Lettera di Natale ai miei studenti di ieri e di oggi

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Quando eravamo piccoli, a casa e a scuola, ci facevano scrivere la lettera a Babbo Natale in vista della festività natalizie. Scrivevamo i doni che desideravamo e che ci meritavamo perché eravamo stati davvero molto buoni. Ho ripreso le lettere di quand’ero bambino e, commosso per la semplicità di allora, non potendo più scrivere a Babbo Natale per ovvie ragioni, ho pensato di indirizzare qualche parola a voi. Cosa potrà mai chiedere un Prof ai propri studenti e a quelli che leggeranno queste parole? La quotidianità scolastica mi dimostra sempre più che, nonostante le difficoltà, è un dono grande la vostra presenza e per voi vale davvero la pena continuare ad insegnare. Non scrivo questo perché il Natale rende persino i Prof più buoni, né ho il bisogno di essere confermato nelle mie scelte o applaudito; ci credo e basta, ci credo con tutto il cuore, ci credo come credo al Natale “Santo” più che a quello “buono”. Così eccovi le mie “richieste”, ma queste stesse rivolgo innanzitutto a me stesso quasi come compiti per vacanze:

– Lasciamoci meravigliare e provocare dal Natale, facciamoci inquietare positivamente dalle domande forti che proprio in questo tempo di festa ci interpellano su ciò che di surreale, magico, commerciale, banale, pubblicitario si costruisce mettendone da parte il vero senso.

– A Natale dovremmo essere più buoni? Niente di più falso! Dovremmo essere quotidianamente più buoni, soprattutto quando non è Natale oppure bisognerebbe vivere ogni giorno come se fosse Natale. La stella indica ancora una volta di puntare in alto, di prendere il largo, senza nasconderci dietro ad un dito,  né dietro ad uno pseudobuonismo!

– Sia un Natale sconvolgente! Infatti non è, e non può essere, un evento rassicurante. L’irruzione che ieri Dio ha fatto nella vita dell’uomo, oggi la fa nelle nostre, con chiamate sempre nuove, che appaiono sempre sproporzionate ai propri mezzi. Scopriamo, anche se non ci crediamo, che dietro ogni responsabilità, dietro ogni dovere, c’è qualcosa di bello che ci precede, che siamo chiamati a custodire e a raccontare.

– Proviamo che è Natale vero quando stringiamo una mano con amicizia, quando ci meravigliamo come i bambini, quando non puntiamo il dito, quando ascoltiamo il silenzio e in silenzio, quando diciamo “ti amo”, quando perdoniamo nonostante tutto.

– Pensiamo, anche solo per cultura, ad un Dio che nasce bimbo in una stalla. Ci getta in faccia tutta la debolezza umana, la stessa che ci fa perdere i punti di riferimento in alcuni momenti difficili della vita, se non stiamo aggrappati a qualcosa per cui vale la pena vivere e sognare. Ci insegna a non perdere di vista ciò che conta veramente, a non buttarsi giù alla prima difficoltà e a non vantarsi troppo al primo successo.

– Puntiamo sullo stare insieme in famiglia, con gli amici, in comunità con il cuore disponibile. Ci faremo gli auguri anche laddove c’è sofferenza, soprattutto in queste situazioni! Il Natale ci dà una prospettiva di speranza, ce la dà con chi ha condiviso e condivide la nostra storia, ne è parte, ci ha sostenuto e ci sostiene, ha contribuito e contribuisce a migliorarla.

– Il Natale è “strano”! Si dice che i piani Dio non sono i nostri piani. Questo può solo sollevarci, darci serenità. Spesso pensiamo che possiamo organizzare ogni cosa,  progettare come se fossimo eterni. Il Natale, che ci crediamo o no, ci mostra che il divino entra nella nostra storia, bussa alla porta del cuore, non la forza e non la abbatte; quella del cuore è una porta che si apre dall’interno con la chiave della nostra libertà.

– È Natale! Lasciamoci commuovere non nel senso nostalgico o del pianto, bensì riscoprendo il valore latino del verbo, cioè di un verbo che indica movimento, spinta, slancio, cammino come i pastori verso la grotta, come i Magi seguendo la stella, come Maria e Giuseppe verso Betlemme, come un innamorato verso l’innamorata, una madre verso il figlio, chi più ha verso chi ha meno. Auguri di cuore. Sia un Natale Santo, sia un Natale commovente!

Ufficialmente Prof. di Lettere in un liceo di Catania, quando mi tolgo gli occhiali, entro in una cabina telefonica e indosso una tuta col mantello sono anche giornalista, scrittore e educatore...o forse è il contrario?! Sicuramente mi piace vivere con i piedi per terra, lo sguardo in cielo e le maniche rimboccate per agire.