L’omofobia è un luogo comune?

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Dopo aver condiviso sulla nostra pagina Facebook un video contro la discriminazione delle coppie omosessuali, siamo stati accusati di essere schierati dalla parte del «pensiero unico». La nostra risposta.

Qualche giorno fa abbiamo pubblicato sulla nostra pagina Facebook un video contro la discriminazione delle coppie omosessuali. Lo abbiamo fatto con convinzione, certi che chiunque avrebbe compreso e condiviso il messaggio: il rispetto che fin da piccoli abbiamo imparato a portare verso le persone di colore, di differente idea politica o differente religione, quel rispetto lo dobbiamo portare anche e soprattutto verso gli omosessuali, perché non hanno nulla che li renda «meno persone» degli eterosessuali. Tuttavia, la reazione di molti nostri lettori ci ha colti impreparati. Commenti e messaggi di utenti scandalizzati e delusi si sono susseguiti per tutta la giornata, a tal punto da imporci di chiarire la posizione del nostro sito in merito alla questione.

Una premessa deve essere fatta. Come vi sarete accorti, da ormai un anno la direzione del sito è cambiata: molte cose sono rimaste invariate, su tutte il nostro approccio ragionato e approfondito, altre sono diverse. Ci sono nuovi redattori, nuovi collaboratori, nuove sezioni, ma soprattutto una sensibilità diversa riguardo a determinate tematiche. In passato, alcuni articoli apparsi su Cogito et Volo avevano preso una posizione netta riguardo agli omosessuali. L’attuale Redazione crede opportuno prendere le distanze da quella posizione. Lo diciamo chiaramente, in maniera non fraintendibile: l’omosessualità non è una «situazione estrema» o tanto meno «contro natura», è pienamente «naturale» e come tale merita di essere vissuta nella più piena serenità e libertà. Siamo profondamente convinti che vincere la discriminazione nei confronti degli omosessuali, al pari del razzismo nei confronti dei migranti, sia uno dei grandi mali del nostro presente. Questi esempi di infondata violenza verbale e a volte fisica ci dimostrano quanta strada ancora ci sia da fare per arrivare ad una società giusta, rispettosa, accogliente e plurale. In molti ci hanno anche accusato di essere schierati dalla parte del «mainstream» e del «pensiero unico» e per questo motivo hanno scelto di smettere di leggerci. Ne siamo dispiaciuti, ma non ci pare che sostenere il rispetto dovuto a tutte le persone, anche e soprattutto a quelle omosessuali, si possa ritenere un «luogo comune». Al contrario, vincere i pregiudizi e la paura del «diverso» è la grande sfida controcorrente che questo nostro progetto intende portare avanti con coraggio.

Infine, ci siamo resi conto di come la parte del video in cui si cita la religione cristiana abbia causato in molti fastidio e indignazione. Riconosciamo la necessità di un mea culpa, perché non è nostra intenzione difendere i diritti di qualcuno ledendo la sensibilità di qualcun altro. Chiediamo scusa a chi ha visto nel video una demonizzazione della religione cristiana. Questo è un grande e doloroso luogo comune che va assolutamente sfatato: cristianesimo e omosessualità non sono una contraddizione, non sono un «aut aut», ma possono perfettamente coesistere. Dopotutto è stato lo stesso Papa Francesco ad affermare che «bisogna accogliere e accompagnare le persone omosessuali, perché Gesù farebbe così». La religione cristiana si basa su un comandamento imprescindibile: «ama il prossimo tuo come te stesso». Non è specificato quali categorie di persone non facciano parte di questo «prossimo», perché il prossimo sono tutti gli esseri umani che ci circondano. I bravi cristiani dunque amano, accolgono, ascoltano e comprendono; quelli che invece giudicano ed escludono chi ritengono «non degno» della fede sono i farisei, contro i quali Gesù si è più volte scagliato nel Vangelo. E parlando di farisei non dimentichiamoci l’altro precetto fondamentale: «chi è senza peccato scagli la prima pietra». Nel dialogo è sempre utile partire da questa posizione: chi siamo noi per giudicare e colpevolizzare il prossimo, anche se percepito come «diverso»?

Vorremmo concludere questa riflessione con una bella testimonianza riportataci da una nostra collaboratrice, che ci mostra come si possa essere omosessuali e cristiani, senza essere per questo giudicati, esclusi o incoerenti. Per correttezza, manterremo l’anonimato delle persone in causa. C’è una parrocchia in cui uno dei catechisti è un ragazzo omosessuale: tutta la comunità lo sa e nutre per lui grande stima e rispetto, per la passione con cui porta i bambini sul cammino della fede cristiana. Nessuno ha mai puntato il dito contro di lui né contro la parrocchia. Prendiamo esempio: si depongano le armi e le urla e si accetti la bellezza di quel confronto e di quel percorso di dialogo che in molte piccole realtà già esiste. Un percorso sicuramente difficile, tortuoso e per questo lento. Eppure rimane l’unica strada percorribile: rispetto, dialogo e amore. Siamo in cammino. Teniamoci dunque per mano e costruiamo ponti, invece che muri.

Quanto avvenuto sulla nostra pagina Facebook in questi giorni ci ha colpiti e ci ha fatto pensare molto. Alcuni redattori hanno scelto di intervenire sul tema. Di seguito trovate i loro pensieri. In particolare, siamo stati molto felici di poter condividere la storia di una ragazza lesbica, che ringraziamo con tutto il cuore. Spesso chi critica o attacca lo fa senza nemmeno conoscere le motivazioni e i sentimenti dell’altro, senza avere nemmeno provato ad immedesimarsi in lui. Lo abbiamo ripetuto e continueremo a farlo, sperando di essere ascoltati: rispetto e dialogo, soprattutto riguardo a tematiche delicate come queste, sono necessari.

So bene di cosa parlo quando pronuncio la parola «omofobia». Credo siano passati ormai sette o otto anni da quando una delle mie più care amiche ha fatto coming-out. Non che non ce ne fossimo accorte, io e le altre amiche del nostro gruppetto; era chiaro che provasse più che amicizia per quella ragazza, era palese. Non è stato per noi un grande scandalo: non nego che la prima volta che le ho viste baciarsi mi abbia lasciata un po’ stranita, ma non contrariata e di sicuro non schifata. Era semplicemente una novità, una sorpresa. Ma era un puro gesto d’amore e d’affetto, una normale effusione quotidiana. Avrei voluto che tutte le persone che la circondavano fossero state altrettanto comprensive. Non è stato così ovviamente: l’indignazione iniziale della famiglia, quei tremendi «mi hai delusa», gli sguardi di rimprovero; i professori carichi di disappunto, gli attriti nati nell’ambito parrocchiale che tutte quante frequentavamo, le occhiate della gente. E ancora c’è chi parla «dell’amichetta», «dell’amica del cuore», «dell’amica speciale», senza aver il coraggio e l’onestà di chiamarla «la sua ragazza», «la sua fidanzata». Ricordo quanto sia stato difficile per me, confidare ai miei genitori che una delle mie migliori amiche fosse lesbica. Non oso nemmeno immaginare quanto lo sia stato per lei.

Questa è «omofobia»: far sentire una persona costantemente inadeguata, farla sentire sbagliata, impedirle di occupare con piena dignità uno spazio in questo caotico mondo, farla vergognare di se stessa; far credere ad una persona di essere un mostro contro natura perché ama una persona dello stesso sesso. Sbagliare ad amare. Come è possibile?

Fortunatamente la mia amica è una forza della natura, una ragazza coraggiosa che pretende a gran voce di essere libera di amare. Perché in fondo è di questo che parliamo. Parliamo di Amore. Principio regolatore dell’Universo, fondamento di ogni religione, fondamento di ogni società, scintilla vitale. E l’Amore vero abbatte ogni differenza, ogni contrasto. «Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi.» L’essenziale è invisibile agli occhi. Lei è stata per me un esempio e anche se lo dico con le parole di Moulin Rouge, questo è quello che lei mi ha insegnato: «The greatest thing you’ll ever learn is just to love and be loved in return».

Il video in questione esplora in maniera forte ma efficace il nostro concetto di «normalità»: una categoria che utilizziamo spesso nei nostri rapporti sociali, senza renderci conto di quanto sia divisiva e ipocrita. L’idea stessa di «normalità», infatti, implica la contrapposizione con una «diversità», necessariamente deviata e aberrante. Che cos’è la «normalità»? È l’idea perfetta che ci facciamo di noi stessi, l’armatura di superiorità che ci difende dai pericoli del mondo. Nel concreto, la «normalità» non esiste. Nel concreto siamo tutti imperfetti, con i nostri piccoli peccatucci, le nostre ossessioni, i nostri sogni e le nostre illusioni. Il video lo spiega in maniera inequivocabile: smettiamola di utilizzare il concetto fuorviante di «normalità». Utilizziamo, piuttosto, il concetto di «persona», che ci unisce e ci accomuna. «Persona» è ogni essere umano, indipendentemente dal colore della sua pelle, dalla sua intelligenza, dal suo orientamento sessuale, dalla sua educazione, dalla sua condizione fisica. Questo è l’unico modo in cui la «natura», che tanto amiamo chiamare in causa, ci ha definiti: diversi nelle forme e negli atteggiamenti, unici nella sostanza. Siamo tutti «persone», che amano, vivono e sognano insieme, condividendo gli stessi diritti.

Speriamo che questi nostri pensieri possano essere utili al dialogo e alla riflessione. Ci sono tanti temi legati alla complessità della questione che non abbiamo trattato. Non intendiamo farlo perché non spetta a noi esprimere un giudizio in materia. Noi partiamo dal presupposto che un omosessuale è «persona» in tutta la sua pienezza e come tale condivide tutti i diritti riconosciuti ad ogni essere umano. Su tutti, il diritto ad essere felice. Non si tratta di un’opinione, ma di una verità, che vorremmo finalmente accettata e condivisa. Noi non possediamo le competenze per andare oltre. Lasciamo a sociologi, educatori e giuristi il compito di trarre le conseguenze di questa affermazione.

Cogitoetvolo

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