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Nelle sale italiane la prima parte del nuovo film di Sorrentino, che vede Toni Servillo nei panni di Berlusconi

È uscita il 24 aprile nelle sale italiane la prima parte di Loro, il nuovo film di Paolo Sorrentino tanto atteso dalla critica e dal pubblico, in quanto racconta un pezzo della vita di Silvio Berlusconi. La curiosità nei confronti di questo film è stata alimentata anche dal fatto che non gli sia stata fatta una grande pubblicità: un solo trailer con pochi fotogrammi, scarsi dettagli sulla trama. Di Berlusconi vengono raccontati gli anni dal 2006 al 2010, dalla crisi del suo matrimonio con Veronica Lario agli scandali sessuali. Ma il titolo lo dice chiaramente, i veri protagonisti sono loro, i personaggi che gravitavano intorno all’ex-premier. Imprenditori, escort e politici, dalle identità più o meno fittizie: sono loro a dominare la scena per gran parte della durata del film, seguendo le scie di droga che formano il legame tra sesso e potere.

Come per La grande bellezza, non è possibile delineare una trama. Sorrentino non è uno storyteller, le sue opere cinematografiche si compongono di suggestioni, che dividono tanto il pubblico, quanto i critici. Loro si apre con il ritmo narrativo delle serie-tv americane, seguendo il personaggio di Sergio Morra (interpretato da Riccardo Scamarcio e identificato nella figura di Giampaolo Tarantini), imprenditore tarantino che gestisce un piccolo giro di escort e che decide di trasferirsi a Roma, per arrivare a lui. Berlusconi viene solo nominato durante la prima ora del film, mentre si susseguono scene che mostrano l’ascesa di Morra, con un ritmo incalzante. A dare il tempo alla narrazione sono la droga e il sesso, in un display di corpi femminili pronti a vendersi pur di entrare nel mondo dello spettacolo. Ciò che ne risulta è uno scenario grottesco, quasi eccessivo: un enorme castello costruito sulla polvere bianca della cocaina. Rimane un senso di profondo disgusto, che Sorrentino riesce bene a trasmettere e che culmina nella scena in cui un camioncino dell’immondizia si ribalta di fronte al gruppo di escort che, insieme a Morra e a Kira (interpretata da Kasia Smutniak e identificata nel personaggio di Sabina Began), passeggiava di notte lungo i Fori imperiali in cui Berlusconi doveva passare in auto, con la sua scorta.

Nella seconda parte del film compare Silvio Berlusconi, interpretato da un magistrale Toni Servillo, che riesce a trovare il giusto equilibrio per rendere il suo personaggio una macchietta ma senza scadere in una comica caricatura. Che Berlusconi voglia essere rappresentato come una “maschera” lo si intuisce dal trucco pesante e deciso di Servillo ma non viene portato all’estremo, e questo in qualche modo lo rende ancor più simile all’originale. Il ritmo del mondo di Berlusconi non è lo stesso di Morra: il tempo scorre lentamente nelle scene della villa in Sardegna. Insieme a lui, una tristissima Veronica Lario, interpretata da Elena Sofia Ricci, che rivendica la sua dignità di donna ed è l’unico personaggio a vivere nella realtà, ad essere autentico.

Per Paolo Sorrentino il potere, in qualsiasi forma esista, è inestricabilmente legato al ridicolo. Nella sua filmografia fatta solo di potenti (in diverse forme, diverse ricchezze e diverse tipologie) sempre questi sono legati al grottesco, al comico e al risibile. Come se non ci potesse essere vessazione e possibilità di fare il proprio volere senza finire ad essere macchiette, i potenti come si muovono fanno ridere.

Come scrive Gabriele Niola su Wired, si può dire che Sorrentino abbia voluto mettere in luce il lato ridicolo del potere. Lo si capisce molto bene dagli eccessi di alcune scene, tanto surreali quanto metaforiche, ma sempre con una fotografia incredibile di Luca Bigazzi, elemento comune di molti film del regista. Le reazioni che ha suscitato nella critica sono state le più svariate: per alcuni è un capolavoro, per altri l’inizio della fine, per altri ancora un occhiolino a Berlusconi. C’è anche chi sospende il giudizio, in attesa di vedere la seconda parte, che arriverà nelle sale italiane il 10 maggio.

Federica La Terza

Ogni riccio è un capriccio, un'idea e una curiosità. Il bisogno di andare oltre la superficie, oltre ciò che appare, mi ha spinto a coltivare a livello accademico il mio interesse per la scienza. Di fronte a tutto ciò che passa sotto la lente di ingrandimento della mia curiosità, cerco sempre di ricordarmi che per trovare risposte bisogna fare le giuste domande.