La linea d’ombra: il confine tra l’adolescenza e l’età adulta

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I Millennials hanno voglia di occupare il proprio posto nella società ma spesso guardano al futuro con poca fiducia, scorgendo in esso più rischi che opportunità.

“Ehi! Dove stai andando?”
In un settembre ormai alle porte, la domanda che Rafiki, saggio babbuino della Walt Disney, rivolge a Simba, acquista un valore profondamente attuale. Terminate le vacanze estive, sono molti i teenagers a doversi confrontare con il proprio futuro. C’è chi parte, chi studia per gli esami, chi dovrà affrontare a breve i test d’ammissione alle varie facoltà universitarie. Al contrario di quanto spesso si sente dire, i Millennials hanno voglia di rimboccarsi le maniche ed occupare il proprio posto nella società. Tuttavia, spesso guardano al futuro con poca fiducia, scorgendo in esso più rischi che opportunità.

Sempre più giovani italiani sono disposti a varcare i confini del paese in cerca di una prospettiva di vita migliore. A dimostrarlo è un’indagine in tema di mobilità internazionale condotta dall’istituto Giuseppe Toniolo, in collaborazione con l’Università Cattolica, Fondazione Cariplo e Intesa Sanpaolo. Dai dati rilevati su un campione di mille giovani di età compresa fra i 18 e i 32 anni, è emerso che il 70% degli intervistati crede che l’Italia offra meno opportunità rispetto agli altri Stati e il 61% ha dichiarato di sentirsi pronto ad attraversare i confini nazionali. Le mete cambiano, ma chi ha la possibilità parte, piegando in valigia le aspettative di quel futuro da sempre sognato.

Certo, il passaggio alla vita adulta costituisce un percorso difficile. In meno di trecentosessantacinque giorni, cinque ore, quarantotto minuti e quarantacinque secondi, il neo maggiorenne deve attraversare la maturità quale “rito di iniziazione” di quella che sarà per lui una nuova era, far chiarezza sui propri obiettivi personali, consolidare una propria e indipendente posizione politica, ascoltare l’istruttore di scuola guida quasi fosse il maestro Miyagi e chi più ne ha più ne metta. Insomma tutto ad un tratto gli si srotola davanti la data delle date in cui deve prendere una decisione e diventare grande. Ma ecco che i suoi sogni si scontrano con la dimensione del reale. Così in maniera amletica, rimane sospeso a mezz’aria, a ricordare il profumo di quegli anni spensierati ormai scivolatigli dalle mani come coriandoli di stelle.

Così il neo maggiorenne si guarda intorno, scorgendo un mondo di contraddizioni insanabili, governato da conflitti con forze inevitabilmente tese a travolgerlo. Il suo stato d’animo è inquieto, intervallato da oscillazioni ambivalenti. Comincia a vivere turbamenti interiori che dilaniano ogni sua certezza. Si domanda continuamente: “E adesso? Cosa farò? Chi diventerò? Qual è la mia strada?” E, nell’incessante ricerca di una risposta, prova tanta paura. Paura di crescere. Paura di non essere all’altezza. Paura delle proprie scelte e delle conseguenze a cui queste lo condurranno. La paura di chi sa che deve diventare grande.

Joseph Conrad in uno dei suoi più celebri romanzi, La linea d’ombra, scrive queste parole: “Si va avanti. E il tempo pure va avanti, finché si scorge di fronte una linea d’ombra che ci avverte di dover lasciare alle spalle anche la regione della prima gioventù.” La linea d’ombra indica il confine che intercorre tra l’adolescenza e l’età adulta. Viene così chiamata perché spesso oscura e dolorosa. Il cammino è lungo e spesso ci si imbatte in fallimenti. Si percorrono sentieri incerti che a volte sfociano in momenti di confusione e di crisi. Tuttavia non bisogna dimenticare che proprio nelle difficoltà nascono le opportunità! Non è il fallimento a determinare chi si è veramente. Ma il modo in cui si reagisce ad esso, credendo ancora. Credendo fermamente che ci sia qualcosa di talmente bello per cui valga la pena lottare, amare e vivere!

Nel magico mondo Disney, anche Simba vive una profonda crisi di identità. Ancora cucciolo fugge via, corre verso l’ignoto lasciandosi alle spalle le Terre del branco. Il dolore per la morte del padre Mufasa lo conduce alla decisione di uccidere il leone che è in lui. Così, mentre si susseguono le allegre note di Hakuna Matata si vede Simba cambiare, crescere nel fisico, ma “dentro” il leone è addormentato. Infatti trascorre le sue giornate cibandosi di insetti quasi fosse un facocero come Pumbaa e vivendo senza pensieri.

Ma per quanto si possa scappare lontano, nessuno potrà mai fuggire da se stesso e dalla propria storia. Non è possibile dimenticare il passato. Così, dopo aver percorso un bosco buio, intricato, pauroso, (simbolo delle difficoltà che spesso si incontrano nella ricerca della propria identità) guidato dal vecchio mandrillo Rafiki, Simba vede il padre riflesso prima in uno specchio d’acqua e poi nel cielo. Il tono di Mufasa è incoraggiante: “Guarda dentro te stesso Simba, tu sei molto più di quello che sei diventato e devi prendere il tuo posto nel cerchio della vita…”.

Dopo aver ascoltato le parole del padre, Simba, pieno di determinazione, affronterà quel senso di colpa che aveva condizionato la sua fuga e tutta la sua vita e sfiderà il proprio destino per diventare ciò che è (sempre stato), prendendo il suo legittimo posto come erede al trono della Rupe dei re. Il cammino che conduce Simba alla consapevolezza di se stesso diventa emblema del passaggio alla vita adulta. Un mondo (quello degli adulti) a cui bisogna guardare con ottimismo e speranza. Perché crescere non significa necessariamente dire addio ai castelli di sabbia e ai disegni fra le nuvole, ma far tesoro di ciò che la vita ci ha donato, vivendo il domani non come un dramma, ma come un’opportunità per costruire. Bisogna avere il coraggio di oltrepassare la linea d’ombra, in modo da (ri)trovare la propria identità. E la fedeltà a questa identità (ri)trovata, sfocia nella responsabilità, nella realizzazione di quel progetto di vita che da sempre risiede nel nostro animo.

Articolo di Michela Guidotto

Michela Guidotto

Eternamente in conflitto con l’altra me, vivo sospesa fra la bussola della ragione e le leggi del cuore. L’ardore che provo per Themis mi ha spinta a coltivare gli studi giuridici. Ma, innamorata dell’archeologia e del mondo teatrale, scrivo nottetempo per dar voce alle diverse sfumature della mia identità, in modo da cambiare volto e rimanere me stessa. Tesa a trascendere le barriere del quotidiano, amo viaggiare alla ricerca di nuovi orizzonti, in modo da fotografare impressioni, odori, sapori e interi frammenti di esistenze, attraverso un percorso conoscitivo che si presenta inesauribile.

  • Adriana Calà Impirotta

    Non possiamo sapere cosa ci aspetta oltre la linea d’ombra, ma possiamo sicuramente sapere come reagire davanti ai fallimenti. Speranza e autodisciplina sono gli elementi per un futuro più luminoso di come può apparire a un diciottene che come Simba attraversa la giungla delle sue incertezze e cerca in ogni modo di schivare le trappole che a volte il destino gli riserva. Forse oltre la linea d’ombra c’è un altra giungla, ma da affrontare in maniera diversa. Una speranza che si ottiene attraverso la crescita e l’autodeterminazione.

  • Cinzia Tripoli

    Quale madre di due figli adolescenti, nonché perennemente ancorata al ricordo di quella che fu, in tempi non lontanissimi, la mia adolescenza, non posso che condividere il pensiero, tra l’altro espresso con cura e chiarezza. È un passaggio difficile, complesso, incerto. La paura di fallire, di cadere e, soprattutto, quella di non avere la forza di rialzarsi, è una costante destinata ad accompagnare non solo questa fase della vita, bensì l’intera esistenza. Forza, coraggio ed un pizzico di incoscienza. Si cresce. Si deve crescere. Che lo si voglia o no.

  • Flavia di silvestro

    18 anni, un’età e un’ansia. Un traguardo al raggiungimento del quale il nostro sistema, giuridico e non, subordina l’acquisizione di quella maturità psico- fisica che accompagnerà, o almeno dovrebbe accompagnare, l’individuo nel corso dell’età adulta.
    Per me, che ho ancora il ricordo fresco e dolente dell’attraversamento di questo fantomatico spartiacque, quest’articolo è profondamente toccante.
    Siamo divisi tra la voglia di metterci in gioco sfruttando le conoscenze e competenze da noi acquisite ovunque esse siano richieste, e il desiderio di lavorare nel e per il luogo in cui siamo cresciuti e ci siamo formati.
    Viviamo in un contesto denso di troppe paure e poche certezze che scoraggiano. La tentazione è quella di assecondare la voglia di partire, mollare tutto aprioristicamente per cercare oltralpe speranze e futuro migliori attendendo un cambiamento radicale.
    Nella speranza che ciò si realizzi però, ognuno di noi dovrebbe guardarsi nella consapevolezza della necessità di andare oltre il riflesso vuoto che lo specchio ci restituisce e iniziare a costruire la strada per realizzare i propri sogni, tenendo sempre presente la distinzione tra ciò che è giusto e ciò che è facile.
    Complimenti a Michela per aver trattato con estrema delicatezza ed efficacia un tema così profondo e complesso. Personalmente ho trovato l’articolo molto scorrevole e accattivante, motivo per il quale l’ho letto con molto piacere. Ancora complimenti e ad maiora!