Libro, amato amico mio

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Adorato amico mio,
è risaputo che, purtroppo, hai un rivale da fronteggiare: la tecnologia, divenuta quasi dittatura. Gli smartphone all’ultima moda fanno a gara tra di loro per aggiudicarsi il titolo del “più sottile”, mentre tu passi inosservato. Noi giovani navighiamo su Internet a qualsiasi ora del dì e della notte e i social-network ci tengono compagnia, tra un link e l’altro. Siamo dipendenti da Facebook e Twitter, eppure continuiamo a pensare che essi siano soltanto dei passatempi meno impegnativi di altri. Gli Apple Store non piangono acquirenti, invece la tua dimora temporanea – Mondadori, Feltrinelli o checchè sia – , sente appena dei piccoli mormorii e qualche ombra che si avvicina per poi allontanarsi, di tanto in tanto. Oggigiorno sei molto messo in discussione.

Si parla dunque di “Librofobia”: hanno paura di te? E perché mai sei così estraneo a loro? Forse perché non hai immagini da illustrare, se non quelle frutto d’immaginazione, né tasti da cliccare velocemente. E poi richiedi pazienza. Ritieni sia questo il motivo? Eppure non sei un ricettacolo di polvere. Ma un amico fidato, questo sì. Uno di quelli che, malgrado il tempo, restano lì immobili, su scaffali zeppi di altri tesori che aspettano d’essere scelti, sfogliati, odorati, vissuti, adorati. Dovresti essere considerato come un compagno di vita che aiuta a guardare il mondo attraverso nuove prospettive ed occhi più profondi che rifiutano il superficiale. Tu, amico mio, sei cosa intima che non tutti indossano, portano con sé. La cosa intima che, nella vita quotidiana, ti bisbiglia all’orecchio: “Pensa prima di giudicare, abbi il coraggio di metterti nei panni altrui. Empatia. Si chiama empatia.”

Tu insegni, sorprendi, tendi una pagina in segno d’aiuto. Talvolta deludi, quando non scegli il finale più adatto ai bisogni di chi ti legge e continui per la tua strada, perché chi ti ama ti accetta, anche senza lieto fine. E sai bene che ci sono spine che ci faranno sanguinare dentro. Sei l’emozione che risiede nella settima stanza del cuore, descritta da D’Avenia: la più difficile da raggiungere, ma la più luminosa perché ha le pareti di cristallo. Ti rivolgi a me, triste e arrabbiato, e mi chiedi dove sia finita la cultura: nei link condivisi tramite Facebook o nel tuo cuore, tra le tue pagine profumate? Ed io ti rispondo, senza esitazione alcuna, che la cultura risiede in te e così sarà per sempre. Perché sei insostituibile ed inevitabile. Solo tu sai dare ciò che, in realtà, solo tu puoi dare: amico, amante, amore. Sono d’accordo con te quando insisti con la brillante idea di promuovere campagne pro-cultura per portare i giovani a spasso in casa tua, anche solo per dare un’occhiata fugace e una sbirciatina veloce alla tua anima. E convengo con te quando esorti ad essere famelici di conoscenza, animati da tenacità e curiosità, smettendola di far accomodare nelle nostre menti la Signora Ignoranza. Inebriarci del tuo odore e non dei drink superalcolici: questo sì che un buon proposito da realizzare durante l’anno da poco cominciato.

Nonostante la maggioranza resti indifferente dinanzi a te, devi sapere che c’è chi, per te, si batte e ha il coraggio di mostrarsi diverso dalla massa: un fiore nel deserto. Veronica Manfrotto, titolare di una delle più belle librerie italiane – la Libreria Palazzo Roberti, fa parte della cerchia di questi fiori rari che, nonostante le difficoltà, non si arrende. Ella è una delle protagoniste principali della voraginosa crisi editoriale e, a tal proposito, annuncia: “Il mestiere del libraio oggi è totalmente cambiato. Bisogna inventarsi di tutto per far venire la gente in libreria. Non ci si può sedere un minuto, bisogna sempre organizzare cose nuove. Non possiamo ancora stimare quanto l’ebook abbia tolto al cartaceo, ma senza dubbio le grosse catene e le vendite online hanno conquistato un segmento considerevole di mercato. Si arriva a fare un incasso che ti permette a mala pena di stare in piedi.” Vedi? C’è chi ha bisogno di te per colorare la propria quotidianità. E allora resisti, perché un giorno vincerai.

Articolo scritto da Elisabetta Biondi

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