L’informazione della violenza

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Ricominciato l’anno scolastico, si riapre la stagione delle manifestazioni studentesche. In occasione di queste giornate l’edificio scolastico appare quasi svuotato e, tra chi decide di manifestare per convinzione e chi invece, altrettanto convinto, sceglie di godersi una giornata di vacanza, sono pochi quelli che frequentano ugualmente le lezioni. Eppure mi è parso di notare che quest’ultima categoria stia crescendo sempre di più e, mi è stato riferito, che i manifestanti siano sempre meno. E dire che i motivi di indignazione non mancano di certo: per citarne uno, la proposta Aprea sulla privatizzazione delle scuole pubbliche. Che sia venuta voglia a tutti di studiare? Io non credo.

Ciò che mi colpisce delle manifestazioni è il sapore amaro della violenza che si lasciano dietro. C’è una parola in particolare che finisce sempre per rimbalzare sui titoli di giornali, ed è “scontri”. Lo scontro con le forze dell’ordine diventa il fulcro della manifestazione, accendendo aspri dibattiti tra chi difende l’una o l’altra parte. Da quanto riportano i mass media sembra quasi che lo scopo del manifestante sia quello di picchiarsi con la polizia. Ma penso di avere un minimo di ragione se vi dico che non ho mai incontrato un ragazzo che sceglie di unirsi al corteo per farsi del male. Ovviamente mi riferisco alla massa. E’ innegabile che esitano minoranze, come quelle dei Black Bloc, che approfittano dell’occasione per generare scompiglio a danno di coloro che invece vorrebbero poter manifestare in modo pacifico.

Ed è proprio sulla violenza del singolo che gioca il sistema dell’informazione per stornare l’attenzione da quello che ritengono sia il vero problema, cioè la presenza di migliaia di persone che condividono lo scontento o l’indignazione per una certa situazione. Un gioco condotto in modo talmente abile che quasi non ci accorgiamo di quella mezza verità che ci viene propinata. Ci tengo a precisare che non parlo per partito preso, anzi, non avendo mai partecipato ad una manifestazione mi limito a riportare ciò che ho osservato. Di articoli ne ho letti tanti e basandomi sul loro contenuto mi è parso che riportassero sempre le solite frasi fatte, del tipo “studenti in piazza contro il governo” e “gli studenti manifestano contro il ministro Caio” ma senza mai entrare nei particolari.

Quello che però mi ha lasciato davvero l’amaro in bocca è stato il commento post-manifestazione di un amico che mi ha detto che alla fine quel poco di violenza che c’è serve per apparire sui giornali. Ma allora come si fa a non perdere la speranza se l’unico modo per avere un minimo di attenzione è ricorrere alla violenza?

Federica La Terza

Ogni riccio è un capriccio, un'idea e una curiosità. Il bisogno di andare oltre la superficie, oltre ciò che appare, mi ha spinto a coltivare a livello accademico il mio interesse per la scienza. Di fronte a tutto ciò che passa sotto la lente di ingrandimento della mia curiosità, cerco sempre di ricordarmi che per trovare risposte bisogna fare le giuste domande.

  • Jessica C.

    La cosa che dovrebbe fare indignare è perché i giornali mettano più in risalto i fatti dove ci siano la violenza, gli scontri e quant’altro. Chiaramente non dico che non debbano raccontare questi fatti perché sarebbe sbagliato non raccontare niente ma dico, perché non mettere in risalto anche i fatti più pacifici? Ora non è che debbano mettere in prima pagina il centenario di una signora qualunque e non questi fatti, ma non capisco perché debbano enfatizzare la dinamica degli scontri e non le ragioni reali per cui i ragazzi e gli insegnanti manifestano (sempre nella neutralità e nel realismo dei fatti, senza scendere nella politica o nel pathos). Dato che i mass media hanno un’influsso sulle opinioni e sulle coscienze delle persone molto forte, non capisco perchè non trattino alla stessa maniera delle manifestazioni pacifiche in cui non succede niente, ma che comunque manifestano per dei diritti molto importanti e mettere in risalto le tematiche delle medesime. Vogliamo scommetterci che se mettono in risalto alla stessa maniera le manifestazioni pacifiche, magari le persone si convincono che possono manifestare senza creare i famosi scontri?!? Ora è chiaro che ogni individuo si renda conto delle azioni che compie e che se ne assuma le responsabilità (non credo che la maggioranza delle persone non sappia cosa succede se lancia pietre o estintori, credo che ne siano ben coscienti e ho sempre pensato che i Black Block creino i disordini apposta, per dei fini più loschi) ma dato che ultimamente c’è un malcontento e uno sconforto generale che ultimamente porta a dei pensieri in cui per raggiungere l’ideale di libertà contro i soprusi ci sia solo la reazione violenta (l’esempio più lampante che mi viene in mente è “Il Bombarolo” di Fabrizio de André), vorrei che si evidenziasse invece che anche senza usare le mani o le bombe si possa riuscire a raggiungere i propri obbiettivi, come chi pratica il dissenso civile. Certamente gli effetti non saranno brevi, ma sarebbe un’ottima risultato sapere che anche senza violenza si possono ottenere dei diritti.

    • Federicaa

      Hai capito esattamente quello che voleva essere il messaggio del mio articolo!
      Io penso che si chiami incoerenza. Non riesco a credere che un giornalista non manifesti, che non abbia ideali per cui combattere. Eppure, da qualunque parte stia (e ci tengo a sottolinearlo), cerca di stornare l’attenzione su un unico aspetto. Ma così facendo non si può più parlare di informazione, perchè questa viene inevitabilmente manipolata per mostrare solamente una faccia della medaglia.