Loro c’erano, noi ci siamo, e voi ci siete?

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“Qui la ‘ndrangheta non entra. I Comuni calabresi ripudiano la mafia in ogni sua forma”. Questo è il messaggio sulla soglia degli uffici comunali di Cutro. Parole forti, ricche di aspettative per un’istituzione nella quale, purtroppo, ormai non crede più nessuno. Lo scopo dell’associazione “Libera” è proprio questo, sradicare la convinzione che in Italia a nessuno importi della lotta alle mafie.
“Libera Terra” organizza, ormai da diversi anni, campi estivi di volontariato nelle aree più colpite dal problema della criminalità organizzata. Il maggior impegno che mi è stato richiesto in uno di questi campi a cui ho partecipato, era lavorare manualmente sui terreni confiscati alla mafia. Prendendo parte alla risistemazione di campi arati, frutteti, cascine e parchi precedentemente utilizzati come punto di ritrovo dai clan cittadini, ho partecipato alla “rinascita” fisica e ideologica di Cutro. E’ un gesto sano, potente, autorevole. Un aiuto concreto – che forse è quello in cui siamo un po’ più carenti – per migliorare il Paese in cui dobbiamo vivere. Ci si sente investiti di una grossa responsabilità, si fa parte di un qualcosa di più grande di noi, che va oltre la quotidianità alla quale siamo abituati. Ma, si sa, quanto più è grande il peso da sopportare, tanto più soddisfacente è la ricompensa.

Sono tre le cose che ho imparato in questi campi, i tre principi fondamentali della lotta alle organizzazioni criminali.
Uno: Non devono esistere pregiudizi. La mafia non si trova solo in alcune zone, e non ne è la caratteristica peculiare. Nessuno è autorizzato a sentirsi escluso da questo problema, riguarda ogni singolo individuo di ogni regione.
Due: Combattere la mafia non è un’impresa impossibile. Don Luigi Ciotti (Presidente di Libera) dice: “Sono stato testardo e ostinato e continuo a esserlo. Ogni sopruso subito ha accresciuto in me la consapevolezza di aver fatto la scelta giusta: conservare dignità e libertà, proprio quello che si perde quando si scende a patti con la mafia”. Esempio lampante di quanto la tenacia e la caparbietà abbiano prodotto buoni frutti. Don Luigi Ciotti ha iniziato dalle fondamenta, ora tocca a noi continuare la costruzione. Mattone dopo mattone, con fatica e impegno, si raggiungeranno risultati inimmaginabili.
Tre: In questo percorso verso la legalità non siamo soli. Parlando con Carolina Girasole, sindaco di Isola Capo Rizzuto (Crotone), si ha la piacevole sensazione di essere accompagnati passo a passo in questa impresa che sembra quasi titanica. Ogni persona che partecipa è un fiore prezioso, un anello senza il quale questa enorme catena non reggerebbe. Ci si fa forza a vicenda nei momenti difficili, quando sembra che tutto il lavoro fatto non abbia portato alcun giovamento. E’ come una grande famiglia, un enorme gruppo di compagni uniti dall’interesse comune di salvare la bellezza del nostro Paese.
Un tempo la gente e le comunità erano spinte a non intervenire, come avrebbero voluto i princìpi della mafia. La totale sottomissione di ogni cittadino, la riduzione al silenzio e all’omertà, così da poter agire indisturbati. Oggi non è più così. Si ha la possibilità di aderire a tantissimi progetti, di essere presenti a manifestazioni, di portare sostegno e conforto agli accusatori di mafia nei processi penali. Si può essere partecipi di un sistema positivo e pulito.

29 Luglio-5 Agosto 2012: Campo “Libera Terra” di Cutro. Un parco è stato rimesso in sesto, una cascina liberata dai detriti, un campo pulito e diserbato. E ventuno ragazzi hanno imparato cosa vuol dire “trovare il proprio posto nel mondo”. Io c’ero.
Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Rocco Chinnici, Libero Grassi, Peppino Impastato, Vito Ievolella, Giovanni Lizzio, Antonio Montinaro, Roberto Antiochia… Loro c’erano, noi ci siamo, e voi ci siete?

Articolo scritto da Benedetta Massari

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