Lezioni di cioccolato 2

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Un film di Alessio Maria Federici. Sceneggiatura: Fabio Bonifacci. Con Luca Argentero, Hassani Shapi, Angela Finocchiaro, Vincenzo Salemme. Produzione: Cattleya. Distribuzione: Universal Pictures. Uscita:11 Nov. 2011. Durata: 103 Min. Genere: Commedia.

Ecco il sequel di Lezioni di Cioccolata. Una commediola brillante e leggera, con alcuni spunti interessanti ma nel complesso poco emozionante.

Nella puntata precedente Mattia (Luca Argentero) , giovane geometra senza scrupoli, con piccola ditta di costruzioni gestita con molta leggerezza, aveva dovuto seguire un corso di arte del cioccolato spacciandosi per l’egiziano Kamal. Quest’ultimo, dipendente in nero di Mattia, era rimasto immobilizzato dopo essere caduto da un ponteggio dove lavorava e aveva così deciso di ricattare l’affascinante geometra. Per sfuggire alla denuncia Mattia aveva accettato di rimpiazzarlo al corso. E il cioccolato gli aveva aperto il cuore all’amore per gli altri, e soprattutto per una giovane fanciulla.

In questa seconda puntata la ditta di Mattia naviga in cattive acque. Lui cerca lavori chiedendo aiuto al maestro cioccolataio (interpretato qui da Vincenzo Salemme) che gli dà da restaurare un piccolo casale. Propone poi a Kamal, che ora ha una cioccolateria sempre a corto di clienti, di entrare in società con lui. Kamal rifiuta, ma solo perché ha una bella figlia, Narwal, che sta cercando di sistemare con un giovane egiziano, e teme che Mattia – che ha fama di sciupafemmine – possa sottrargliela con il suo charme. Ma nel frattempo Mattia conosce per caso a una festa una giovane egiziana che si presenta come Leyla: né lui né Kamal sanno che – ma guarda un po’! – si tratta proprio di Narwal. Per conquistarla Mattia chiede aiuto a Kamal, che senza conoscere l’identità della ragazza gli insegnerà le regole del corteggiamento egiziano, rispolverando le reminiscenze di un passato da conquistatore. In cambio Mattia accetta di impersonare l’egiziano – per salvare Kamal dalle conseguenze di un suo goffo tentativo di corruzione – in un interrogatorio con Amelia (Angela Finocchiaro) dura poliziotta sulla cinquantina, a sua volta alunna del maestro cioccolataio, che la ama da una vita.

Insomma, è tutto un po’ collegato, in questa commedia romantica degli errori, senza molte pretese ma ben scritta. La trama è un po’ troppo articolata, ma le situazioni di commedia sono semplici e spesso gradevoli. Si sorride abbastanza, ma si ride poco, quasi sempre per merito del talento comico di Angela Finocchiaro. Non convince Salemme, e Kamal che parla in “egittese” («Caro cugino, io dice te proverbio egiziano. Se tu triste, io consola») dopo un po’ stanca. Luca Argentero non recita male.

La scena finale fa la sua bella figura. Il tema del film e il suo conflitto principale meritano però qualche parola. Tutta la storia di Mattia-Kamal-Narwal si basa sul conflitto amore moderno/amore all’antica. Narwal è una giovane a cui vanno stretti i veti paterni in fatto di fidanzati. È un’egiziana in Italia, sveglia e integrata, ascolta Ligabue e mangia cibo italiano. Kamal è un padre attaccato alle tradizioni (salvo poi avere un passato da dongiovanni che gli ha guadagnato l’epiteto di John Travolta del Cairo). Mattia un rubacuori disimpegnato, ma che anche quando si innamora sul serio non si fa troppi scrupoli in fatto di sesso e convivenza. La giostra dei conflitti è ben giocata, con una soluzione cui va dato merito di essere originale e politically uncorrect, anche se il motivo non convince del tutto. Era un bel po’ che non si vedeva una storia d’amore che non finisce a letto (ormai al cinema, troppo spesso le storie d’amore a letto ci iniziano, piuttosto). E, in questo, al film va concessa una certa originalità: non si scade nel solito cliché. Ma perché? La storia di Mattia e Narwal tematizza esplicitamente la questione se convenga per due innamorati andare a letto o andare a vivere insieme prima di sposarsi. Tema coraggioso, di questi tempi.

Mattia vorrebbe passare ben presto alle vie di fatto nella sua storia con Narwal. Ma la ragazza non si concede facilmente. Qualcosa le dice che la loro storia non può andare oltre se Mattia non fa un gesto di impegno. Mattia vince i suoi blocchi e propone una convivenza. Ma non basta. Narwal vuole una proposta di matrimonio: nonostante la sua “apertura di orizzonti”, è troppo l’amore che porta a suo padre per deluderlo su questo punto. Lo scioglimento della questione ha il sapore di una resa “per affetto”, ma che mantiene tutte le sue riserve sul tema. «Questo matrimonio è una cosa retrograda e superata: ma visto che ci tieni così tanto, e anche per far piacere al tuo papà, che è un vecchio d’altri tempi, amore, vuoi sposarmi?». Un lieto fine risicato e che convince poco il cuore pensante dello spettatore. Siamo in ogni caso sopra la media (alquanto deludente) della commedia italiana.

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