Liceo Classico tra gli imputati: la sfida dell’aoristo

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Una credibile sala di tribunale. Giudici togati, pubblico ministero e avvocati; una platea estesa, forse fin troppo, per un processo. Ma ad essere posto sul patibolo è un imputato davvero d’eccellenza: la roccaforte dell’umanesimo occidentale nel panorama dell’istruzione superiore, l’ultimo baluardo in Europa della formazione classica per le giovani generazione: il Liceo Classico Italiano. Poco copiato ma molto ammirato dagli altri paesi dell’Unione, è l’unica istituzione scolastica che si ostina a dedicare un così vasto numero di ore all’insegnamento della delle lingue classiche e del pensiero filosofico.

Normale che una simile “anomalia educativa” potesse suscitare un certo disappunto, se non almeno qualche interrogativo, tra i fautori di una totalizzante formazione scientifica e tecnica. Ed è per questo che lo scorso 14 Novembre, l’economista Andrea Ichino, ricoprendo il ruolo dell’accusa, ha trascinato in tribunale il Liceo Classico, all’interno della cornice del teatro Carignano di Torino, davanti ad un  folto pubblico di professori e alunni,  e affiancato da una significativa corona di eminenti personaggi nel ruolo della giuria. Un vero e proprio processo civile in piena regola, con tanto di arringa da ciascuna controparte e solenne sentenza finale.

Le accuse mosse sono quelle di sempre. La grave situazione economica, le esigenze del mercato, la richiesta di competenze tecniche per “intervenire” nel complicato ordigno del mondo postmoderno, costringono a ritenere del tutto accessorie e trascurabile le competenze offerte dal liceo classico. Banalmente, di sapere le forme irregolari dell’aoristo non ce ne si fa nulla, nell’esigente mondo di oggi. Il liceo classico, ancora debitore nella sua struttura di base alla lontana riforma gentile, sembra più che mai inattuale, tanto da esser definito “ingannevole, inefficiente e iniquo”.

Parole pesanti che calano come un piccone sulla statuaria, secolare istituzione, scalfendone la già compromessa integrità. Ci troviamo in un mondo performativo, esigente, che non richiede pensatori – sembra di sentire- bensì macchine da produzione immediata. Ma, se questo è un uomo…

Nei provvisori panni di avvocato della corte, è l’ottantaduenne professore Umberto Eco a farsi banditore dei diritti “inattuali” degli umanisti del terzo millennio. E si potrebbe dire che la difesa ammette, ma non concede.

Non tutte le accuse mosse al Liceo Classico sono reputate infondate; al contrario, si approva che  una riforma come quella Gentile non possa più essere adatta. Il Liceo Classico quindi va riformato – una voce la cui eco rimbalza da tempo, risuonando tra le prodighe bocche dell’alta dirigenza, ma che non ha avuto in sorte alcuna esecuzione pratica, finora. A cambiare devono essere i metodi didattici, certamente, spesso antiquati, rifondando dalle basi una pedagogia dell’insegnamento; a partire dall’università, che dei professori dovrebbe essere la madre, e che molto spesso ne è la badante. Il Professore Eco giunge persino ad ipotizzare un’unificazione del Liceo Classico con quello Scientifico: un ibrido innovativo frutto di un ampliamento delle competenze matematiche e scientifiche, affiancata a quelle più classicistiche (ma non si coglie fino a qual punto si tratti di una proposta o di una provocazione).

Ad essere del tutto rigettate sono le pretese di una completa abolizione – o più che significativo ridimensionamento-  della componente umanistica dall’insegnamento scolastico superiore. Il Greco, il Latino, la Filosofia – se studiate con criterio, lontane da quella tendenza antiquaria e avvizzita in cui purtroppo spesso si cade- aiutano gli studenti ad assumere consapevolezza della propria umanità, ad avere una prospettiva amplia: uno sguardo verso sul “da dove si viene” ed un altro verso il “dove si va” (una conoscenza sempre più indispensabile). Avere una cultura umanistica ha osservato Eco – significa saper fare i conti con la storia e con la memoria. L’umanità sta perdendo la memoria”. E forse in questa perdita di memoria si possono cogliere le cause di molte degenerazioni del nostro mondo.

Conclusesi le due arringhe, la Corte, presieduta dal magistrato Spataro  si è ritirata per deliberare, per poi rigettare la sentenza di condanna: “perché il fatto non sussiste”, è stato decretato.  Il liceo classico, ad ogni modo, pur assolto, va riformato, e subito, se vuole continuare a vivere.

Si spengono i riflettori, l’assemblea si scioglie; ma il vero lavoro ha inizio, quello della riforma da tempo promessa e mai attuata. E le schiere degli umanisti stanno ad attendere.

Studente del terzo anno di Lettere Classiche. Innamorato della natura, della letteratura e di tutto il bello che l’uomo ha creato, crea e – speriamo – creerà.