L’idea di ucciderti

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Un thriller psicologico mozzafiato per la drammaturgia di Giancarlo Marinelli

Amore. Violenza. Giustizia. Questi sono i tre cardini della nuova pièce teatrale scritta e diretta da Giancarlo Marinelli. Marinelli è un romanziere, editorialista di testate giornalistiche, regista cinematografico e teatrale, uno dei più profondi drammaturghi italiani di questi anni. Ha ottenuto il premio letterario Il Campiello nel 2002 per il suo romanzo Dopo l’amore. Ed è finalmente tornato nei teatri italiani con un intenso thriller psicologico, L’idea di ucciderti.

L’idea di ucciderti è un thriller teatrale che si propone di raccontare da una prospettiva diversa la realtà del femminicidio. La vicenda è costituita quasi interamente dall’interrogatorio tenuto dalla giudice, interpretata da una struggente Caterina Murino, a Luca Modin, interpretato da Fabio Sartor (famoso attore con tanti film all’attivo come Nirvana di Salvatores e The Passion di Mel Gibson). Modin è accusato di aver ucciso sua moglie fracassandole il cranio. La camicia inzuppata di sangue con cui lo trovano i carabinieri e la denuncia della figlia Ginevra fanno di lui l’unico sospettato. Ma nulla è come sembra.

Più che un interrogatorio la messa in scena si rivela in realtà un gioco di provocazioni tra la giudice e Modin: confessando in modo vago la sua colpa Modin sbeffeggia tutti i presenti, si prende gioco delle forze dell’ordine, dell’avvocato e della giudice stessa; appare inizialmente come un viscido, un disgustoso essere umano, crudele, violento e misogino. Una vera e propria schermaglia. La scena si fa sempre più tesa mano a mano che Luca Modin racconta come è nata l’idea di uccidere la moglie, da quando si sono incontrati fino al momento della morte di lei. Ed è così che la situazione si ribalta e la moglie Elaida, interpretata sempre dalla Murino, si rivela non essere stata proprio la moglie ideale. Marinelli usa il presunto crimine «per indagare le conseguenze dell’amore tradito, ingannato, talvolta sbeffeggiato per vigliaccheria o per mera avidità personale».

Il pubblico segue la vicenda con il fiato sospeso. Ci si sente quasi dei detective guardando questa pièce: si cerca di raccogliere più indizi possibili e di riavvolgere la matassa per venirne a capo, ma inutilmente; fino al frenetico e sconvolgente finale non scopriremo niente. L’ambientazione è data da un lungo tavolo centrale, con quattro sedie, dove tutti i personaggi assistono all’interrogatorio. La tensione è palpabile. Le luci, di Luca Palmieri, giocano continuamente in efficaci cambi di scena e aiutano nel sottolineare i giochi di forza che intercorrono nello spettacolo, con una predominanza di toni cupi e rosso sangue. Una nota particolare vanno ai costumi della Murino, realizzati da Dolce&Gabbana.

L’idea di ucciderti è un opera estremamente complessa e di una profondità disarmante. Varie sottotrame scorrono parallelamente al processo, dando luce e spessore anche ai personaggi secondari: la madre di Elaida, affetta da una malattia mentale, interpretata da una perturbante Paila Pavese, nasconde un segreto da una vita intera; il carabiniere, interpretato da Francesco Maccarinelli, cerca di affrtontare una questione familiare irrisolta; l’avvocato (Paolo Lorimer) cerca di annegare nell’alcool i fantasmi del suo passato e la disillusione del suo avvenire; la dattilografa (Francesca Annunziata) si trova in una situazione complicata con l’amante. L’intento del regista era quello di «raccontare una storia sull’amore come arma di distruzione di massa. Sull’amore come trappola mortale. Sull’amore che dovrebbe essere la negazione di ogni luogo comune. E che invece diventa il più comunemente letale dei luoghi comuni».

Ogni personaggio ha un ruolo ben preciso in questa vicenda, sebbene il ruolo di Modin spicchi su tutti gli altri: è un personaggio dai mille volti, inizialmente appare sfrontato e perfido, ma più racconta più appare tutta la sua fragilità, la sua tristezza e il suo rancore. Nonostante tutto Modin è proprio colui che personifica l’Amore più puro, non solo per aver tanto amato Elaida, la donna della sua vita, ma anche per la figlia Ginevra, la sua principessa, la sua anima, disposto a fare qualunque cosa per proteggerla. Per tutto lo spettacolo viene proiettato sullo sfondo il volto della bambina, che ha un ruolo fondamentale nella vicenda.

Modin è un personaggio sofferente e poetico: «Se l’ho ammazzata – dice a un certo punto – è anche perché qualcuno ascoltasse la mia storia: un viso fracassato fa rumore, ma un cuore che si spezza no». L’interpretazione di Sartor è mozzafiato. E la cosa che più spaventa, è che è un personaggio perfettamente comprensibile:

«Sono un uomo “femminista” dalla nascita: adoro le donne – rivela Marinelli; mi sveglio la mattina, per incontrare una donna; scrivo e dirigo pensando sempre alle donne. Non ho mai alzato un dito contro una donna. E mai lo farò. Eppure, immedesimandomi nel protagonista di questa storia, quello spettro è affiorato. Capiterà anche al pubblico che assisterà allo spettacolo. E mi odierà, e si odierà per questo».

Caterina Murino è a dir poco straordinaria nell’interpretare il ruolo di giudice e quello di Elaida: sembrano quasi due facce della stessa medaglia e più volte viene sottolineata la loro somiglianza durante lo spettacolo. I due personaggi si alternano spesso in cambi di scena molto rapidi e la trasformazione della Murino è evidente: da donna severa, rigida, una situazione sentimentale e familiare che grava pesantemente su di lei, da magistrato che affronta l’assassino con durezza e disgusto ma allo stesso tempo affascinata da quest’uomo, questo commediante nato, che racconta l’amore che lei non ha mai avuto, si trasforma in Elaida, una femme fatale, donna disinvolta, irrefrenabile, avida, vendicativa e alla costante ricerca della sua indipendenza.

L’idea di ucciderti è un teso noir attraversato da efficaci colpi di scena, una storia di amore e di violenza, ma anche una dura critica a una giustizia cieca e superficiale, in grado trasformare innocenti in carnefici che il mondo deve punire. Le donne non sono le uniche a subire violenza: spesso ci si dimentica della controparte maschile, degli uomini che nelle cause di divorzio perdono ogni loro possesso: soldi, casa, famiglia; degli uomini contro cui vengono aizzati i figli. Nessuno può sentire un cuore che si spezza.

L’idea di ucciderti è tratto da una storia vera, gli errori giudiziari riportati sono reali. Ma è anche una triste fotografia di quelle storie che accadono tutti i giorni, un miscuglio di quelle vicende che passano quotidianamente inosservate sotto i nostri occhi.

«Volevo mettere in scena una storia capace di spaventare il pubblico come quando si legge in un giornale di una possibile epidemia, di un virus che potrebbe colpire tutti: “E se capitasse anche a me?”. La risposta non c’è. Non può esserci. Ché il Teatro non si occupa mai del vaccino. Ma solo del contagio».

 

Studio filosofia all'Università di Padova. Adoro leggere, scrivere, viaggiare, Kant, ma solo due volte mi sono davvero innamorata: la prima, quando sono salita su un palcoscenico per il primo spettacolo e ho deciso che avrei trascorso la mia vita in un teatro; la seconda, quando ho messo piede al festival del cinema di Venezia. Amo lasciarmi emozionare e turbare da quello che vedo, amo cercare il senso delle cose, delle azioni, delle parole. Come diceva De Filippo: "Il Teatro (e il Cinema, aggiungo io) non è altro che il disperato sforzo dell'uomo di dar un senso alla vita".