Libertà sì, sciacallaggio no

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Girano nella rete in queste ore le immagini e i video del volto tumefatto di Gheddafi. E’ il tamtam globale. Un fotografo passerà alla storia per quegli scatti. Per fortuna non si riescono a decifrare le urla e le bestemmie delle persone che si sono rese responsabili di questo scempio. Già, perché il viso e il corpo non sono sfigurati per uno scontro in battaglia, per una morte onorevole. No. Sono il frutto dell’odio disumano.

Mi viene in mente per associazione di idee un’immagine classica. Tremiladuecento anni fa, il divino Achille vinse in un lungo e violento duello il suo nemico, Ettore, responsabile della uccisione del suo amico Patroclo. Ma la vendetta non bastò, all’eroe più grande dei greci. Legò allora il cadavere dello sconfitto al suo carro, dopo averlo denudato delle armi, e lo portò in giro intorno alla città. Sulle mura di Troia i concittadini di Ettore videro il loro eroe trascinato nella polvere, nudo e insanguinato. La moglie e il figlio erano lì, e così i suoi genitori Priamo ed Ecuba. Ma dopo alcuni giorni Priamo, incoraggiato dagli dèi si recò nel campo dei greci per chiedere ad Achille di restituirgli il corpo del figlio, perché Troia potesse rendergli gli onori di un funerale da eroe. Achille accolse con tutta la solennità e il rispetto dovuto il re della città nemica e acconsentì: fece lavare il cadavere del suo nemico, lo fece ungere con olio profumato e, dopo averlo rivestito di un ricco peplo, lo caricò lui stesso sul carro che lo avrebbe riportato nella sua patria. Poi propose a Priamo una pausa della guerra di nove giorni, affinché i troiani potessero celebrare le esequie del loro eroe. Così si chiude l’Iliade.

Oggi sembra che la gogna pubblica, lo sciacallaggio del corpo, sia quasi un diritto per i popoli che si liberano da un dittatore. Lo abbiamo già visto questo spettacolo proprio noi italiani il 29 aprile 1945 a piazzale Loreto. Era disgustoso allora, lo è anche oggi. Almeno a quei tempi non c’era internet. Può essere mai che abbiamo perso il senso di umanità a tal punto da non indignarci più per spettacoli così raccapriccianti? A tanto giunge la nostra sete di sangue? Quale giustizia richiede tutto questo? Una cosa è la giustizia, la difesa della libertà, il sogno dello sviluppo. Un’altra la perdita della ragione. E un’altra ancora la spettacolarizzazione di tutto questo.

Occorre indignarsi. Non vogliamo abituarci a questa violenza e alla irrazionalità che porta con sé. Non vogliamo credere che in fondo all’animo umano ci siano solo oscure forze di sopraffazione, odio e cieco rancore. Ci piace pensare che esistano ancora nascosti molto in fondo, come la speranza nel vaso di Pandora, l’onore, il rispetto, la lucida consapevolezza di chi è l’essere umano, della dignità che lo distingue dalle bestie. Gli eroi dell’antichità ce lo insegnano, che la forza bruta, anche quando acceca la ragione, non è l’ultima parola, perché c’è spazio per la dignità, alla fine.

E ai giornalisti chiediamo: raccontateci la verità, ma aiutateci a sperare, non a odiare.

Guido Vassallo

Insegno in una scuola media, ma la cosa che mi piace di più è imparare. Per questo leggo, per questo parlo con la gente e mi stupisco ogni volta dell'infinità dello spirito umano.