L’Orlando Furioso raccontato da Italo Calvino

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Come non sapere la trama del Furioso, all’apparenza semplice eppure molto intricata, in cui le vicende dei personaggi vanno intrecciandosi in un groviglio di fili che tuttavia Ariosto riesce meravigliosamente a tessere? Italo Calvino prova a guidarci in questa grande opera in cui si corre altrimenti il rischio di perdersi. Alla vicenda di Orlando, glorioso paladino senza macchia e senza paura dell’esercito franco, che si innamora della bella Angelica al punto da perderci il senno, si alternano quelle di Ruggiero e Bradamante, la cui unione è ostacolata da una serie di sfortunati eventi; di Rodomonte, fiero guerriero saraceno; di Astolfo, Olimpia, Medoro, Atlante e molti altri ancora. Tra incantesimi e creature magiche, Ariosto ci prende per mano nel grande girotondo dell’epica cavalleresca.

Prendere in mano un poema cavalleresco come l’Orlando Furioso implica l’essere catapultati in una realtà a dir poco mistica, in cui un forte credo religioso convive accanto alle arti magiche. Dobbiamo però mettere in conto che l’Ariosto scrisse in pieno Cinquecento, dove l’atmosfera generale della società era ben lontana da quella medioevale. Prendiamo ad esempio il nostro paladino Orlando, già presente della tradizione orale, che nella Chanson de Roland ci viene presentato come un guerriero casto e fermo nel suo dovere di combattente. Chiaramente la cosa non piacque ad Ariosto, né prima di lui a Boiardo, che dapprima lo fanno innamorare e poi addirittura impazzire, tanto da fargli dimenticare completamente il suo ruolo nella storia. Di fronte al modello quasi divino e ineccepibile proposto dalla tradizione, Ariosto ci presenta un uomo incredibilmente vulnerabile e sottomesso alle sue stesse emozioni. In fondo a lui che importa di mietere vittime in battaglia, quando c’è una bellissima principessa con cui può trascorrere il resto della sua vita? Una principessa che di angelicato ha solo il nome, che quasi si diverte a far impazzire d’amore gli uomini. Il suo cuore non si scalfisce finché non incontra Medoro, che prima guarisce da una grave ferita e poi sposa, con grande gioia del fortunato e sconforto di tutta la rappresentanza maschile del romanzo. Un personaggio femminile a dir poco rivoluzionario, proprio come quello di Bradamante, la feroce e invincibile guerriera che lotta per avere il suo grande amore Ruggiero. Ogni volta che i due riescono ad incontrarsi, ecco che il destino scende in campo per dividerli di nuovo. Sappiamo bene che tutti gli ostacoli saranno vani, scrive a questo proposito Calvino, che tutte le volontà estranee saranno sconfitte, ma ci resta il dubbio se ciò che veramente conta sia il lontano punto di arrivo, il traguardo finale fissato dalle stelle, oppure siano il labirinto interminabile, gli ostacoli, gli errori, le peripezie che danno forma all’esistenza. Insomma, prima o poi tutti noi giungeremo alla fine del nostro percorso, in un modo o nell’altro. Le nostre storie condividono lo stesso inizio e la stessa fine. Ciò che però rende ogni storia unica e irripetibile sono le scelte che facciamo, che ci portano a percorrere una strada piuttosto che un’altra, scelte che comportano il rischio di incontrare ostacoli. Ma come ci insegnano i nostri paladini, non c’è ostacolo che tenga se abbiamo in mente l’obiettivo da raggiungere.

Si può dire che a guidare i nostri personaggi verso le numerose peripezie non sia altro che la forza dell’amore, quel bisogno innato di amare ed essere amati. Ma non sempre c’è il lieto fine: ce lo dimostra la vicenda di Olimpia, abbandonata dal neo-marito su un’isola deserta. C’è un costante richiamo all’epica classica e alla mitologia, per cui Olimpia ricorda immancabilmente Didone e Arianna. Ariosto invita perciò le donne a diffidare sia degli uomini giovani che di quelli troppo maturi. Questo tentativo di evitare di tirarsi la zappa sui piedi non gli riesce poi tanto bene, ma se la cava con l’intramontabile consiglio del giusto mezzo. È un tipo simpatico, il nostro Ludovico, difficile da prendere sul serio. Sarà per il suo vizio di saltare di palo in frasca tra una vicenda e l’altra, che gli sarebbe valso il posto da regista di Beautiful. O forse è colpa dell’uso della rima alternata e baciata che dà un ritmo decisamente comico alla narrazione e piacevole alla lettura. Che dire del contributo di Italo Calvino? Io credo che sia indispensabile per accostarsi a un’opera così complessa senza correre il rischio di annoiarsi o crederla inaccessibile.

SCHEDA DEL LIBRO
Titolo: L’Orlando Furioso raccontato da Italo Calvino
Autore: Italo Calvino
Genere: Classici
Editore: Mondadori
Età minima consigliata: 16 anni
Pagine: 403
Federica La Terza

Una fonte inesauribile di idee che sprizzano fuori dalla mia testolina in una cascata di ricci. Ho tre grandi passioni di cui sono certa non riuscirò mai a fare a meno: la lettura, il karate e la pittura. Sono estremamente curiosa e assetata di conoscenza come una bimba nei suoi primi anni di vita. E come i bimbi ho un caratterino mica da ridere…