L’Europa come destino

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Giovani universitari protagonisti dell’Europa che verrà

Non dimentichiamo la dimensione storica. L’Europa è in cerca di un proprio equilibrio fin dall’assassinio dell’Arciduca Ferdinando a Sarajevo.
Comincia così l’intervento di Andrea Zannini, docente di Storia dell’Europa. È il 18 ottobre, Udine è baciata da un soleggiato pomeriggio autunnale, il luogo è prestigioso: Palazzo Garzolini di Toppo Wassermann, uno dei luoghi storici della città, sede della Scuola Superiore. L’evento in programma si intitola I confini dell’Unione Europea ed è organizzato da un gruppo di studenti, membri della Rete Italiana degli Allievi delle Scuole e degli Istituti di Studi Superiori Universitari. Si parla di Balcani, Kurdistan, allargamento dell’Unione, futuri assetti istituzionali, Europa a due velocità. Gli studenti universitari dialogano con gli esperti, con tre diverse prospettive: oltre ad uno storico, intervengono un esperto di geopolitica e un’esperta di diritto europeo e dei paesi balcanici. Al centro della discussione sta l’idea stessa di ‘confine’, inteso come limite di una regione geografica.
Confine è una zona di transizione in cui scompaiono le caratteristiche individuanti di una regione e cominciano quelle differenzianti.
Insomma, un confine segna una netta linea di demarcazione tra chi sta al di qua e chi sta al di là di esso. Alla luce di ciò, le domande in gioco sono molteplici: quali dovrebbero essere i confini fisici di un’entità sovranazionale come l’Unione Europea? Quali i confini culturali? I due dovrebbero necessariamente coincidere? Qual è il futuro dell’area Schengen nell’epoca del terrorismo globale?
Un dato in particolare deve far riflettere: l’integrazione europea ha perso mordente, soffocata dalla crisi economica e dalla crisi dei migranti. Se nel 2004 si è celebrato un ampliamento massiccio, con l’ingresso di Rep. Ceca, Ungheria, Estonia, Lettonia, Lituania, Malta, Slovacchia e Slovenia, coronato poi nel 2007 con l’ingresso di Romania e Bulgaria, oggi le spinte si fanno contrarie, tanto all’interno, quanto all’esterno dell’Europa. L’area balcanica, da sempre indicata come naturale futuro membro dell’Unione, appare ancora in preda all’instabilità politica, ma soprattutto tentata dalle lusinghe economiche dei paesi del Golfo e della Cina; Polonia e Ungheria faticano a dialogare con le imposizioni di Bruxelles; Parigi e Berlino pensano ad una Europa e più velocità, affinché gli Stati più avanzati non vengano ‘rallentati’ dalle economie più deboli; Austria, Repubblica Ceca e Slovacchia hanno chiuso i loro confini e rifiutano una divisione equa dei migranti; senza dimenticare i disastrosi effetti della Brexit. Cosa è cambiato in questi dieci anni? Cosa è andato perduto? La cittadinanza europea.
Ci sentiamo sudditi di un sovrano distante e indistinto. Il principio che prima ci distingueva in quanto europei, ovvero la libera circolazione all’interno di un territorio vastissimo, oggi sembra andato perduto. Come riconquistare, dunque, il nostro status? Come sentirci nuovamente cittadini europei? L’evento di Udine non è stato che un ‘evento programmatico’: i confini, in fondo, ci definiscono, in quanto delimitano un’identità. Una lunga serie di iniziative di carattere nazionale seguirà nei prossimi mesi, con il preciso obiettivo di fare altrettanto: delimitare e dunque riscoprire un’identità europea.
Per l’esattezza dieci conferenze, che toccheranno nove città italiane, da Pavia a Catania, passando per Pisa e Roma. Ogni evento affronterà una tematica diversa, ma sempre legata al futuro dell’Unione Europea, sarà organizzato da giovani universitari e prevederà lo stesso format: un dialogo tra esperti e studenti, per avvicinare i giovani universitari alle istituzioni e agli ideali europei. Tutte le conferenze, come quella di Udine, verranno trasmesse in streaming sul canale YouTube della Rete degli Allievi e sarà possibile intervenire e fare domande attraverso i commenti al video.
L’Europa, come l’abbiamo conosciuta, sta cambiando. Le spinte referendarie per l’autonomia in Scozia, Catalogna e ora anche Lombardo-Veneto non sono altro che l’ultimo tassello di un puzzle più complesso. Mai come ora le pulsioni politiche dei paesi membri hanno preso le sembianze del populismo e del nazionalismo. Mai come ora la minaccia del terrorismo è stata concreta. Mai come ora venti di guerra hanno minacciato i paesi dell’Europa orientale. Mai come ora la crisi dei migranti e la chiusura delle frontiere hanno minato le fondamenta stesse dell’Unione. Mai come ora il mercato unico è stato messo in discussione. Mai come ora la Brexit ha posto davanti agli occhi del mondo una prospettiva inquietante: il fallimento del sogno europeo. L’Europa sta cambiando, ma in quale verso? 
Che a tentare di trovare una risposta siano i giovani millenials, la generazione Erasmus, è davvero una bella notizia. In fin dei conti, noi giovani universitari dobbiamo molto all’Europa: la pace in cui abbiamo vissuto finora, le interconnessioni di cui usufruiamo ogni giorno, gli studi internazionali che abbiamo condotto, ma soprattutto la libertà e i diritti di cui godiamo. Favorevoli o meno al sogno europeo, non possiamo esimerci dall’indagarne il valore e le prospettive future. 
Da quel 1914, se non già dai secoli precedenti, l’Europa è alla ricerca di un equilibrio. Non dobbiamo farci ingannare dall’attualità: l’Unione non è un principio economico, ma soprattutto non è nella sua forma definitiva. L’Europa non è un punto fatto e finito nella storia, non è sempre stata e in futuro non sarà come oggi appare. Perché l’Europa è un destino comune, una direzione nella storia che continua dal 1914.
Alvise Renier

Perdutamente affascinato dalla domanda che il pastore errante dell'Asia non riesce a trattenere di fronte al cielo stellato: “Che fai tu Luna in ciel?”. E’ lo stupore il sale della vita! Amante della realtà in tutte le sue sfaccettature: continuamente teso alla ricerca della meraviglia e dell'infinito. Acerrimo nemico dell’indifferenza e terribilmente curioso, assetato di conoscenza, inguaribile ottimista. Scrivo per andare oltre, al cuore della realtà.