L’incredibile Hulk

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Un film di Louis Leterrier. Con Edward Norton, Liv Tyler, Tim Roth, Tim Blake Nelson, Ty Burrell, William Hurt. Azione, 114 minuti. USA 2008. Universal Pictures.

A causa di una mutazione genetica provocata dai raggi Gamma, lo scienziato Bruce Banner, quando è sotto stress, si trasforma in un gigantesco essere verde dalla forza impressionante: l’Incredibile Hulk. Per questa ragione Bruce è stato costretto a nascondersi per fuggire al generale Ross, che lo considera un’arma di proprietà del governo, e ha dovuto lasciare Betty, la donna che ama. Non ha tuttavia smesso di cercare una cura. Ross, però, mette sulle sue tracce Blonsky, un combattente esperto e spietato, che diventerà un nemico ancora più temibile quando, sottoponendosi alla stessa contaminazione che ha colpito Banner, si trasforma nel terribile Abominio…

Cambia cast (Norton al posto di Bana, Liv Tyler nei panni che furono di Jennifer Connelly), cambia regista, cambia soprattutto registro espressivo la nuova versione del fortunato fumetto Marvel, ennesima trasposizione cinematografica di un personaggio dei comics…

La nuova pellicola riprende da dove la precedente si era interrotta, presentandoci un protagonista braccato e costretto a una forzata solitudine pur trovandosi all’interno di una popolosissima favela brasiliana.

Proprio questa ambientazione, oltre all’indubbia efficacia di un interprete come Eward Norton, rende la prima parte della pellicola particolarmente accattivante. Il cuore della pellicola (per lo meno nella sua prima parte, prima che l’azione e la spettacolarità degli scontri tra le creature generate dalla computer graphic prendano il sopravvento) sta nel dramma interiore di Banner, che considera Hulk come qualcosa di completamente altro da sé, una mostruosità da rimuovere prima di potersi ricongiungere al genere umano e solo l’amore della bella ha il potere di salvare la bestia… Ma poi il film si perde nella ripetizione di scene ed effetti speciali, e nella scopiazzatura del già visto in Spider Man 3 e King-Kong.

È un peccato, dal momento che altre pellicole affini (dalla saga di X-men ai primi due capitoli di quella di Spiderman, ma anche Batman Begins) hanno dimostrato come anche un genere popolare come l’adattamento dai fumetti, possa dare spazio ad approfondimenti psicologici e tematici non banali, allargando di fatto il pubblico oltre il limite degli appassionati dei personaggi o delle testate.

La Marvel pare invece accontentarsi di una soluzione più superficiale, non sempre compensata dalla presenza di ottimi interpreti…

Giovane scrittore, sceneggiatore e insegnante di lettere al liceo, disperatamente innamorato della vita e della realtà che lo circonda.