L’Iran funesto e la libertà

0

Intervista a H., ragazzo originario del Paese degli aerei di non ritorno

Un iraniano a Catania: come sei arrivato qui? Qual è la tua storia?
Mio zio, iraniano, venne a studiare a Palermo. Mio nonno nel venirlo a trovare s’innamorò della Sicilia, e qui comprò casa per passarvi l’estate. Quando scoppiò la Rivoluzione mio padre era in Italia e non sapeva che non vi sarebbe mai più ritornato: sperava in un fatto momentaneo, voleva tornare al più presto, cosa che non si concretizzò mai. Perciò decisero di ricominciare da qui: mio padre iraniano, mia madre austriaca… ed io, italiano.

Com’è scoppiata la Rivoluzione iraniana e perché?
Il fenomeno rivoluzionario è stato lo stesso di Libia ed Egitto: nel 1978 il popolo si è rivoltato (o è stato spinto a farlo) contro una monarchia sempre più potente: il caos è nato dalla deposizione dello Scià, a cui si sono sostituiti gruppi anche estremisti e terroristici, come l’Isis.
Ma le questioni erano (e sono) più ampie. Riguardavano ad esempio problemi interni come gli sprechi economici, l’estradizione dei prigionieri, o esteri, come lo sfruttamento del petrolio iraniano o l’acquisto di armamenti in America. Oggi l’Iran è un paese senza opposizione, una dittatura teocratica mascherata da repubblica che la mia famiglia ha scelto di non appoggiare.

Cosa succederebbe se tornaste in Iran?
Saremmo molto a rischio, potrebbero trattenerci in aeroporto e non farci più tornare anche se abbiamo passaporti della comunità europea, perché il governo rimane sempre informato su di noi, dall’acquisto dei biglietti in poi. Inoltre non siamo islamici, e questo è un’aggravante a nostro carico.

Uno Stato che Iran-Teheran -20141012103906per i suoi ribelli ha biglietti di sola andata o ritorno, dunque. Qual è la tua religione?
La Fede Bahai. Consiste nel credere in un Dio, Bahaullah, che mandi i suoi profeti nella storia e nel mondo. E’ una religione unitaria che include e accetta le altre. Non è, difatti, la religione dell’Iran, che è dichiaratamente islamico; i bahai oggi non possono professare liberamente la propria fede.

 Com’è la vita quotidiana di un iraniano? Percepisce o lamenta le differenze con l’Occidente?
Tutto quello che so dell’Iran lo devo ai miei genitori. Loro vengono da un periodo del tutto diverso, quello in cui era uno Stato moderno, libero e tollerante, persino più dell’Italia, in cui passavano le vacanze. Prima della Rivoluzione le iraniane andavano in giro in gonna e senza velo: i miei rimanevano addirittura stupiti, andando in Sicilia, del fatto che lì le donne lo portassero.

 Non ti chiederò né di Parigi né di Bruxelles, perché non sono colpe tue né del tuo popolo. Piuttosto, quali pregiudizi nei confronti dell’Oriente ti sei trovato a smontare? Quali luoghi comuni hai confermato, invece, della tua idea sugli occidentali?
Mi è difficile rispondere perché sono nato e cresciuto in Italia, quindi non ho un vero e proprio ideale di Occidente: credo di averne un’idea occidentalizzata, come dell’Oriente. Prima degli anni ’70 non c’erano grandi differenze tra l’uno e l’altro: l’estremismo e le radicalizzazioni sono fatti relativamente moderni.

 Migliaia di ragazzi lasciano ogni anno l’Italia per studiare all’estero perché credono che il nostro sia un Paese arretrato. Pensi che non abbi_DSC0705ano “visto abbastanza” o che abbiano le loro relative ragioni?
Io stesso andrò a studiare all’estero, quindi sarò parziale. Se pensi che invece mio zio si è mosso dall’Iran per andare a studiare a Palermo, capirai come una volta le cose andassero diversamente. L’Italia è un Paese ricco di Storia, potrebbe essere il massimo a cui aspirare, se venisse valorizzato come allora.

 Quale senti di più come tuo Paese? Cosa ti lega all’Iran e cosa ti manca?
Mi sento persiano. Quando mi chiedono da dove vengo rispondo sempre Iran, anche se non ci sono mai stato. Sono cresciuto in Italia ma ascoltando le storie che i miei genitori mi raccontavano sulla Persia.

 Cos’è la libertà?
Mi cogli alla sprovvista, non saprei. La libertà potrebbe essere…essere liberi. Potrebbe rappresentare in parte quello che dice la mia religione: fare quello in cui si crede senza disturbare gli altri.

Sabrina Sapienza

Scrittrice nel tempo-libro, a tempo perso, nel tempo disperso, nottetempo, in tutti i tempi dell’indicativo, in tempi di gloria, ai tempi del colera e delle mele, ma senza disdegnare l’altra frutta che tinge d’incanto i mercatini del bello e del vero; scrittrice, ad ogni modo, a modo mio.