Lettera agli studenti che affrontano i test per l’università

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Carissimo Studente, riprendo a scriverti in queste ore che ti vedono in fila per affrontare i temuti test per l’ammissione ad alcune facoltà universitarie. Forse sono le uniche ore in cui vorresti trovarti tra i banchi di scuola o preferiresti studiare a casa per un’interrogazione anziché mettere crocette in quantità! Certo queste prove ti coinvolgono in un momento particolare della tua vita e di quella della scuola italiana, quando storicamente ci si preparava agli esami di maturità, e per l’università c’era tempo, pochi mesi, ma settimane preziose.

Tu o qualcuno dei tuoi colleghi ha già fatto simili esperienze per le università private, facendo i conti in anticipo con certe scelte, dunque ora tocca a te! In classe ti abbiamo visto distratto durante le spiegazioni e la tua mente era proiettata a questi giorni; ti abbiamo trovato pensieroso e il tuo cuore batteva già per il futuro; sei stato assente più di un giorno, proprio tu che in cinque anni c’eri stato sempre; ti abbiamo visto arrivare in ritardo dicendo che avevi fatto tardi la sera prima per finire di studiare per i test, neanche per una festa di compleanno; più d’una volta hai nascosto, a volte mica tanto, sotto i libri si scuola quelli dei quiz e quante altre mi hai chiesto en passant che cosa volesse dire l’uno a l’altro termine che non aveva a che fare con l’argomento che studiavamo; hai rimandato le interrogazioni, ha persino fallito qualche compito in classe, non sei neppure partito per la visita di istruzione, e tutto per essere pronto in queste ore a dire – come leggo su un social network: “Ed oggi si sente più che mai la consapevolezza di essere sicuramente tutti più forti di stupide crocette”.

Giuste o ingiuste che siano questo tipo di prove, sai bene che non saranno le uniche nella vita e non lo saranno sia nella prospettiva negativa, cioè che “la vita è piena di prove”, sia in quella positiva, cioè “che c’è sempre un’altra possibilità”. Non si tratta di accontentarsi né di essere sprovveduti, bensì di vivere con sano realismo questo tempo come un’opportunità di crescita, e tieni conto che nessuno cresce senza portare con sé qualche ferita. Conta, però, l’atteggiamento, la capacità di affrontare la prova consapevoli di ciò che si vale e che si è fatto; conta sapere che sbagliare la crocetta fondamentale non corrisponde al detto “metterci sopra una croce”; conta credere in se stessi ed essere consapevoli che tanti altri credono in te, e ci crederanno nel male e nel bene; conta imparare a trasformare le eventuali ferite in feritoie, capaci di far passare la luce e non il dolore.

Penserai che è facile per un prof dire ciò, ma posso dirti che non lo è così tanto, perché qualche crocetta importante l’ho dovuta mettere anch’io in passato, perché ho visto tuoi compagni farcela e non farcela, piangere di gioia e di delusione; soprattutto so che è possibile, ogni volta, ricominciare, rimettersi in gioco, puntare in alto, certamente stanchi, ma sereni di avere affrontato consapevolmente quella prova con tutte le forze. Ora tocca a te, coraggio!

Ufficialmente Prof. di Lettere in un liceo di Catania, quando mi tolgo gli occhiali, entro in una cabina telefonica e indosso una tuta col mantello sono anche giornalista, scrittore e educatore...o forse è il contrario?! Sicuramente mi piace vivere con i piedi per terra, lo sguardo in cielo e le maniche rimboccate per agire.