L’Italia dei furbetti

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Simona, libera e bella professionista di 32 anni, ha cominciato male il nuovo anno. Single, colpita duramente dalla crisi, in difficoltà ad arrivare alla fine del mese ma sempre puntuale alle scadenze fiscali, la sera del 31 dicembre 2011 è stata trascinata da un’amica in un golf club per una cena con gente venduta come “interessante”. Così si è ritrovata seduta a un tavolo accanto a un uomo grasso e volgare, accompagnato dalla consorte, che dopo 2 bicchieri di vino si è autoincensato raccontando quanto è ricco e figo, dopo 4  ha confidato al megafono che i suoi soldi sono al sicuro in Svizzera e dopo 6 bicchieri ha fatto alla povera Simona una battuta lasciva che preferiamo non riportare. Apriti cielo.

Per tutto questo e altro ancora
Già disgustata e arrabbiata per la piega che aveva preso la serata – lei così desiderosa di divertirsi e di essere spensierata almeno per qualche ora –, oppressa da una vita faticosa in cui annaspa cercando di tenere la testa fuori e indignata per le tante ingiustizie sociali, per la corruzione dei politici, per il parassitismo diffuso in Italia, per le continue avance che subisce da parte di uomini sposati, per i tanti fallimenti sentimentali alle spalle… Insomma, per tutto questo e altro ancora, Simona ha festeggiato facendo saltare il tappo alla bottiglia dei suoi infiniti dispiaceri e ha dato al grassone il benservito facendolo diventare piccolo piccolo per l’imbarazzo e l’umiliazione. Dopo ha cercato di godersi il resto della serata, ma – poco dopo la mezzanotte – al momento di pagare si è arrabbiata perché non le volevano rilasciare lo scontrino. È tornata a casa, gonfia di amarezza.
Già, perché Simona proprio non ci sta quando sente di commercianti, taxisti, ristoratori, albergatori, baristi, professionisti che appena possono non fanno lo scontrino con la giustificazione che altrimenti non arrivano a fine mese. “Io faccio più fatica di loro ad arrivare a fine mese, eppure ho sempre pagato le tasse, seppure con grande sforzo – dice – Spesso non vengo pagata nei tempi stabiliti e non ho i soldi per adempiere ai miei doveri di contribuente, però faccio i salti mortali e verso il dovuto. Abito nel centro città in una piccola casa in affitto, ho rinunciato alla macchina, riduco al minimo le spese, quindi non sopporto gli evasori che piangono miseria e si lamentano delle troppe tasse e poi ostentano la loro ricchezza in tutti i modi possibili. No, non ci sto”.

E lo scontrino non si fa
Forse adesso, con il martellamento del governo e la sana indignazione mostrata da un sempre maggior numero di persone non più disposte ad accettare un simile “malcostume” italiano, le cose stanno cambiando e un cittadino onesto prova meno imbarazzo a chiedere lo scontrino. “Una sera sono andato con alcuni amici nella pizzeria di una persona, molto simpatica e gentile, conosciuta in palestra – racconta Marco –. Ci ha trattati con i guanti, offrendoci persino dolce e limoncello. Ma al momento di pagare mi comunica l’importo a voce, sottolineando che mi aveva fatto un prezzo di favore, ed io, imbarazzato e impotente, ho fatto a meno dello scontrino per non offenderlo”.
Per non offenderlo, vi rendete conto? A quanti di noi è capitato di non osare chiedere lo scontrino a un amico o a una persona che ti tratta come se tu fossi la persona più importante del mondo? Quante volte non ci siamo fatti rilasciare la ricevuta fiscale dal dentista in cambio di uno sconto di 50 euro, rendendoci di fatto complici di atti di evasione fiscale? “Poi non indigniamoci – dice Cristina, operaia – se un tassista o un gioielliere dichiarano mille euro al mese, che è più o meno quanto prendo io. E’ assurdo vergognarci di richiedere lo scontrino, magari per paura di urtare i sentimenti di chi si mostra particolarmente gentile e disponibile nei nostri confronti”.
“Di recente, dopo una cena al ristorante – continua Cristina – mi è stato presentato l’importo su un pezzetto di carta: 50 euro. Ho chiesto la ricevuta e il proprietario mi ha detto che mi aveva fatto lo sconto. Ho richiesto la ricevuta e quando finalmente, con aria molto seccata, me l’ha data ho visto che il conto era di 51 euro. Alla faccia dello sconto!”.
“Ma non è giusto che adesso dobbiamo metterci a fare i poliziotti – lamenta Paolo, impiegato – Il proprietario del bar dove ogni giorno prendo il caffé non mi rilascia quasi mai lo scontrino e io non ci faccio neanche caso. È un mio amico, quei 10 minuti trascorsi lì a scambiare qualche battuta per me valgono di più”.

Altri gesti di inciviltà
“E invece – ribatte sua moglie Silvia – è giusto invertire la tendenza, anche se per questo dobbiamo farci forza. Se richiediamo lo scontrino o la ricevuta esercitiamo un controllo sociale, ‘educhiamo’ a non evadere, esprimiamo la nostra disapprovazione per un atto incivile che lede gli interessi di tutti. Anni fa i cani facevano liberamente i loro bisogni per la strada e i padroni non si vergognavano, adesso invece gli sguardi di disapprovazione lanciati al proprietario che non raccoglie la cacca depositata davanti a un portone o a una vetrina sono così imbarazzanti che si fa più attenzione a non sporcare. Così come è giusto che vengano stigmatizzati – e lo sono sempre di più, fortunatamente – altri gesti di inciviltà quali gettare cartacce per terra o fumare dove non si deve. E’ una questione di abitudine, finora ci siamo abituati male”.
Certo non è facile fare i bravi cittadini quando i soldi sono pochi. Il bisogno di risparmiare prevale su tutto. “Tempo fa ho avuto un problema al ginocchio che mi ha costretto ad andare da un ortopedico privato per risolvere in tempi rapidi il problema – dice Francesco –.  Al momento di pagare, la segretaria, imperturbabile, mi ha chiesto 150 euro con la ricevuta o 120 senza. Io, che già sono con l’acqua alla gola e proprio non ci voleva questa spesa imprevista, ho scelto la seconda soluzione. Mi sono vergognato un po’, ma quei 30 euro ‘risparmiati’ per me sono tanti”. Se invece potesse detrarre quella fattura…

Articolo tratto da Dimensioni Nuove

Cogitoetvolo
  • AnimaePartus

    E’ impressionante la quantità di persone che evadono nell’ambito delle tasse universitarie e delle autocertificazioni rilasciate dal CAF. Gente, e parlo per esperienza, che inserisce stabilmente il numero “0” alla voce “patrimonio mobiliare”. Per intenderci, si tratta di persone con genitori professionisti e decisamente benestanti che dichiara di non avere neanche un centesimo in banca. Stranezze della vita!