Lettera a Babbo Natale / 1

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– Babbo Natale… ecco… lui… non esiste. – Che peccato… e invece il Natale c’è?

– Sabrinuccia, ormai sei grande, dobbiamo dirti una cosa…
– Sì?
– Babbo Natale… ecco… lui… non esiste.
– …
– …
– Che peccato… E invece la befana c’è?

Ci ho provato, Babbo, che vuoi farci. Volevo verificare che tutte le carte del mio mazzo fossero false. Mi è finita ad aggrapparmi al topino dei denti (o era una fata?), ai trucchetti dei maghi, a Tonio Cartonio e qualche altro collega. Mamma aveva un modo molto artistico, quasi enciclopedico, di aggrapparsi agli specchi: esiste nel cuore dei bambini. Sbirciavo dentro il colletto del mio golfino per trovarvi un vecchietto barbuto: nessuna traccia.

A mia discolpa posso dirti che m’insospettiva già il fatto che, eccezionalmente, entrassi in casa nostra dal termosifone: i condotti stretti stretti non s’addicevano alla tua corporatura, e l’ipotesi di una tua miniaturizzazione era troppo articolata.

Tuttavia la nostra amicizia non è stata breve come avrebbero voluto. Ti ho difeso davanti ai cuginetti scettici, e quando mi guardavano con agnosticismo li scrutavo a fondo mormorando: Ma ne sei proprio sicuro?
S-sì, cioè, non lo so, penso di… o no?

Dici davvero che non ci sia nulla di speciale?

Eccomi qua: un’altra adulta imbrogliona, una donna che pregherà suo marito di mettere un cuscino sotto il maglione rosso per fare felici i bambini, dai, che Natale è senza Babbo? Allevare anch’io il mio orticello di illusioni, bruciacchiare sogni di zucchero per ottenerne fumo negli occhi, entrare nell’immensa cerchia dei bugiardi a fin di bene, ché le bugie sono oppio che ci tiene in vita.

Oppure opporre il mio moralismo a questa festa commerciale, smontando gli alberi e allestendo presepi; essere la madre dei pargoli saputelli della scuola, quelli che sconvolgono i coetanei con la scioccante notizia della tua inesistenza; diventare cinica, statuaria, e sorbire con malcelato disgusto lo sfinente pranzo coi parenti al termine del quale si ricevono sempre le stesse sciarpe di lana (davvero credono che uno, in quasi due decenni, non abbia ancora una sciarpa di lana?); piombare sul divano alle otto di sera sospirando “E un altro Natale è andato, per fortuna”.

Dici davvero che non ci sia nulla di speciale?

Questa volta sei tu a sussurrarlo a me, caro il mio Babbo. E non ce la faccio a dirti di no.
A ripensarci, il fatto che tu non ci sia è stata una bella scoperta: tutto quel traffico di buste lo aveva fatto qualcun altro al posto tuo. Gente col cuscino sotto il maglione che ignorava il prurito della barba finta e incorniciato da cotone idrofilo rideva nel vedermi ridere; e chissà che pure adesso non ci sia dentro un armadio (o un termosifone, che importa) un pacchetto con scritto il mio nome.

Per cui, se non ti offende, devio le speranze che ti rivolgevo verso la meraviglia, lo stupore in sé, quella cosa che, se anche le città non fossero decorate come casa di Lady Gaga, ci caricherebbe di energie molto superiori a quella elettrica, che usiamo a iosa per incantarci da ebeti davanti agli abeti.

L’immotivata motivatissima felicità disneyana della gratuità, del fischiettare per strada, degli abbracci coi cappotti. Ché perdonarsi, ricominciare, ingegnarsi per gli altri, è più semplice di digerire il cenone della Vigilia.

– Babbo Natale… ecco… lui… non esiste.
– Che peccato… e invece il Natale c’è?

Sabrina Sapienza

Scrittrice nel tempo-libro, a tempo perso, nel tempo disperso, nottetempo, in tutti i tempi dell'indicativo, in tempi di gloria, ai tempi del colera e delle mele, ma senza disdegnare l'altra frutta che tinge d'incanto i mercatini del bello e del vero; scrittrice, ad ogni modo, a modo mio.

  • Michele Fatta

    Mi piacciono le tue considerazioni brillanti sul Natale, ma non voglio eludere la domanda: “Natale di chi ?”, “..perché ?”. Altrimenti è come un abete senza radici, un epilogo di vita, imbellettata, che dura dieci giorni e poi lo puoi conferire alla nettezza urbana. Ti sembra moralismo fare un Presepe e “mettersi dentro” ? Detto in positivo collegherei il tuo articolo a quello di Giulio Piva: http://www.cogitoetvolo.it/il-natale-laico-ovvero-il-natale-senza-il-festeggiato/

  • Sabrina Sapienza

    Ciao Michele e grazie per il confronto! Sono cattolica e praticante e credo come te che il Natale sia il più grande caffè decaffeinato esistente. Il mio articolo, proprio come il Natale stesso, è a libera interpretazione: puoi leggere la sua magia in chiave puramente commerciale, oppure gradirlo anche per quella. Mi sembra moralismo non fare il presepe, ma smontare l’albero in nome del puritanesimo, additarlo come una blasfemia, metterlo nel calderone della generalizzazione. Ho un abete bellissimo e fintissimo, e mi piace da morire perché, nell’intimità serale delle lucine, mi dà un senso di pace e di bellezza che bussa direttamente alla porta del Festeggiato. Mi piacciono i piccoli gesti perché sono buste da lettera fornite da Dio stesso. Mi piace l’universalità del Natale perché la nostra felicità, cristiana o laica o atea, parla sempre di Dio.

  • Michele Fatta

    Daccordo.