L’ora più buia

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Ben 6 le candidature agli Oscar per questo film che racconta i primi giorni da Primo Ministro di Winston Churchill

I primi giorni dell’elezione di Winston Churchill alla carica di Primo Ministro britannico sono cruciali per il destino dell’intera Europa. Si potrebbe dire che questa edizione degli Oscar abbia come tema la Seconda Guerra Mondiale e in particolare un momento storico, che avrebbe potuto cambiare drasticamente la storia. Insieme a Dunkirk di Christopher Nolan, L’ora più buia racconta i giorni drammatici dell’invasione della Francia da parte dell’esercito nazista, che costringe le truppe degli Alleati a radunarsi a Dunkerque, in attesa di essere evacuati, mentre la morsa dell’esercito tedesco si stringe sempre di più, pronta ad annientarli. La pellicola firmata da Joe Wright ci racconta invece che cosa accade in patria, in Inghilterra, dove il parlamento è diviso in due dalla prospettiva di avviare le trattative di pace con la Germania e il popolo è ignaro di ciò che accade al di là dell’isola.

L’ora più buia allude proprio ai minuti in cui Winston Churchill si trova a dover affrontare un’impresa politica di fronte alla quale pochi leader vengono a trovarsi. Lui, eletto da pochi giorni per sostituire Neville Chamberlain, vede il suo stesso partito conservatore tramare per destituirlo, cercando di spingerlo ad avviare le trattative con i tedeschi. Il Re Giorgio VI, raccontato mirabilmente ne Il discorso del re, ha un atteggiamento scettico nei suoi confronti e l’opinione pubblica è completamente all’oscuro del pericolo in cui versa la nazione. Winston Churchill è solo e deve trovare il modo di evitare di perdere l’esercito a Dunkerque e allo stesso tempo deve prendere una decisione risolutiva sul ruolo del Paese nel conflitto mondiale.

Winston Chruchill non era l’uomo che i britannici avrebbero voluto alla guida dell’Inghilterra. Ed è così che Joe Wright decide di raccontarcelo, come un uomo che si trova a dover fare il leader e a operare decisioni di cui nessuno avrebbe voluto prendersi la responsabilità. Nell’interpretazione magistrale di un quasi irriconoscibile Gary Oldman, di Winston ci viene rivelato tutto, dalla quotidianità fatta di alcol a colazione, agli infervorati discorsi che fa trascrivere alla sue segretaria – interpretata da Lily James – alla tenacia con cui rifiuta più volte di scendere a patti con Hilter, che lui chiama l’imbianchino maledetto. Il merito è sicuramente del trucco di Kazuhiro Tsuji ma non solo, perché la recitazione di Oldman colpisce soprattutto per la sua gestualità: il Primo Ministro inglese smette di essere un personaggio e il film ha la potenza di un documentario in termini di realismo. A tratti lo si odia e a tratti è un eroe romantico, che vede in questa guerra l’unico modo per difendere le proprie radici e la propria terra.

Il tema della guerra non viene però pienamente incensato di patriottismo, nonostante si abbia questa sensazione in alcune scene del film. Allo spettatore contemporaneo, i discorsi di Churchill non sembrano appartenere ad un’epoca così lontana, che credeva in altri valori. Perché in fondo Churchill è il primo ad intuire che non si può trattare con un dittatore e ad infuriarsi più volte, durante le sedute di gabinetto, perché ai totalitarismi non ci si deve piegare. C’è forse una lezione politica nella trama di questo film, o almeno uno spunto di riflessione, che si riassume in un gesto tanto banale quanto sconvolgente: il primo ministro parla con il popolo, cercando di sondare l’opinione pubblica. E così cerca poi di unire il parlamento, di eliminare per un attimo la linea di demarcazione tra i partiti, perché in tempo di crisi c’è bisogno di unità, anche nel prendere una decisione che comporterà la perdita di vite umane. Soprattutto quando questa decisione riapre la ferita lasciata dalla Grande Guerra.

Quando impareremo la lezione? Non si può ragionare con una tigre, quando la tua testa è nella sua bocca!

Nella sceneggiatura di Anthony McCarten emerge la potenza comunicativa di Churchill, l’uso sapiente delle parole che non limitò soltanto all’oratoria politica. Le sue produzioni letterarie comprendono svariati saggi storici, un romanzo, due biografie e una serie di volumi che raccolgono le sue memorie della Seconda Guerra Mondiale. La sua attività di scrittore gli valse il Premio Nobel per la Letteratura nel 1953, «per la sua padronanza della descrizione storica e biografica e per la brillante oratoria in difesa dei valori umani». Sarà di buon auspicio per la candidatura di Gary Oldman come migliore attore?

Federica La Terza

Ogni riccio è un capriccio, un'idea e una curiosità. Il bisogno di andare oltre la superficie, oltre ciò che appare, mi ha spinto a coltivare a livello accademico il mio interesse per la scienza. Di fronte a tutto ciò che passa sotto la lente di ingrandimento della mia curiosità, cerco sempre di ricordarmi che per trovare risposte bisogna fare le giuste domande.