significato tanto per Kant, Hegel e Hume, che non ne sapevano nulla, ma, fortunatamente, continueranno a dire tanto soprattutto a noi.

Sono Domenico, ho 29 anni e una passione smodata per la scrittura. Il mio sogno nel cassetto è scrivere un libro, l’altro è un viaggio per il mondo in sella alla mia bici. “Strappare la bellezza ovunque sia e regalarla a chi mi sta accanto” è quel che tento di fare attraverso i miei articoli. Spero che un pizzico di quella bellezza arrivi dritta dritta ai vostri cuori! Buona lettura!!!