L’ideale che cerchiamo

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Nel 2018 voterò per la prima volta alle elezioni nazionali. La campagna elettorale, dicono, è già iniziata. Che fare?

Qualche settimana fa il nostro Francesco Pirrotta parlava della mancanza di punti di riferimento. Parlava di tutti noi come pecore senza pastore, sfiduciati ormai da chi non ha il nostro vero consenso, da chi ha smesso di rappresentarci da tempo.
La politica ha perso il rispetto di chi, ormai, crede che sia tutto un continuo declino verso l’oblio più assoluto.
Eppure a breve saremo chiamati a rinnovare le camere, a scegliere chi sarà la guida del paese per i prossimi cinque anni. Saremo chiamati, volenti o nolenti, a scegliere un punto di riferimento. Saremo chiamati ad avere fiducia in qualcuno o in qualcosa, in un’idea. In base a cosa sceglieremo? Come trovare un punto fisso in questo mare sopra cui non brilla neanche una stella polare? Per la mia generazione, i millennials, le prossime saranno le prime ‘vere’ elezioni e queste domande non possono passare in secondo piano. Sono le domande di chi, come me, ci crede davvero, di chi una strada la vuol trovare e non si ferma, come scrive Francesco, alla margherita dei santi o alla rosa dei vip. Sono le domande che decidono il nostro futuro. Chi sarà il nostro punto di riferimento?
Guardiamoci intorno, dunque.
Si voterà a marzo, lo dicono ormai in molti. Di fatto, la campagna elettorale è già in moto da tempo, più o meno da quel 4 dicembre 2016 che oggi si pone come una data spartiacque nella politica italiana: l’anno zero di un dopo-Renzi tutto da conquistare. Già, Renzi. L’origine di tutti i mali, la strega da mandare al rogo per emendare l’eresia del paese, lo spauracchio di ogni fallimento. Renzi è l’emblema di un dibattito politico che, se ancora non è una soap, poco ci manca. Intendiamoci, mica la colpa è solo sua: Berlusconi prima e poi i vari Salvini, D’Alema, Grillo e Bersani non hanno fatto altro che alimentare l’assolutizzazione del leader. Quasi come la politica si fosse trasformata in un salotto da talk show: cosa pensa Renzi, cosa dice Berlusconi, contro chi ha urlato Salvini. Con queste premesse, il voto di marzo non potrà che essere un voto di simpatia, come se dovessimo scegliere chi può restare e chi invece deve uscire dalla casa del Grande Fratello. Ma non è questo il voto che vorrei dare.
Nel 1994, in un momento di grandi cambiamenti per il nostro paese, Giorgio Gaber cantava una canzone emblematica, in cui ci si chiedeva la vera distinzione tra ‘destra’ e ‘sinistra’. Forse che la cioccolata svizzera è di destra mentre la Nutella è di sinistra? Forse che la minestrina è di destra mentre il minestrone è di sinistra? Gaber invitava a diffidare della ‘gente poco seria’ che parla di sinistra e destra. Forse sono davvero etichette fuori moda, forse davvero l’ideologia non è altro che pretendere l’esistenza di una diversità, quando nei fatti questa non sussiste. In fondo, lo sentiamo ripetere spesso: destra o sinistra, i politici sono tutti uguali.
L’ideologia, l’ideologia
malgrado tutto credo ancora che ci sia
è il continuare ad affermare
un pensiero e il suo perché
con la scusa di un contrasto che non c’è
se c’è chissà dov’è, se c’é chissà dov’é.
Nei versi di Gaber ho sempre visto l’immagine della politica come un teatrino, dove, tuttavia, ad essere più importante non è tanto la storia messa in scena, quanto la performance degli attori. In questo senso destra e sinistra non esistono, perché alla fine scegliamo sempre il nostro attore preferito, quello che dal palco ha saputo ammiccarci nel modo più convincente. È dunque colpa nostra? Forse in parte. Certo è soltanto il risultato finale: abbiamo assolutizzato il leader, abbiamo reso sterile il dibattito politico, ridotto le idee e le proposte ad un mi piace sotto una foto sorridente, ridotto l’impegno ad un selfie con il proprio attore preferito. Ecco perché chiedere un continuo ‘rinnovamento’ è diventato un mantra comune. Ecco perché sembra necessario di volta in volta ‘mandarli tutti a casa’ o ‘rottamarli’. Ecco perché la gente ha cominciato a disertare i seggi elettorali, come in Sicilia, dove ha votato meno del 50% degli aventi diritto. Perché dopo qualche stagione, anche gli attori delle migliori serie tv stufano.
Si dice che la campagna elettorale stia già per entrare nel vivo e io, da millennials quale sono, mi sento in dovere di lanciare un appello folle: ridateci l’ideale! Ridateci destra e sinistra, magari sotto un altro nome, ma ridateci la battaglia di idee, le visioni contrapposte, i sogni per il futuro. Ridateci un ideale per cui lottare, di cui innamorarci e in cui credere. Perché politica non è un leader da seguire, ma un’idea da coltivare, una visione del presente e del futuro. Perché non saranno mai le mance o la promessa di meno tasse a farci scendere in piazza, ma un progetto grande, un ideale. Forse sbaglio ad utilizzare la seconda persona plurale: riprendiamoci l’ideale, riprendiamoci delle idee grandi, dei progetti ambiziosi. Smettiamola di essere, come scrive Francesco, «fermi in una solitudine senza ritorno», incatenati ai nostri progettucci e alle nostre vicendine private. Riprendiamoci il diritto di sognare in grande.
Da questo punto di vista, i prossimi cinque mesi sono una grande occasione. Si dice che a marzo 2018 ci saranno le elezioni e che dopo il voto in Sicilia sia già iniziata la campagna elettorale. A marzo 2018 voterò per la prima volta alle elezioni nazionali e sarò chiamato a scegliere un punto di riferimento non solo per me stesso, ma per tutti i cittadini italiani. Sceglierò senza guardare gli attori sul palco, ma cercando un ideale che mi sappia smuovere, un’idea grande. È questo che, da millenials, chiedo alla politica, ma che in fondo chiedo anche a me stesso: quale sarà il mio ideale? 

Alvise Renier

Perdutamente affascinato dalla domanda che il pastore errante dell'Asia non riesce a trattenere di fronte al cielo stellato: “Che fai tu Luna in ciel?”. E’ lo stupore il sale della vita! Amante della realtà in tutte le sue sfaccettature: continuamente teso alla ricerca della meraviglia e dell'infinito. Acerrimo nemico dell’indifferenza e terribilmente curioso, assetato di conoscenza, inguaribile ottimista. Scrivo per andare oltre, al cuore della realtà.