L’esasperazione della realtà di Bojack Horseman e Tredici

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Un viaggio nell’interpretazione da Yu-Gi-Oh! a Neo Genesis Evangelion

Fra i cavalli da battaglia di Netflix uno risulta fra i più apprezzati: Bojack Horseman. La serie animata, prodotta da Netflix stessa e partita nell’agosto 2014, si presenta come la storia di un ex attore di una serie televisiva anni 90 molto popolare e di successo e del suo tentativo di tornare alla ribalta, basata su un umorismo no-sense alternato a momenti in cui la serie si prende più seriamente. Il principale argomento trattato, però, è la depressione, tema non nuovo ma raccontato in un modo estremamente diretto e con ben poche metafore. Nella prima stagione se ne parlava in modo discreto, si poteva capire il personaggio senza per forza parlarne in modo aperto, però la cosa è andata perdendosi. Gli argomenti trattati diventano espliciti, la depressione di Bojack palesata, come vengono palesati anche i problemi degli altri personaggi. Si perde qualcosa in termini di fruizione, limitando le possibilità interpretative del fruitore.

Nel 2000, in Giappone, uscì la prima stagione dell’anime Yu-Gi-Oh!, tratta dall’omonimo fumetto. A differenza del manga, la serie animata offre apparentemente meno spazio alla caratterizzazione dei personaggi, in quanto incentrato sul gioco di carte e sul mistero attorno al protagonista. Un punto chiave della serie avviene quando, durante il secondo duello tra Yugi e Kaiba in cui il secondo deve battere il re dei giochi per salvare il fratellino, l’ex campione minaccia di suicidarsi buttandosi giù dal castello di Pegasus nel caso in cui Yami Yugi attaccasse il suo mostro. In quei pochi minuti ci viene dato tantissimo: Seto Kaiba è disposto a morire in caso di fallimento, in quanto incapace di accettare da se stesso un simile risultato. Quella scena racconta la società giapponese e il personaggio, ma non viene detto nulla di tutto ciò esplicitamente. Il character design avviene mostrando delle scene che vanno  lette e interpretate, non espresse chiaramente. Questo offre al fruitore non solo la possibilità di analizzare da sé un prodotto, ma anche la possibilità di analizzare se stesso, come si sarebbe comportato al posto di tal personaggio.

Anche Neo Genesis Evangelion, una delle più importanti serie animate mai prodotte, tratta la depressione, eppure non ne parla mai esplicitamente, come non parla mai esplicitamente di incesto e degli altri argomenti della serie. Ogni riferimento religioso e filosofico presente può essere riscontrato come non, permettendo allo spettatore di avere diversi gradi di consapevolezza dell’opera senza però perdere in godibilità nei livelli più superficiali. Neo Genesis Evangelion è un anime mecha, ma di certo non solo una anime mecha.


Avviene diversamente con la seconda stagione di Tredici, dove ogni tema trattato viene mostrato e raccontato nel modo più crudo e diretto possibile, senza alcuna possibilità di interpretazione. Infatti, tutto ciò che viene mostrato nella seconda stagione di Tredici finisce per creare distacco fra chi guarda e i personaggi, a causa del realismo che polarizza gli spettatori fra chi ha vissuto quelle esperienze e chi no. Scene come l’erezione di Bryce o la ricerca di eroina di Justin mettono un muro che isola chi non ha avuto quelle esperienze specifiche.

Noi fruitori riusciamo non solo a leggere i personaggi, ma possiamo anche decidere di non farlo. Questa libertà ci viene privata da opere come Bojack Horseman e Tredici, anche se spetta ai singoli spettatori chiedersi se tutto ciò è accettabile oppure no.

Articolo di Mattia Conselvan

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