Lettera a D. Storia di un amore

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«Stai per compiere ottantadue anni. Sei rimpicciolita di sei centimetri, non pesi che quarantacinque chili e sei sempre bella, elegante e desiderabile. Sono cinquantotto anni che viviamo insieme e ti amo più che mai. Porto di nuovo in fondo al petto un vuoto divorante che solo il calore del tuo corpo contro il mio riempie». Chi ha letto André Gorz, filosofo e padre dell’ecologia politica e dell’anticapitalismo, non potrà mai dire di averlo conosciuto fino in fondo se non dopo aver completato anche l’ultimo tassello letterario (Lettera a D. Storia di un amore).  Prima, in effetti, si farebbe addirittura fatica a capire l’importanza della moglie Dorine nella sua formazione culturale, politica e filosofica. Ecco perché la lettura di questo romanzo sarà pronta a stupirci, a colmare eventuali lacune.

L’incipit di questo libro offre la prima chiave di lettura che definirei tipica della condizione amorosa. La narrazione del filosofo appare onomatopeica: fa sentire i crampi che solcano lo stomaco quando si è innamorati. In quella situazione il respiro diventa affannoso e il mondo attorno a noi sembra non esistere più. Il filosofo traccia, in questo modo, un bilancio incontrastato di un amore necessario in cui piani diversi: individuale, politico, sociale, si intersecano in un’unica soluzione. Fulcro dei tre livelli è Dorine, la sua donna. È lei il pretesto che gli consente di ripercorre a ritroso la loro vita di coppia, nel tentativo di mappare i luoghi, di dare una testimonianza del loro passaggio. E quando Dorine prova a rimproverare André, soprattutto sulla sua negligenza al matrimonio e all’ufficializzazione del loro rapporto («noi saremo ciò che faremo insieme»), Gorz non può che ammettere ed ammirare, anche se in seguito, la grandezza della sua compagna: «Era quasi Sartre».

Lettera a D. Storia di un amore, è una lunga lettera d’amore ma è anche un monito. Un monito a non «rimandare l’esistenza a dopo». «Mi sono detto che alla fine dovevamo vivere il nostro presente invece di proiettarci sempre nell’avvenire». Un invito, insomma, a guardare con occhi nuovi ogni giorno, a non lasciare nulla d’intentato sulla strada dell’amore. Di una storia d’amore intesa, soprattutto, come condivisione.

«Ho avuto molte difficoltà con l’amore perché è impossibile spiegare filosoficamente perché si ama e si vuole essere amati da una tale persona precisa con l’esclusione di tutte le altre». Aporie filosofiche lasciate sospese e alle quali non sapeva rispondere quando, nel pieno della sua elaborazione creativo-filosifica-culturale, era tutto concentrato su se stesso. Ora, però, spostando lontano da sé la sua attenzione, quelle domande trovano una risposta, una piena soddisfazione, perché (ri)pensa all’amore non dimenticando la lezione di Sartre. «È così: la passione amorosa è una maniera di entrare in sintonia con l’altro, anima e corpo, e soltanto con lui o lei». Siamo oltre ogni concetto filosofico. E quando tutto ciò diviene chiaro, André Gorz è consapevole che la sua esistenza e quella di Dorine sono ad una svolta: vivere quell’attimo senza pensare al domani.

Un’altra possibile interpretazione del testo potrebbe essere di natura letteraria, vale a dire quella “propria della letteratura, dello scrivere”. «Lo scopo primo dello scrittore non è ciò che egli scrive. Il suo bisogno primo è di scrivere. Scrivere, cioè assentarsi dal mondo e da se stesso per farne, eventualmente, materia di elaborazioni letterarie. E solo secondariamente che si pone la questione del soggetto trattato». Questo è quello che contraddistingue un vero scrittore e, sempre a proposito della scrittura, Gorz continua così: «Cosciente che, quando tutto sarà stato detto, tutto resta ancora da dire, tutto resterà ancora sempre da dire, in altre parole: è il dire che importa, non il detto. Ciò che avevo scritto mi interessava molto meno di quello che avrei potuto scrivere in seguito».
Un pensiero che è anche una speranza: credere nella potenza della parola e credere nel futuro.
Un’ultima chiave di lettura potrebbe essere quella relativa alla condizione sociale e politica.
«Il soggiorno negli Stati Uniti ha contribuito a far evolvere i nostri centri d’interesse. Mi ha aiutato a capire che le forme e gli obiettivi classici della lotta di classe non possono cambiare la società, che la lotta sindacale dovrebbe spostarsi su nuovi terreni». Le due esistenze si intrecciano, focalizzandosi su obiettivi comuni e passioni condivise. Anche quando irrompe la malattia Gorz non si tirerà indietro e sarà pronto a tutto pur di starle accanto ricordandole una vita di condivisioni. «Avevo voluto credere che avevamo tutto in comune, ma tu eri sola nel tuo sconforto».

Dorine ha compiuto ottantadue anni e l’epilogo in realtà non è altro che, seguendo il filo dei ragionamenti di James Joyce, un’epifania e, dunque, una rivelazione. Lei aveva visto l’altro lato, perché la malattia, quel morbo degenerativo, l’avevano costretta a girare altrove il suo volto. «Sono sicuro che lavoravi ad assuefarti alla morte per combatterla senza timore. Eri così bella e risoluta che non potevo immaginare che potessi rinunciare a vivere».

La struttura della lettura ci riporta, in questo modo, all’inizio del nostro viaggio e il filo dipanato sembra prendere la sua inesorabile direzione.

«Ciascuno di noi vorrebbe non sopravvivere alla morte dell’altro. Ci siamo spesso detti che se, per assurdo, avessimo una seconda vita, vorremmo trascorrerla insieme».

Un presagio di ciò che poteva essere e di ciò che, effettivamente, è stato.

Gorz pone fine ai suoi giorni all’età di 84 anni, insieme con sua moglie Dorine. I due cadaveri abbracciati sono stati ritrovati il 22 settembre 2007 nella loro abitazione di Vosnon.

La lunga e appassionata storia d’amore evolve in un tragico epilogo che, tralasciando l’aspetto romantico e fedele dell’amore, conduce i due amanti alla negazione di quello stesso sentimento posto alla base della loro unione: la vita. Non è, in fondo, un controsenso che l’amore per una persona possa spingere l’altra al suicidio?

SCHEDA DEL LIBRO
Titolo: Lettera a D. Storia di un amore
Autore: André Gorz
Genere: Romanzo
Editore: Sellerio
Età minima consigliata: 16 anni
Pagine: 68

Sono Domenico, ho 29 anni e una passione smodata per la scrittura. Il mio sogno nel cassetto è scrivere un libro, l’altro è un viaggio per il mondo in sella alla mia bici. “Strappare la bellezza ovunque sia e regalarla a chi mi sta accanto” è quel che tento di fare attraverso i miei articoli. Spero che un pizzico di quella bellezza arrivi dritta dritta ai vostri cuori! Buona lettura!!!