Lettera a Nettuno

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Possibile che l’acqua, elemento vitale, possa nascondere così tante insidie? Ho scritto al dio Nettuno per chiarirmi le idee

Egregio dio Nettuno,
ormai sono settimane che provo a contattarla, le ho inviato decine e decine di lettere agli indirizzi più disparati: dall’Oceano Pacifico a quello Atlantico, dal Mar Mediterraneo al Mar Nero. Ma nulla, nessuna risposta. Allora ho provato a cercarla su Facebook, su Twitter, su Linkedin. Inutile! In effetti non credo che in fondo al mare prenda una qualsiasi rete Wi-Fi. A questo punto, disperato, ho ingaggiato un detective privato, uno di quelli bravi, che sa fare il proprio lavoro. Questo investigatore mi ha detto, con una gran dose di certezza, che lei si nasconde in un luogo molto lontano: Atlantide. E proprio Atlantide sarà il luogo presso cui invierò questa lettera. Mi dispiace ma ormai, dopo secoli, il dio dei mari, il grande Nettuno, Poseidone per gli antichi Greci, è stato ritrovato. Può spiegarmi perché è andato così lontano e perché non è più tornato? Un tempo era una forza della Natura, ha fatto passare le pene dell’Inferno persino ad un osso duro come Ulisse…

Perché è andato via? Ha forse consultato l’Oracolo di Delfi? Conosce già da secoli il destino che è stato riservato alla nostra tanto amata Sicilia? Sì, ne sono sicuro. Lei conosce da sempre il destino di questa terra sciagurata ed ha preferito lavarsene le mani.
Quanto sarebbe stato bello avere un dio, ma anche un semidio, un eroe in grado di risolvere i problemi degli uomini, ma lei è andato via fregandosene di noi e della nostra sorte.
Sa cosa nasconde adesso il mare di Sicilia? Certo che lo sa. Il Canale di Sicilia è il sepolcro di decine di migliaia di anime speranzose. Senza un vero padrone del mare, i fondali sono diventati il vero punto di arrivo di tantissimi migranti. E i potenti dei dove sono? Sull’Olimpo a litigare… Gli uomini scappano dalla furia del dio Marte, ma non hanno l’aiuto di Nettuno.

La cosa che fa davvero paura è che non è solo questo il problema da cui lei, Nettuno, è scappato. Il territorio di Messina è un territorio fragile come pochi. Le colline crollano, i fiumi straripano, le calamità naturali non mancano. È come se il Chaos originario non se ne fosse mai andato. Come fa a mancare per giorni e giorni, ad una città come Messina, un bene basilare come l’acqua? Per Bacco!
Nettuno, lei è il dio del mare! Sa benissimo quanto è nobile il suo compito, quanto è importante l’acqua per gli uomini. Come può stare lontano anche in queste circostanze?

Non riesco a capire se la sua è codardia o incapacità. Sa bene quanto è difficile per dei poveri mortali fare qualcosa quando non si ha l’appoggio degli dei. E ben poco ce ne faremmo noi mortali di un ponte sullo Stretto, quando viviamo maledizioni come quelle sicule. A cosa può servire un ponte? Ci penso e ci ripenso ma le uniche risposte che trovo sono quella di evitare Scilla e Cariddi o di far arricchire Mercurio, il dio delle vie di comunicazione e dei ladri….
Ah, caro Nettuno, se lei fosse nel pieno delle sue attività forse non vivremmo queste atrocità. Lei continua a lavarsene le mani. Se le cose non dovessero cambiare, sarà proprio la Sicilia a fare la fine di Atlantide!

Francesco Pirrotta

Sono uno studente di ingegneria. Amo la matematica, la lettura, la scrittura, l'attualità, lo sport e la politica. Sono un sognatore: sto coi piedi per terra, ma con gli occhi all'insù. La penna, per me, è solo uno dei modi che ho per migliorare il mondo.