L’Europa unita, l’Europa che vorrei

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“Verrà un giorno in cui […] la guerra sembrerà così assurda ed impossibile fra Parigi e Londra, fra Pietroburgo e Berlino, da parere impossibile come ai dì nostri una guerra fra Rouen ed Amiens, fra Boston e Philadelphia”. Le profetiche parole furono pronunciate dal grande drammaturgo francese Victor Hugo in occasione della Conferenza di pace di Parigi, nel 1849. Tempi così lontani da quelli odierni, eppure vicini. Erano gli anni in cui il messaggio pessimista di Schopenhauer si faceva strada tra l’ottimismo, la Restaurazione annaspava sotto i colpi dei moti nazionalisti e il divario tra ricchi e poveri era notevole ed esasperante. Con questo discorso Hugo auspicava la nascita di un sogno utopico, gli Stati Uniti d’Europa. Proprio oggi abbiamo bisogno più che mai di rispolverare quelle vecchie parole, finite nella soffitta da oltre un secolo e mezzo. È vero, nei periodi di crisi la gente diventa come la polvere di ferro: basta avvicinarla a due poli estremi ed essa ne è irresistibilmente attratta. Ma si tratta solo di soluzioni sterili e fini a se stesse, che si propongono donchisciotteschi propositi conclusi sempre con un disastro. La realtà è che solo idee nuove e coraggiose riescono a salvare la situazione una volta per tutte, con chirurgica precisione. La prossima frontiera della libertà è proprio l’Europa. In un periodo storico in cui da più parti si tende alla chiusura in se stessi, alla diffidenza per il “diverso” e al complottismo esasperato, il vero atto di coraggio consiste nell’andare controcorrente, ampliando le nostre vedute.

Io sono italiano, ma prima di tutto mi sento europeo: e ne vado orgoglioso, perché oggi davvero sarebbe impensabile un bombardamento francese su Roma o il transito di sottomarini tedeschi nella Manica. Un sogno meditato da lunghissimo tempo, che ha trovato piena realizzazione dopo il più devastante conflitto nella storia dell’umanità, merita ogni rispetto in nome di quell’unità che abbiamo perso, forse perché abbiamo troppo a lungo considerato i confini tra gli Stati come muraglie indistruttibili e non come semplici linee tracciate su una cartina. L’Europa è la grande realizzazione della libertà e della pace tra popoli che sono così simili da non riuscire a riconoscere le proprie affinità. Proprio per questo motivo il futuro che immagino è quello di un grande paese in cui i francesi e gli italiani hanno imparato a superare gli sciocchi campanilismi, dove i belgi hanno appianato le loro divisioni interne e i tedeschi tendono la mano agli spagnoli. Solo il terreno dell’unità può far attecchire i semi della democrazia e nutrire una generazione che scalpita dalla voglia di correre più veloce di tutte le altre che l’hanno preceduta. Oggi abbiamo l’Erasmus, siamo quelli della “generazione Samsonite” (dieci più per Severgnini) che non esita a fare le valige, consapevole che solo espandendo gli orizzonti geografici si possono superare i limiti del pensiero.

Non amo molto entrare in dettagli etimologici, men che meno per la parola “crisi” (oggi la più inflazionata, abusata e stereotipata). Ma quando un modello viene spazzato via dalla sua degenerazione, abbiamo bisogno di costruire una nuova piattaforma stabile per la società. Abbiamo una Costituzione Europea in fase di elaborazione: è vero, i tempi sono lunghi quanto quelli della Salerno-Reggio Calabria, ma proprio adesso è giunto il momento di unirci una volta per tutte come un popolo unico. Accogliere la Turchia, da troppo tempo situata in un limbo eurasiatico e oppressa da un regime autoritario. Portare anche lì la libertà, ma non a suon di bombe ed F-35 come ci si propone di fare in Siria. Aprire finalmente gli occhi di fronte agli enormi flussi migratori verso l’Italia e non abbandonare i paesi in difficoltà (Spagna, Portogallo, ancora Italia) o, peggio, usarli come cavie per folli esperimenti da dottor Frankenstein (Grecia): questi dovranno essere i nostri obiettivi, accompagnati dall’ambizione di portarli a termine e dalla costanza di provarci sempre, senza mai stancarsi.

Cresciuto a pane, Rowling e Topolino, grazie ai libri di Beppe Severgnini ho scoperto la mia grande passione, il giornalismo. Trascorsi nove duri mesi di scuola alle prese con Euripide e Cicerone, durante l'estate collaboro con diverse testate e scrivo racconti. Amo i libri di Stephen King, la saga di Rocky e soprattutto il rock. I miei sogni? Non hanno limiti. Se è vero che, come cantano gli Europe, siamo tutti prigionieri in Paradiso, allora sognare è il modo per liberarci. Che stiamo aspettando? C'è tutto il Paradiso che ci attende! Cell.: 3317181577 Città: Caltagirone (CT) Blog: prigionierinparadiso.blogspot.it