Idolatria

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Si è parlato più volte di punti di riferimento, modelli che andrebbero seguiti ma fanno molto “sfigato” e modelli che vengono seguiti dalla massa, ma danno uno scarso contributo alla crescita dell’adolescente medio. Normalissimo che i ragazzi abbiano degli idoli, credo sia capitato a tutti…personaggi talmente carismatici del mondo della musica, dell’arte, della politica, da rapire la nostra attenzione fino al punto di spingerci all’emulazione. Non c’è niente di male, voglio specificarlo, ad ammirare qualcuno per le sue doti e capacità. Ma fino a che punto è opportuno che si spinga questa sete di emulazione? E’ la domanda a cui voglio rispondere con questo articolo. Provo a farlo con degli esempi. Prendiamo il mondo della musica…Janis Joplin, Jimi Hendrix, Jim Morrison, John Bonham… quattro nomi accomunati non solo dalla grande bravura tecnica ed espressiva, ma anche dalla sorte funesta. I primi tre hanno perso la vita a soli 27 anni, il quarto a 32. Cambia poco… si tratta di casi di “suicidio accidentale” per abuso di droghe, psicofarmaci, alcool ed evito particolari raccapriccianti a riguardo. Chiunque si ritenga amante della buona musica vorrebbe avere la voce di Janis Joplin e la sua grandiosa espressività tipicamente blues (non credo esistano cantanti donne in grado di emularla ancora oggi), chiunque ami la chitarra vorrebbe assomigliare a Jimi Hendrix e suonare l’inno americano distorto (rigorosamente con una fender stratocaster, mancina se possibile) ad una Woodstock dei poveri in provincia di Enna. Chiunque, poi, vorrebbe suonare la batteria come John Bonham (per chi non lo conoscesse, storico batterista dei Led Zeppelin) ed ottenere l’effetto di doppio pedale colpendone uno solo…avete presente la song Moby Dick? Ecco. Così. E Jim Morrison? Beh, il re lucertola (così come è stato definito per via di una canzone in cui si definiva così, trattasi di Not To Touch The Earth) è, senza dubbio, tra le ugole più famose, imitate (con poco successo), coverizzate, della storia del Rock (nb: con la r maiuscola). Ok, dove voglio andare a parare? Non capisco esattamente perchè dalla emulazione tecnica, formale, musicale (cosa buona e giusta), si debba passare poi all’emulazione dello stile di vita di questi personaggi. C’è chi vuole morire leggendo Baudelaire, poeta a cui si ispirava Morrison nelle sue poesie sul male di vivere, c’è chi vuole avere la gonna floreale come Janis Joplin e spappolarsi il fegato nei bar di periferia, c’è chi vuole morire come Bonham ed Hendrix…lasciamo perdere come. Più in generale c’è chi gioca a fare il freakettone senza esserlo davvero, c’è chi vuole tornare nel ’68 senza averlo mai vissuto, c’è chi vuole vivere come Morrison senza capire che i sentimenti di Morrison erano suoi e basta, che questa gente aveva dei forti problemi esistenziali dovuti probabilmente al successo e agli eccessi. E’ triste così che un adolescente (anche qualche adulto spesso) provi a rivivere sensazioni che non sono sue, non gli appartengono, rischiando non solo di profanare la memoria dei personaggi che emula (che probabilmente si sentiranno traditi e feriti dalla commercializzazione del loro dramma), ma anche di rovinare la sua vita di borghesotto annoiato in cerca di attenzioni. Anche questa è moda. Chi si crede “fuori dal tunnel” e dalle discoteche, rischia in verità di diventare “fighetto al contrario” se, invece di seguire le proprie inclinazioni e la propria personalità, si traveste e nega il suo ego in nome di una moda fasulla… fasulla come tutte le mode, del resto.  

Fabrizio Margiotta

Chitarra, armonica e poesia mi basterebbero per vivere. Nel mio bagaglio, tuttavia, anche studi in Legge e una passione smisurata per il giornalismo e la scrittura creativa. Fàbregas, Faber, Fafo o Fafà, Jeff Beck, Animae Partus... chiamatemi come volete, ma questa è l'ultima volta che provo a descrivermi.