Lettera al mio cuore

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Ma voi parlate mai con il vostro cuore? Io forse l’ascolto, ma non gli avevo mai scritto una lettera…

Al cuore.

Ciao. Come va?
Mi stavo chiedendo quando smetterai di affollare la mia mente con pensieri tristi, che fanno quasi concorrenza al giovane Werther… Perché lo so che è colpa tua. Ho visto un bel film…un personaggio diceva che ogni tanto un po’ di tristezza fa bene. Fa bene perché trasforma la nostra prospettiva e ci fa vedere tutto più profondamente. Sono d’accordo, però in questo momento non sto aspirando all’infinito, motivo per cui questa profondità adesso non è necessaria! E va bene, cuore mio, va bene! Vuoi inghiottire il tempo…ma quanto ne vuoi?! I miei sogni ormai sono stati spenti dall’abitudine. Dall’abitudine di sorridere. Forse sarà proprio questo tuo desiderio di infinito a donarmeli di nuovo? Mah… Quando chiudo gli occhi e guardo dentro di me, ti vedo dentro la cavità toracica, mentre ti stringi, ti pieghi e piangi. Nemmeno i polmoni riescono a consolarti. Ma sei sicuro che lì dentro riuscirai a trovare l’infinito che cerchi?

Gli occhi… Certo, gli occhi! È attraverso questi che lo cerchi.
Aah…le mani! è con le mani che senti il calore della gente.
Pensi che in loro esista l’infinito?
Cuore, cuore… Che pensi?!

L’infinito…l’infinito io l’avevo trovato già. Lo avevo toccato con mano e visto con gli occhi. Erano Loro l’infinito, erano anche Loro. E ogni qual volta sorridevano, l’infinito arrivava fino a te, nella cavità toracica, dove allora tu riuscivi a scorgere perfino le stelle e la luna e le nuvole. E ora che sono andati via ricominci a cercare? Io non voglio altro adesso. Vorrei solo riavere quel tempo. Vorrei. Ma “vorrei” è un condizionale, e nel presente il condizionale del passato non può esistere. Vorrei solo riavere quel tempo… Ma in fondo l’infinito è distribuito in ogni uomo, in ogni stella, in ogni luna e in ogni nuvola.

E allora, cuore, cerca!
Cerca dentro e fuori dai ricordi. Cerca dentro e fuori dal passato. Cercalo anche in questa tristezza che ci porterà verso l’infinito, insieme. E l’infinito poi mi farà capire che anche questa malinconia non è stata poi così male… Forse perché mi ha riavvicinato a te. A te e alla visione profonda del tutto.
Consolati, dunque. Guarderò dentro di me più spesso, per evitare di lasciarti solo mentre ti stringi, ti pieghi e piangi. E sorridi.

Batti il cinque,
tua sempre Martina.

 

Studentessa in fuga dalla noia, non è un intellettuale, non è un artista. Ha solo una connessione internet.