Lessico familiare…

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Hanno tentato di rifilarmi l’omonimo libro di Natalia Ginzburg in tutte le salse. Non ci sono riusciti, né genitori, né amici, né professori a scuola. Il lessico familiare lo conosco, ed ha tanto da raccontare di suo. E’ bello scoprire che ciò che caratterizza la tua famiglia è proprio il modo di essere di ognuno in essa – la personalità, l’identità di ciascuno. Senza filtri: in positivo e “talvolta” in negativo (a chi di noi non scappa un insulto contro un fratello per qualche lite stupida?), con alti e bassi, così com’è la stessa vita. La realtà della famiglia non ci risparmia nulla. Né le durezze né le gioie della realtà. Eppure il lessico familiare bisogna saperlo tradurre, leggere, interpretare: non tutti lo comprendono a pelle. Dico e ridico sempre che al posto del Grande Fratello dovrebbero filmare la mia famiglia, specie ai pasti: l’audience di fronte ad una famiglia numerosa, chiassosa, pazza e sclerata salirebbe alle stelle ben oltre la Via Lattea. Ma a questo pensiero inorridisco anche: e se davvero potesse succedere? Panico! Tutti saprebbero che la mia famiglia è pazza, e io con essa. Non posso correre questo rischio! Panico e ancora panico! Invece no. Si cresce e si vedono le cose con occhi e sguardo nuovi, puliti dalla maturazione (come quando hai gli occhiali sporchi di grasso e li passi col sapone!…), impregnati sempre più di un affetto che diventa autentico e semplice, non più doveroso, non più oneroso. Ad un certo punto capisci che alcune scelte familiari che ti hanno, chissà, fatto soffrire, forse erano legate a delle scelte per la vita di noi figli che non potevamo neanche immaginare. Vissi come un trauma l’arrivo in Italia – ancora ricordo il mio primo giorno d’asilo. Vispa, allegra e tremendamente, insopportabilmente briosa e chiacchierona, a 5 anni vado al primo giorno d’asilo – provenienza, Perù. Parlavo solo il cosiddetto “castellano”. Dopo una giornata affranta sono rientrata a casa disperata: “mamà, mamà, que no me entienden!”. La mia vita era persa, era finita, non aveva più senso la mia intera esistenza!: “Mamma, mamma: NON MI CAPISCONO!!”. Problema di VITALE IMPORTANZA per una lingua lunga come la mia, che non sa far silenzio neanche quando dovrebbe – mi meraviglio di non parlare nel sonno! A ripensarci ora, sorrido e penso a quanto avrò tartassato di fluire di parole incomprensibili chiunque mi capitasse davanti nella mia vecchia scuola, e come piano piano abbia imparato l’italiano e abbia ripreso fiducia nella mia lingua lunga – benché in una lingua diversa! – e torturato i miei nuovi compagni di classe con il mio blablablablabla (o con il mio personale neologismo “blablascire”) continuo e irrefrenabile! Lessico familiare è capire che tuo padre vuole che gli passi “il coso che sta sulla cosa in camera!!!!!” (!?!?!?quale camera, per fare la domanda più semplice tra le tante!???). Oppure sapere che il 4 agosto tuo fratello minore festeggia gli anni, e che non può fare festicciole con gli amici che sono tutti in vacanza, allora gli organizzate, in tre sorelle e con qualche amica, balletti, giochi, scherzi… ma ci crederete mai che in una di queste occasioni una di noi entrò in un vaso da pianta enorme in terrazzo, con un’altra fuori con un mestolo e tutte che cantavamo (trovate la filastrocca in versione originale su yotube!) “ban-ban-badrone / non mi mettere in bentola / l’acqua bolle / le batate non sono buone con me / ban-ban-badrone…”. Quanto riderei a rivedere quelle scene! O i balletti di “Viva la mamma” di noi in costume in Trentino – con che goffaggine peraltro! – per dire alla nostra mamma che lei era l’unica e la migliore. E le caramelle immerse nell’acqua da prendere da una ciotola senza mani, e scoprire che le avevamo lasciate lì troppo e che erano peggio delle caramelle mou: ti si incollavano al palato per ore! Il lessico familiare è qualcosa di personale, o meglio, familiare, per l’appunto. Ognuno di noi quando rientra a casa sa di entrare in un mondo nuovo, quasi “diverso”, di certo unico. A volte ci chiediamo che ci stiamo a fare in quel branco di pazzi, a volte siamo noi a far impazzire il branco, ma torniamo sempre. La famiglia è una sola, e solo lei può amarti per chi sei e per chi sei sempre stato. Solo la famiglia. Gli altri sentiranno racconti, vedranno foto, ma non sarà la stessa cosa. Non avranno pulito il tuo vomito nel viaggio della speranza in 5 bambini più tata mentre andavamo verso sette ore di macchina ululanti e litigando per qualsiasi stupidaggine, mentre nostra madre cercava di tenerci a bada, guidare e non diventare folle di fronte a quello zoo! Ognuno di noi ha un tesoro unico nascosto nel nostro passato e donato nel nostro presente. Genitori unici, fratelli e sorelle unici, ricordi speciali e incancellabili. La realtà è anche sofferenza, ma con il tempo la sofferenza acquisisce persino senso e la nostalgia o il rancore si sanano con un affetto rinnovato. La nostra identità deve molto al nucleo familiare in cui siamo cresciuti. Io, nel bene e nel “male”, ne sono riconoscente.